Editoriale: l’insostenibile leggerezza del prezzo

Nicola Ligas -

Nella giornata di ieri, è stato reso noto che la società che gestisce i noti e-store Stockisti e Console Planet è accusata, in seguito alle indagini della Polizia Postale e dell’ufficio delle Dogane di Roma, di associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale (fonte). I numeri sono ingenti: oltre 50 milioni di euro di evasione fiscale; ma non sono qui per fare un processo sommario, che già sta impazzando per il web (e con esiti non sempre predicibili).

Ci penserà la giustizia a fare il suo corso ed emettere i suoi giudizi. Ritengo che una facile polemica sarebbe da ipocriti, quando fino al giorno prima anche noi segnalavamo loro offerte, ed inoltre non c’è ancora alcuna sentenza. A questo proposito, in futuro continueremo a selezionare in modo sempre più stringente gli store online dei quali riporteremo le promozioni, anche a scapito della varietà. Detto questo, una notizia del genere offre comunque alcuni spunti di riflessione ulteriori, ed è su quelli che vorrei concentrarmi ora.

Anzitutto ci piace risparmiare. Sarebbe assurdo dire il contrario, ma in Italia abbiamo una spiccata propensione alla “furbizia”. Ci galvanizza pagare un prodotto molto meno del suo prezzo di listino, senza chiederci il perché. Quel che conta è acquistare al prezzo più basso possibile. È un po’ questo il motivo per cui i prodotti cinesi d’importazione impazzano da noi, molto più che in altri mercati. Perché danno all’acquirente quel senso di esaltazione che solo l’aver “fregato il sistema” può dare, pagando un giusto prezzo per cose che gli altri pagano il doppio.

Il discorso devierebbe facilmente sulla pressione fiscale italiana, ma addurla come scusante non la rende tale. Su internet in particolare, che da sempre vive in uno stato da “acque internazionali”, vige la regola che se l’utente percepisce una qualche forma di ingiustizia è suo diritto aggirarla con ogni mezzo. Dal download degli MP3 allo streaming della serie A, di esempi ce ne sono a dozzine, e ciascuno potrà trovarne alcuni a sé familiari. Ho già detto che non mi piace l’ipocrisia, e quella di chi cerca di giustificare l’ingiustizia (vera) come conseguenza di altre ingiustizie (presunte) è una di quelle che personalmente trovo più irritanti, quantomeno in assenza di regime.

Le conseguenze, se mai ci saranno, riguardano sempre gli altri, un po’ come tutte le cose brutte della vita. E sia chiaro che la vicenda di Stockisti non è che una goccia nel mare. Ricordate Zion Smart Shop? – tanto per citarne uno. Già, perché cosa succede quando uno store viene chiuso per mano della legge? Una risposta univoca purtroppo non c’è, ma solitamente non sono buone notizie per gli acquirenti. Secondo il codice del consumola garanzia è a carico, in prima battuta, del venditore. Venendo meno quest’ultimo, ci si rivolge al produttore, ed è qui che le cose possono farsi difficili. Sì perché il produttore non è obbligato a riconoscere la garanzia ad ogni costo, in base a delle condizioni di base variabili da un produttore all’altro. In particolare, i prodotti d’importazione rappresentano spesso un motivo per cui il produttore rifiuta di fornire gratuitamente assistenza. E come probabilmente già saprete, i dispositivi di Stockisti (e non certo solo i loro) provenivano spesso dall’estero, anche extra-UE (ancora più problematico).

È spesso opinione comune che “tutte le grandi aziende evadono il fisco,” ma questo solo la Guardia di Finanza e le sentenze possono dirlo, e sia chiaro che non sto affatto giustificando nulla e che la giustizia vale per tutti. Del resto, col sennò di poi nessuno è fesso, ma ci sarà sempre un “superprezzo” sul web che cercherà di far leva sulla propensione al gioco d’azzardo insita in ciascuno di noi.

È ormai un circolo vizioso dal quale difficilmente usciremo, e che potremmo cinicamente chiamare semplicemente “economia“. Voglio ancora credere però in un’onestà di fondo che non sempre riesco a vedere, sia nell’acquirente che nel venditore. Quell’onestà che non ti fa per forza scegliere la scorciatoia più conveniente per te; anche perché, in una società ormai globalizzata come la nostra, il concetto di “io” si amalgama sempre più in quello di “tutti”. Ce lo dovremmo ricordare un po’ più spesso, forse. Sia quando vendiamo, che quando compriamo.