Editoriale – La grande espansione della Cina: perché guiderà il mercato tecnologico e cosa ci aspetta

Giuseppe Tripodi -

Per parlare dell’ascesa delle aziende cinese partiamo da un nome: Huawei. Un’azienda enorme, che vuole diventare la prima in Italia, produce il miglior smartphone medio gamma e che sempre più spesso è sulla bocca non solo degli appassionati di tecnologia, ma anche di utenti generici, quasi al pari delle altre grandi marche quali Apple, Samsung e così via.

Eppure, qualche settimana fa, con il resto della redazione ricordavamo quando non troppi anni fa Huawei era una marca completamente sconosciuta, con l’immancabile simpaticone del gruppo che faceva il verso al nome (uaua che?) quando i primi dispositivi della società iniziavano ad apparire sul mercato.

Ma chi pensa che sia il meritato successo di una singola compagnia, sbaglia di grosso: Xiaomi, Meizu, OnePlus, Oppo, Vivo, Lenovo e ZTE sono solo alcuni dei nomi che hanno iniziato a rimbalzare sempre più spesso nel mercato occidentale e che nei prossimi anni sentirete sempre di più.

Il bellissimo Xiaomi Mi Mix
Il bellissimo Xiaomi Mi Mix

Perché, che ci piaccia o no, salvo incredibili rivoluzioni politico-economiche siamo destinati a diventare una “colonia” cinese e la tecnologia è solo il primo, immediato riscontro. Volete qualche esempio? Solo in la settimana scorsa abbiamo avuto:

Cosa sta succedendo con la Cina?

Uno stabilimento Foxconn, società che sviluppa componenti per tantissime aziende, tra cui Apple, Amazon, Dell, Microsoft e tante altre.
Uno stabilimento Foxconn, società che sviluppa componenti per tantissime aziende statunitensi, tra cui Apple, Amazon, Dell, Microsoft e tante altre.

Non vorremmo semplificare troppo o lanciarci in complesse spiegazioni economiche, ma l’ascesa del mercato cinese è da ricercare proprio nell’esplosione delle aziende occidentali di tecnologia (e non) degli ultimi anni.

Praticamente tutte le società (Apple, Samsung e tantissime altre) producono i propri dispositivi in Cina: la globalizzazione economica ha portato ad una delocalizzazione sempre maggiore della forza lavoro. I motivi sono semplici e quasi banali: la manodopera cinese costa meno di quella occidentale e la Cina non ha leggi molto ferree sui diritti dei lavoratori e sulla tutela dell’ambiente.

In sostanza, quindi, le grandi compagnie occidentali che finora hanno guidato il mercato hanno “sfruttato” la forza lavoro e il territorio cinese per risparmiare, chiudendo un occhio (o anche tutti e due) su diritti che erano invece tenuti a rispettare negli Stati Uniti e in Europa.

Tuttavia, questo processo ha portato un’enorme ricchezza alla Cina: decenni di delocalizzazione del lavoro hanno spostato i capitali in territorio asiatico, tanto che adesso la Cina è la nazione estera che possiede la maggior parte del debito pubblico degli Stati Uniti.

Tanto per dare qualche cifra, ad agosto 2016 la Cina possedeva circa 1.185 miliardi di dollari (circa il 5%) del debito pubblico USA. Se non avete idea di cosa stiamo parlando, non è facile spiegare il concetto di debito pubblico, ma vi suggeriamo di fare qualche ricerca in merito alla finanziarizzazione dell’economia e dare un’occhiata alla pagina Wikipedia del debito pubblico USA.

Il caso Hollywood

The Martian Cina
Poster cinese di The Martian

L’influenza della Cina sul mercato occidentale non si ferma alla tecnologia, anzi: uno dei casi più eclatanti in merito riguarda Hollywood, da sempre roccaforte del cinema statunitense, che per decenni è stato uno dei massimi esponenti della cultura occidentale.

Tuttavia, in maniera analoga a quanto sta avvenendo per smartphone e tablet, i grandi investitori cinesi hanno iniziato a puntare anche sui blockbuster cinematografici, come spiegato in questo articolo de IlPost: per fare qualche esempio, a gennaio la società cinese Dalian Wanda ha acquistato lo studio cinematografico Legendary Entertainment, uno dei più importanti di Hollywood (produttore di Jurassic World, Interstellar e i Batman di Nolan), mentre a giugno Tang Media Paertners ha acquisito IM Global.

A cosa porterà tutto questo? Non è facile delineare un quadro unico ma sicuramente non c’è da “puntare il dito” contro la Cina: dopotutto,  gli imprenditori cinesi stanno semplicemente cavalcando gli stessi mercati che hanno arricchito gli Stati Uniti, seguendo le medesime regole. Tuttavia, c’è da considerare che investimenti simili modificheranno inevitabilmente l’immaginario collettivo: come riportato in questo articolo del Corriere, un (discusso) lobbista di Hollywood, Rick Berman, qualche settimana fa lamentava che gli investimenti cinesi stanno influenzando le scelte di produzione e, ad esempio, nei grandi blockbuster non si potranno più vedere “cattivi” cinesi e, al contempo, la Cina assumerà sempre più spesso il ruolo dei “buoni” (vedi ad esempio The Martian). A tal proposito, è emblematico ricordare che tra meno di un mese arriverà nei cinema di tutto il mondo The Great Wall, una pellicola tra lo storico e il fantastico sulla costruzione della Grande Muraglia cinese, con Matt Damon come protagonista.

E questo cosa c’entra con la tecnologia?

 

Stickers dell'app di messaggistica WeChat
Stickers dell’app di messaggistica WeChat

In primo luogo, tenete presente che anche gli smartphone (e soprattutto i relativi servizi!) contribuiscono alla modellazione della cultura di un popolo: per fare un banale esempio, adesso la maggior parte degli sticker di WeChat (vedi immagine in alto) ci sembrano “strani”, lontani dal nostro gusto estetico, ma è assolutamente plausibile che questa nostra percezione cambi con il corso del tempo, proprio grazie alla reciproca influenza tra cultura occidentale e orientale.

Così, come fino ad ora abbiamo assistito all’ascesa dei dispositivi cinesi, è probabile che nel prossimo futuro inizieremo ad utilizzare sempre più spesso anche servizi cinesi: ad esempio, siamo piuttosto sicuri che chiunque bazzichi queste pagine avrà già acquistato (o per lo meno conosca) Alibaba e AliExpress (che fanno capo alla stessa società), leader dell’e-commerce cinese.

A lungo andare, quindi, è inevitabile che la maggiore fruizione di prodotti che provengono dal mercato asiatico modificherà i nostri gusti, la nostra estetica e la nostra cultura, ma non c’è da stupirsi molto: la cosiddetta colonizzazione culturale segue da sempre quella economica, in cui la Cina sta iniziando a spiccare.

Ma questo cambio di prospettiva non deve spaventarci, perché non sono questi i “rischi”.

Da Hollywood, diversi tecnici esprimono perplessità: la preoccupazione maggiore è che una continua ricerca agli incassi possa abbassare la qualità delle produzioni (che già non sempre ha spiccato negli ultimi anni). E il medesimo rischio è riscontrabile nel settore tecnologico: quel che dovremmo temere è che il crescente successo di vendite di dispositivi mediocri ma dal costo molto contenuto possa effettivamente ridurre gli investimenti nella ricerca tecnico-scientifica e, di conseguenza, rallentare l’innovazione.

L’alterativa, forse anche più probabile, è che le aziende cinesi al top continueranno ad innovare per realizzare prodotti sempre più concorrenziali in un settore che continuerà a crescere (anche se più lentamente), ma l’impoverito mercato italiano non sarà più in grado di “sopportare” i prezzi dei top di gamma e ripiegherà sempre più spesso su smartphone mediocri ma abbordabili.

E quindi è vero che per i giovani oggi tutto è più difficile,
e per quelli che non sono ancora giovani è un incubo vero:
perché noi che dovremmo costruirgli un futuro, un’identità e un immaginario abbiamo i problemi che abbiamo,
quindi chissà quali saranno il loro futuro, il loro immaginario e la loro identità.

Ve lo dico io quali saranno
Anzi: ce lo dicono i cinesi.
Perché oggi la realtà somiglia molto di più a un negozio di cinesi
che a quello che vediamo in televisione.
Perché su scala globale
i cinesi sono molto più reali di noi,
e sono una delle poche cose che ci ricorda che il mondo intorno al
nostro mondo è un altro mondo.

E che noi siamo come quelli che quando c’era la peste
si chiudevano in casa a fare le feste.

I Cinesi, Giovanni Truppi.