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Agli attivisti pro-privacy non piacciono le “nuove funzionalità” dell’Account Google

Cosimo Alfredo Pina

Se avete un account Google (quindi molto probabilmente sì) anche voi vi sarete trovati di fronte, qualche settimana fa, l’invito ad aderire opzionalmente alle cosiddette “nuove funzionalità per il tuo Account Google”.

Queste nuove feature altro non sono che l’ultimo passo del colosso di Mountain View per migliorare il suo circuito pubblicitario con vantaggi sia per l’utente finale, che così si trova a navigare con pubblicità più adatte ai suoi interessi (o almeno a quello che cerca sulla rete), che per le aziende che così possono raggiungere i propri potenziali clienti in maniera più mirata.

Quello che ha fatto Google negli ultimi mesi, un po’ in tutto il mondo, è stato collegare l’attività dell’utente tra i suoi vari dispositivi e prodotti, legando dati come la cronologia Chrome, delle ricerche o quelli raccolti Gmail e altri prodotti a marchio BigG, con il circuito pubblicitario e di profilazione DoubleClick, acquisito nel 2007.

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Adesso, contro queste novità, arriva la voce degli attivisti pro-privacy. Secondo quanto riporta un’indagine di ProPublica, Google sarebbe infatti in grado di collegare dati personali, primo fra tutti il nome, con l’attività online dell’utente creando profili fin troppo dettagliati.

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Nelle vecchie clausole veniva indicato chiaramente che “le informazioni dei cookie di DoubleClick non saranno mai combinate con dati personali, senza il consenso dell’utente”. In effetti per i nuovi account Google questo tipo di condivisione è attivata di default, tant’è vero che le clausole sono cambiate.

Fortunatamente disattivare questo tipo di tracciamento e anche eliminare la nostra impronta sui server di Google è molto facile, grazie alla nuova sezione “Gestione attività” nelle impostazioni del proprio account.

La cosa ci ricorda un po’ la simile questione WhatsApp-Facebook dello scorso agosto quando, andando contro a quanto promesso in fase di acquisizione, la messaggistica ha iniziato a condividere dati con il social blu.

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Ancora una volta si torna a parlare di quanto sia importante prendere coscienza che quando si aderisce ad un servizio o ad un ecosistema come quello di Google, Facebook o simili si accetta di condividere una parte, più o meno grande, della propria vita digitale. Di fondo, nessuno (giustamente) regala niente. È un compromesso che in tantissimi hanno deciso di accettare, e voi?

Via: EngadgetFonte: ProPublica
  • silvio

    L’idea di fondo dei sociale, era ottimo. Ora diventa sempre più uno schifo. C’è una violazione e della privacy ormai legalizzata da mettere paura. Che nn si venga a dire “io nn faccio nulla per cui preoccuparmi”. Perché nn è quello il discorso, con il tempo questa violazione arriverà a livelli sempre più invasivi. Anche per questo nel mio piccolo, non uso sociale se nn app di messaggistica.