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Anche i campioni di eSports dovranno sottoporsi ai test antidoping

Leonardo Banchi

Gli sport elettronici, comunemente conosciuti come eSports, stanno diventando sempre più popolari: i tornei di giochi come League of Legends, Counter Strike e Battelfield sono seguiti da milioni di persone in tutto il mondo su servizi come Twitch (e, speriamo presto, anche Youtube Gaming) e i premi monetari in palio sono composti da cifre sempre più interessanti.

La ESL (Electronic Sports League), una delle più importanti leghe internazionali nel campo degli eSports, è però stata di recente protagonista di un problema finora sconosciuto a questo ramo dello sport: il giocatore Kory “SEMPHIS” Friesen, specializzato nel gioco “Counter Strike: GO”, ha infatti ammesso in un recente video su Youtube che Cloud9, la sua precedente squadra protagonista all’ESL One di Katowice, aveva fatto uso di Adderall, un medicinale in grado di aumentare la concentrazione mentale e migliorare i tempi di reazione.

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Tale rivelazione ha spronato la ESL ad introdurre, per i tornei futuri, una serie di controlli casuali ai giocatori, per rilevare l’eventuale utilizzo di Adderall o di altri medicinali per l’incremento le performance dei giocatori.

I primi test avverranno all’interno dell’ESL One di Colonia, il prossimo torneo organizzato dall’associazione, che come il precedente mette in palio la somma di 250.000$. Tuttavia, questo è solo un primo passo per la soluzione del problema: nonostante ESL stia lavorando in collaborazione con agenzie specializzate nell’anti-doping per istituzionalizzare i controlli, infatti, essa è soltanto una delle varie leghe presenti in ambito internazionale, alle quali le varie squadre possono partecipare simultaneamente.

In futuro sarà quindi probabilmente necessario creare una regolamentazione antidoping che possa essere condivisa da tutte le leghe, compiendo così un’altro, per quanto triste, passo verso il riconoscimento degli eSports fra gli sport tradizionali.

Via: TheNextWeb