Secondo uno studio di Yelp, Google sta davvero manomettendo i risultati delle ricerche (video)

Giuseppe Tripodi

Da diverso tempo Google è nel mirino dell’antitrust europeo: secondo il garante, il colosso della ricerca online starebbe deliberatamente favorendo alcuni risultati, che non rappresenterebbero la migliore scelta per l’utente.

A muovere le accuse al motore di BigG, tra gli altri, c’è anche Yelp, che ha condotto un’indagine con il legale Tim Wu, ex FTC advisor. La ricerca dimostrerebbe che Google sta effettivamente manomettendo i risultati della ricerca, al fine di promuovere contenuti che sono stati generati dalle sue pagine, piuttosto che da servizi concorrenti. L’esempio più semplice e calzante viene proprio dalla ricerca dei locali: in questo caso, BigG starebbe favorendo i punti di interesse recensiti su Google+, piuttosto che altri locali (che magari hanno anche un maggior numero di opinioni su altri servizi come Yelp o TripAdvisor).

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Come capirete da voi, la questione è piuttosto spinosa: da un lato, essendo Google un’azienda privata potrebbe essere in diritto di favorire i propri contenuti, dall’altro, come fa notare Yelp stessa, essendosi ormai imposta come uno standard in tutto il mondo, dovrebbe mettere al primo posto la qualità delle informazioni che vuole presentare agli utenti, e non il proprio tornaconto.

Per questo motivo è stato sviluppato anche un plug-in, chiamato Focus on the user – Local (FOTUL), che dovrebbe riordinare i risultati della ricerca secondo l’effettiva utilità per gli utenti, indipendentemente dalla fonte dei contenuti. Il video che trovate in fondo, che spiega semplicemente la questione, viene proprio dal sito ufficiale di questo progetto.

Un confronto tra i risultati delle ricerche con e senza FOTUL, dal saggio di Yelp "Is Google degrading search?"
Un confronto tra i risultati delle ricerche con e senza FOTUL, dal saggio di Yelp “Is Google degrading search?”

In sostanza, non è ancora chiaro come andrà a finire la questione: Google ha più volte negato di favorire i propri risultati sugli altri servizi, ma in Europa diverse società quali Yelp e TripAdvisor stanno spingendo affinché la Corte Europea faccia luce sulla questione.

Via: Re/Code