ibm memoria pcm

IBM ha scoperto come sfruttare le memorie a cambiamento di fase per rivoluzionare l’archiviazione

Cosimo Alfredo Pina

IBM annuncia un importante avanzamento nel campo di memorie e archiviazione, grazie alle prime memorie a cambiamento di fase sufficientemente stabili da poter competere con le tecnologie attualmente in commercio.

Le memorie a cambiamento di fase (Phase-change memory o PCM) sono delle memorie non volatili, che quindi non perdono l’informazione quando non sono alimentate, basate su una lega denominata GST; come suggerisce il nome le PCM immagazzinano l’informazione variando lo stato (fase), tramite impulsi elettrici, di organizzazione interna del materiale: amorfo o cristallino, corrispondente allo 0 o all’1 del bit.

LEGGI ANCHE: Samsung avvia la produzione delle RAM a 10 nm

Fino ad oggi la tecnologia PCM non era stata presa in considerazione per applicazioni pratiche a causa della scarsa capacità (1 bit per cella) e degli alti costi di produzione. IBM è riuscita ad immagazzinare 3 bit per cella gettando così le basi per il debutto sul mercato di questo sistema.

“Con questa densità il costo [di produzione] delle PCM sarà significativamente più basso di quello delle DRAM e più vicino a quello delle flash.”

Il passo è quindi molto promettente, considerano che la durabilità di queste memorie non volatili è più di 3.000 volte quella delle attuali flash e la velocità è decisamente superiore.

“Per esempio, il sistema operativo di uno smartphone potrebbe essere installato su una PCM permettendo l’avvio in pochi secondi […] Nel settore enterprise, database interi potrebbero essere conservati nelle PCM per accedervi con velocità incredibili”

Per ora si tratta di risultati da laboratorio, ma il fatto che dietro alla ricerca ci sia dietro IBM fa ben sperare per un prodotto finito, pronto per il mercato, nel giro di pochi anni.

Via: The VergeFonte: Engadget