Editoriale: Cara Xiaomi ti scrivo

Nicola Ligas -

Cara Xiaomi, a me mi piaci (come si dice a Firenze). Ti vedevo un po’ come la bambina più bella della classe durante il primo giorno di lezioni alle elementari. Ti ho guardata crescere da uno dei banchi in fondo, un po’ defilato, senza che tu ti accorgessi di me, ma io ti ammiravo. Così eclettica, così diversa da tutte le altre: audace ma non arrogante, spavalda ma non spaccona. Ti muovevi bene, con una saggezza che non si addiceva alla tua età, e che ti faceva sembrare un po’ una bambina prodigio. Chissà poi perché sto assumendo che tu sia femmina! Forse perché sono anni che la mia ragazza usa un tuo smartphone, su mio consiglio, e ormai associo i suoi colori vivaci al gentil sesso, o forse perché hai saputo farti largo in un mondo di “maschiacci” con l’eleganza che solo una donna potrebbe avere. Qualcosa però è andato perso, o almeno mi sembra, e non ha nulla a che vedere con il tuo genere.

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Diciamocela tutta: se ti chiamavano “la Apple cinese” un barlume di ragione c’era, soprattutto guardando i tuoi modelli degli esordi; ma sia chiaro che a me non importa. Non m’importa che l’imitazione sia o meno la più sincera delle adulazioni; mi interessa invece che i tuoi prodotti avevano comunque un ottimo rapporto qualità/prezzo, erano ben fatti, e soprattutto erano comunque originali rispetto al panorama Android dell’epoca, soprattutto per noi occidentali. Non mi addentrerò nei dettagli della MIUI, del suo sviluppo e di quello che significa, perché tanto so che tu, cara Xiaomi, sai già tutto, e non hai bisogno di un ripasso, ed i lettori rischierebbero di annoiarsi ed uscire dal seminato.

Il bollitore di Xiaomi è quel dispositivo che non ti aspetti in grado di sparigliare il mercato

Il punto è che sei partita bene, e sei cresciuta meglio, senza brusche accelerate, dandoti il tempo di farti un’ossatura robusta. E questo ti ha premiato. Al punto che poi hai iniziato ad interessarti anche di tanto altro, tramite molte sussidiarie, che però non vedevano l’ora di potersi fregiare del tuo nome che ormai era diventato un’ottima cassa di risonanza. Sono così nati, nel corso del tempo, i prodotti più disparati sotto l’egida Xiaomi: da tanti accessori per smartphone (power bank in primis, ma anche auricolari), alle ottime action cam YI, e alla ancora più famosa Mi Band, alle security cam; da televisori, a tastiere e mouse, fino ai recenti notebook. E questo senza citare monopattini, monitor per il sonno, purificatori d’aria, strisce LED e come non dimenticarsi del bollitore!

Abbiamo recensito tanti tuoi prodotti diversi nel corso del tempo, e sempre con grande curiosità e, spesso, soddisfazione; anche se, soprattutto in tempi recenti, ho un po’ avuto l’impressione che tu stessi cercando di distrarci, di dimostrare che potevi fare altro, giusto come prova di forza. Apprezzabile di per sé, ma non desiderabile se serviva davvero a mascherare altro. Ma ci arriveremo…

Hugo Barra final - 2

In mezzo a tutto questo è però successo qualcosa di rilevante anche nel settore smartphone: hai assunto Hugo Barra a fine agosto 2013: ex uomo di punta di Google per il mondo Android, la sua mission sarebbe stata guidare espansione internazionale. Ottima notizia! – pensai all’epoca. Finalmente Xiaomi inizierà ad affacciarsi anche sul mercato occidentale. Ma così non è stato. Un allargamento all’estero è avvenuto, in particolare sul mercato indiano, verso il quale si stanno concentrando tanti top player, ma nonostante ci siano stati dei cenni di un’espansione in USA ed in Europa, in particolare con la tua partecipazione al MWC 2016 ed al CES 2017, si è trattato solo di una vana speranza, cui poi non sono seguiti i fatti. Non solo, ma la ciliegina sulla torta tegola sono state le recenti dimissioni di Hugo Barra stesso, che inizialmente sembrava quasi malato e desideroso di riposarsi, ma che invece è stato assunto da Facebook.

Non voglio fare l’uccello del malaugurio, ma non riesco ad immaginarmi un tuo prossimo sforzo sul mercato globale, proprio ora che l’uomo che doveva guidarti in questa impresa se n’è andato. Capisco anche che in Europa, ed in Italia in particolare, i tuoi prodotti non potrebbero mai essere competitivi come in Cina, e forse perderesti parte del tuo charme per questo. Ciò nonostante altri tuoi concorrenti ce l’hanno fatta ad arrivare da noi, ed anche mantenendo un buon rapporto qualità/prezzo in fondo. Penso ovviamente a Huawei, ma andando più in piccolo anche a Meizu e perché non citare OnePlus, che vendendo solo online riesce comunque ad essere presente in tanti mercati in cui tu non hai messo il naso. E tu di cosa hai paura Xiaomi?

Per la verità ho fatto un salto temporale un po’ eccessivo, perché tra l’attenta Xiaomi degli esordi (ed anche dopo) e quella di oggi, ci sono stati diversi segnali un po’ preoccupanti. Anzitutto la tua line-up si è fatta troppo ridondante: così tante varianti, in particolare in fascia medio-bassa, con nomi tanto simili, e lanciate spesso anche a poca distanza una dall’altra, che andavano per forza di cose a sovrapporsi. Al contempo il passaggio tra Mi4 e Mi5 è stato lungo, ed anche quando Mi5 è uscito, per quanto fosse molto curato, ho un po’ avuto l’impressione (e io c’ero alla presentazione) che tu fossi priva di idee vincenti, e tu ti sia limitata a fare il compitino nel modo migliore possibile, ma senza portare reale innovazione.

Paura o mancanza di idee? Sinceramente non so cosa sia peggio…

Ed a fianco delle classiche news “Xiaomi vende tutto nel giro di 10 secondi“, che significano poco e nulla (perché spesso sono anche i rivenditori di terze parti a prendere tutto), se ne sono affacciate altre che iniziavano a parlare di calo di vendite, appiattimento dei ricavi, e di un crollo di valore imponente, fino al punto in cui, proprio di recente, hai deciso di non rivelare i tuoi volumi di vendita di smartphone nel 2016. Un segnale importante, a mio modo di vedere, soprattutto alla luce dell’addio di Barra, e dei cali dell’anno passato.

Adesso, per come la vedo io, ti trovi ad un bivio, cara Xiaomi (ti ci trovi da un po’, ma soprassediamo). Non è tardi per invertire la rotta, e so per esperienza diretta che i tuoi prodotti riescono ancora ad affascinare anche quando ti cimenti per la prima volta in qualcosa di nuovo, ma chiudersi in sé stessi ora, con un mercato che ha sempre più fame di globalità, potrebbe non essere il modo migliore di prendere fiato. A volte è necessario uno sprint, anche solo per cercare di mettere paura agli avversari, altrimenti saranno loro ad annusare la tua. Io ti aspetto.

Sinceramente,

Nicola Ligas

Questo articolo, come editoriale, riporta le opinioni personali di chi scrive e quindi non rispecchia necessariamente l’opinione della redazione o del resto del team.