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Bufera privacy vs sicurezza: arrestato in Brasile un dirigente Facebook (aggiornato: Dzodan rilasciato)

Cosimo Alfredo Pina

Diego Dzodan, vice presidente Facebook per l’America Latina, è stato stato arrestato alcune ore fa dalla polizia federale brasiliana. L’arresto, avvenuto nella città di San Paolo, è stato richiesto per interrogare il dirigente sul perché Facebook non abbia collaborato alle indagini sul narcotraffico fornendo l’accesso ai messaggi di WhatsApp.

Le autorità brasiliane sono infatti in cerca di informazioni sui traffici di droga gestisti su WhatsApp, l’app di messaggistica dal 2014 passata sotto il social blu ma che comunque opera indipendentemente. Facebook ha prontamente risposto esprimendo sorpresa e delusione per la misura presa dal giudice brasiliano:

“Siamo contrariati e riteniamo estremo e sproporzionato l’arresto e la detenzione di un dirigente Facebook, per un caso che riguarda WhatsApp che opera separatamente a Facebook. L’azienda è sempre stata disponibile nel rispondere alle autorità brasiliane e continuerà a farlo.”

Al contempo anche il team di WhatsApp è intervenuto, spiegando: “Non possiamo fornire informazioni che non abbiamo […] quindi la decisione di arrestare un dipendente di un’altra società è un passo estremo e ingiustificato”.

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Il problema è che WhatsApp non conserva i messaggi sui propri server, ma funge solo da tramite tra i dispositivi degli utenti, tra l’altro criptando il flusso di dati scambiato.

La discussione sul delicato equilibrio tra privacy e sicurezza torna quindi più viva che mai dopo la storia Apple vs FBI. Non è chiaro come si evolverà la questione brasiliana ma già in passato l’autorità locale non si è fatta troppi problemi nel bloccare il servizio.

Aggiornamento 17:30: Dopo circa un giorno di detenzione, una nuova ordinanza ha permesso il rilascio di Diego Dzodan. La motivazione sarebbe “coercizione illegale”, ossia secondo il giudice l’arresto del dirigente Facebook sarebbe stato un modo per forzare ad ottemperare alle richieste.

Evidentemente le autorità hanno realizzato che reperire i messaggi di WhatsApp è tecnicamente impossibile e che la detenzione di Dzodan non avrebbe portato ad alcun risultato.

Fonte: Ansa.it