Macchina da scrivere final

Editoriale: Una guida semiseria su come (NON) scrivere un comunicato stampa

Giuseppe Tripodi - Ciao, copywriter / PR di azienda X di tecnologia che stai leggendo questo editoriale, sto parlando proprio con te. E so cosa hai fatto.

La macchina da scrivere nell’immagine di copertina è un bellissimo oggetto di design; tuttavia, questo suo fascino tutto retrò non la rende comunque lo strumento adatto a scrivere un comunicato stampa. Allo stesso modo, la bellezza formale non è il primo requisito per un buon comunicato stampa per un prodotto di tecnologia. Ma andiamo con ordine.

La redazione di AndroidWorld, MobileWorld e SmartWorld è appena tornata in patria dopo l’IFA di Berlino, stanca ma soddisfatta del lavoro svolto all’estero. Le fiere sono sempre un’esperienza stupenda ma allo stesso tempo estenuante: si scrive ininterrottamente per parecchie ore di fila, districandosi tra centinaia di comunicati stampa, cercando di ottenere al più presto tutte le informazioni utili alla stesura degli articoli.

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Questa stressante fase del lavoro spesso sfugge ai lettori, che giustamente si aspettano buoni articoli riepilogativi con le novità più importanti annunciate in fiera. Beh, cari lettori, dovete sapere che i giornalisti ottengono spesso le informazioni sui prodotti grazie ai comunicati stampa forniti dai PR delle società: ma non sempre questi comunicati sono come ci aspetteremmo e, spesso, rallentano il lavoro invece di facilitarlo.

Questa è una guida semiseria per spiegare come dovrebbe essere un comunicato stampa di un prodotto tecnologico.

Niente fuffa

Alcuni comunicati stampa sembrano scritti dai lamantini di South Park, pescando belle parole a caso per metterle insieme.
Alcuni comunicati stampa sembrano scritti dai lamantini di South Park, pescando da una vasca di belle parole a caso.

Grazie al potentissimo processore octa-core, lo smartphone riesce a districarsi al meglio in tutti i tipi di operazione, dal web browsing al gaming; l’ottimo comparto multimediale, invece, è affidato ad una fotocamera su cui l’azienda ha posto grande attenzione, in grado di catturare splendidi scatti e valorizzare le foto che ricorderete per tutta la vita.

Quali informazioni siete riusciti ad ottenere da questa descrizione? Nessuna, dite? Ma come, non avete scoperto che lo smartphone ha un processore e una fotocamera? Ecco, questo genere di comunicati fuffa sono un grande classico di cui ogni giornalista informatico vorrebbe liberarsi.

Noi capiamo l’esigenza di rivolgersi alla stampa generalista, i cui lettori possono accontentarsi di un vago potentissimo processore octa-core, ma un comunicato del genere inviato alla redazione di un giornale settoriale (come i nostri siti), è poco più che carta straccia.

Perché il nostro lettore medio, giustamente, vuole i numeri, le specifiche, i dettagli. E non si tratta solo di allegare una sacrosanta scheda tecnica (che manca in un buon 80% dei casi), ma anche spendere qualche parola in più su quella nuova tecnologia implementata che meriterebbe di essere spiegata, e non solo venduta.

Le immagini giganti non servono a nessuno…

Neanche l'elefante africano, il quadrupede più pesante del pianeta, apprezza le immagini da 300 MB.
Neanche l’elefante africano, il quadrupede più pesante del pianeta, apprezza le immagini da 300 MB.

In questa parte ci sarebbe piaciuto sparare cifre esagerate ed iperboliche, ma purtroppo non ce n’è bisogno perché la realtà supera ogni possibile fantasia.

Ve lo diciamo nel modo più schietto possibile: un comunicato stampa da 2 GB con dentro immagini da 8000 x 8000 pixel in formato TIFF con un peso variabile tra i 250 MB e i 350 MB l’una (storia vera) non serve a nessuno. Anzi!

Siamo sicuri che allegando le immagini alla massima risoluzione possibile pensate di fare del bene, ma non è così: state solo rallentando il lavoro di tutti. La maggior parte dei dispositivi in giro al mondo hanno un display Full HD (1920 x 1080 pixel) e anche a voler esagerare e andare incontro ai Quad HD (2560×1440 pixel) non si arriva neanche ad un terzo dei suddetti 8000 x 8000 pixel (che, ribadiamo, sono storia vera).

Ma andando oltre i pixel, il vero problema è la risoluzione: inviare un’immagine ad altissima qualità, che per ovvi motivi pesa tantissimo, è davvero controproducente. La maggior parte dei siti internet hanno un limite di peso per ogni immagine che può essere caricata (di solito al massimo 8 – 10 MB), quindi superare i 2-3 MB (che sono la dimensione consigliata) implica che la redazione dovrà rielaborare l’immagine per comprimerla ad un centesimo della dimensione ricevuta.

Invece di scaricare immagini enormi intasando la rete di tutti (anche considerando che quando si è all’estero la connessione è un bene più importante dell’acqua), per poi doverle comprimere ed esportarle nuovamente nel formato utile… non sarebbe meglio inviarle direttamente a dimensione umana?

… quelle piccole sono orribili….

Anche una formica è più bella, alla giusta risoluzione.
Anche una formica è più bella, alla giusta risoluzione.

Qui non ci dilungheremo troppo. Vale il discorso opposto a quanto detto prima.

Immagini 300 x 300 pixel? Dobbiamo davvero spiegare perché non vanno bene?

 …e quelle verticali sono una tragedia!

Davvero non vi siete mai accorti che il 99% dei siti internet utilizza immagini orizzontali?
Davvero non vi siete mai accorti che il 99% dei siti internet utilizza immagini orizzontali?

Qui arriviamo all’apoteosi della frustrazione per ogni giornalista e, anche qui, lo diciamo nel modo più schietto possibile: le immagini verticali sono il male. Sul serio: non sono utili a nessuno, smettetela di utilizzarle.

Agenzie stampa, copywriter, PR… davvero non vi siete mai accorti che il 99,9% di internet utilizza immagini orizzontali (o al limite quadrate)? Vi rendete conto che ogni volta che inviate un render in verticale di un prodotto appena uscito (e del quale, quindi, non sono disponibili altri scatti in rete) ci costringete a tirar fuori accrocchi improponibili che peggiorano l’immagine del prodotto stesso?

Su, fatevi furbi: in ogni comunicato stampa inserite una bella immagine orizzontale (che magari non sia solo un render su sfondo bianco, ma mostri il dispositivo nel mondo reale) e sappiate che renderete il mondo un posto migliore.

Occhio al formato!

Bill Gates è molto contento quando inviate comunicati stampa in docx. Noi no.
Bill Gates è molto contento quando inviate comunicati stampa in docx. Noi no. [Immagine via: Flickr]

Non tutti i giornalisti utilizzano Windows, non tutti usano Office, non tutti lo hanno aggiornato all’ultima versione e, insomma, il formato docx non è una buona idea per un comunicato stampa.

Meglio preferire un PDF ma, per favore, che non sia una scansione composta quindi da immaginie (e che quindi non abbia testo selezionabile).

Lo abbiamo già detto delle schede tecniche?

A volte persino Bender ha specifiche tecniche più complete dei comunicati stampa.
A volte persino Bender ha specifiche tecniche più complete dei comunicati stampa.

Sì, lo abbiamo già detto, ma lo ribadiamo: che parliate di smartphone, tablet, PC, ebook reader, o qualsiasi altra cosa che si possa accendere e spegnere, per favore, inserite una tabellina con le specifiche tecniche.

Se non le avete, siamo certi che potrete ottenerle in azienda: l’alternativa è avere una copertura mediocre, un articolo striminzito che dice poco e, quindi, partire col piede sbagliato con i lettori (e quindi gli acquirenti). Semplice, no?

Per il momento abbiamo finito: speriamo sinceramente che questo sfogo / guida possa essere utile a qualche agenzia stampa e, se avete un amico, parente o conoscente che lavora come copywriter o come PR fategli leggere questo post: contribuirete a rendere il mondo un posto migliore.

  • nadir carollo

    Uno dei migliori articoli letto ultimamente… Grazie ..divertente e diretto.. Detto da un grafico …

    • peppeuz

      Grazie! Se lavori / lavorerai in un’agenzia stampa, manda in stampa l’articolo e attaccalo ovunque!

  • ipsedixit

    Grandissimo!

  • purtroppo l’ennesima dimostrazione di come spesso si ottenga un posto di lavoro non perche’ si e’ competenti. Gente che magari ha fatto il suo bel masterino in marketing, ma che di tecnologia evidentemente non sa una cippa.

    • peppeuz

      Sì, in generale è piuttosto raro che gli addetti alle agenzie stampe sappiano di cosa parlano. Poi ovviamente ci sono le piacevolissime eccezioni, ma normalmente è tutto materiale confezionato per la stampa generalista (purtroppo).

  • Il Moralizzatore

    Bell’articolo, magari tutti i comunicati fossero così. Specialmente la parte della “fuffa” mi ha fatto spanciare.

  • magicblack

    Ahahahahah fantastico articolo. Non posso capire non essendo un addetto ai lavori in questo campo, ma immagino tranquillamente queste situazioni.

  • Sulle dimensioni dei comunicati concordo, spesso si hanno connessioni internet in fiera o in hotel medio-lente e scaricare 300Mb è follia. Se lo dici alle PR ti rispondono che servono alla “carta stampata”. In realtà la maggior parte delle agenzie ancora lavora alla cazzo, facendo degli zip di tutto quello che gli mandano e girando il link diretto per il download ai giornalisti… quando invece dovrebbero creare aree dedicate in cui poter scaricare le diverse immagini e informazioni scegliendo la giusta risoluzione o scegliendo di scaricare solo una o due immagini e non tutte le 200 disponibili.

    Ovviamente è impensabile, credo mi sia capitato solo una volta di ricevere un link ad un’area simile invece che allo “zippone” solito e insopportabile.

    Sulla fuffa… molti generalisti si limitano a copio-incollare i comunicati e quelle parole sono fatte per loro. La stampa specializzata si arrangi… saltiamo quelle parti e amen. Le PR non hanno idea di come gestire le caratteristiche tecniche e spesso non ci sono informazioni certe al riguardo… quindi la bella “tabellina già fatta” è ancora utopia quasi sempre.

    Una roba che mi fa saltare i nervi ogni volta è la mania di SCRIVERE MAIUSCOLO nei comunicati, anche informazioni che vorresti copio-incollare e che invece sei costretto a riscrivere.

    Più che per le fiere andrebbe fatto un bell’articolo sui press tour, quelli si che sono la fiera dell’horror e dei soldi sprecati 😀 ma sto zitto che altrimenti non mi invitano più 😉

    • peppeuz

      Se ne parlava anche oggi in redazione dei famosi zipponi, magari contenenti anche comunicati di prodotti completamente diversi tra loro, ognuno in 4 o 5 lingue.

      Comunque concordo anche sui press tour, ma è evidente che il problema è generale: PR che si occupano di tecnologia non sapendo un cazzo in merito, e non avendo idea di quanto il pubblico di questo settore sia (giustamente) cagacazzi.

  • Psyco98

    Al riferimento a South Park sono collassato!
    Vi sono vicino…
    Non sono e immagino non sarò mai nel campo giornalistico (con un po’ di fortuna qualche articolo da ricercatore, ma c’entra poco), ma da persona iper-pragmatica e maniacale per i dettagli capisco benissimo come vi sentite.

  • Davide Polez

    Il formato .docx è uno standard dal 2008, quindi ogni suite che si rispetti dovrebbe essere in grado di aprire e modificare tale formato.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Office_Open_XML

    • Mathias

      “L’approvazione di OOXML come standard è stata oggetto di critiche da parte della divisione europea della Free Software Foundation, che ha sollevato dubbi sull’effettiva interoperabilità del formato; anche Google e IBM hanno manifestato perplessità, non ritenendo opportuna la sovrapposizione di OOXML allo standard già esistente, OpenDocument (approvato nel 2006). Per contro, Microsoft ha affermato che l’esistenza di un secondo standard conferisce all’utente finale maggiore possibilità di scelta. Non sono comunque mancati i pareri positivi, tra cui quelli di alcuni sostenitori dello stesso OpenDocument.”

      Il formato e’ uno standard ISO, ma se nemmeno Microsoft riesce a fare due versioni della sua suite che leggano lo stesso file allo stesso modo, allora c’e’ qualche problema. Per non parlare del fatto che essere uno standard non lo rende per forza un buon formato: capisci da solo che se uno “standard” e’ definito da una compagnia che ha interesse a venderti le versioni nuove del suo software, e’ normale (da parte loro!!!) creare nuove versioni dello “standard”. Ogni suite riesce ad aprire i docx, il problema e’ come vengono letti a causa delle differenti versioni dello standard e ai problemi di licenza, che non ne permettono una corretta implementazione.

  • giro immediatamente questo editoriale alla PR di Asus dopo 6 CS di fuffa per 3 smartphone -.-

  • Giuseppe Serrao

    Fuffa. Fantastico! Da non addetto ai lavori ho scoperto ed imparato tante cose che mi torneranno utili sul,lavoro, anche se il mio lavoro è di tutt’altro genere. Il culto dei PDF è oramai una religione. Alla prossima scoperta. Grazie