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Change.org vende le email di chi firma le petizioni: ecco quanto costano

Cosimo Alfredo Pina

A tutti, prima o poi, è capitato di incappare in una delle tante petizioni che, per le cause più disparate, circolano sulla rete e magari anche di lasciare la propria firma a favore di una questione che ci sta a cuore. Tra le piattaforme usate per questo tipo di iniziative c’è il sito change.org, che al suo attivo conta centocinquanta milioni di utenti con tasso di crescita nell’ordine di un milione alla settimana.

In Italia sono cinque i milioni di utenti che dal lancio hanno fornito i propri dati, pensando di favorire alla propria causa in maniera del tutto sicura e riservata. A quanto pare la propria opinione ha però un prezzo e un’indagine de L’Espresso ce lo rivela.

L’acquisto dei potenziali firmatari, anche dei loro indirizzi email, sarebbe legato alle petizioni sponsorizzate. Sul listo di Chage.org, stando appunto a quanto riporta L’Espresso, Si parte da 1,50€ ad indirizzo per i “pacchetti” fino a 10.000 email, fino a 0,85€ quando si superano le 500.000. A darne conferma sarebbero anche alcune Ong che o hanno dato risposte molto vaghe, senza comunque smentire, o che, come Oxfam, hanno confermato la questione.

In effetti, la natura delle pagine di change.org fa pensare ad un progetto di natura sociale e no profit; ma la verità è che Change.org Inc. è un’azienda vera e propria, nata negli USA e con sede nella Silicon Valley. Da qui è facile intuire il perché di questa scelta di fare dei dati dei propri utenti il modello di business.

change org vendita email

A tal proposito il meccanismo dietro al sito di petizioni più famoso è presto spiegato: tutte le volte che un utente firma una petizione contribuisce a plasmare il proprio profilo; questo viene poi proposto a coloro che, pagando, lanciano una petizione affine ai propri interessi.

Non solo, chi lancia una petizione sponsorizzata può anche ottenere, pagando, direttamente gli indirizzi email dei firmatari o almeno di coloro che, più o meno consciamente, hanno spuntato la voce “tienimi informato su questa petizione”, che tra le altre cose acconsente a questa gestione discutibile dei dati dell’utente.

Solo quando i firmatari hanno indicato di voler supportare Oxfam [mettere la spunta sulla voce per rimanere aggiornati], ci viene richiesto di pagare change.org per i loro contatti

Oxfam

A confermare il tutto, o meglio a non smentire, è Change.org stessa che comunque ha spiegato che il prezzo varia da cliente a cliente e in base al volume di acquisto. C’è chi, come Coventry, ipotizza che “la stragrande maggioranza delle persone che scelgono quell’opzione si rendano conto che riceveranno email dall’organizzazione”.

Eppure in Germania il garante si sta già muovendo con un’indagine su Change.org e le associazioni tedesche per la protezione dei diritti degli utenti più volte hanno spiegato che in questa azienda vedono un “Amazon delle opinioni politiche”.

Il potenziale democratico di questo sito è indubbio così come l’utilità per chi cerca di dare voce ad un’idea. Come spesso accade “colpa” ricade, salvo fino a smentite legali, quindi sull’utente che dovrebbe sempre leggere con attenzione i termini di uso prima di accettare una qualsiasi clausola, sempre e comunque. Ma del resto quante volte abbiamo messo quel segno di spunta senza stare troppo a pensare alle conseguenze?

Fonte: L'Espresso
  • Nexus5Owner

    10000 indirizzi 15000€???

    • Mario Barra

      beh se ci pensi per chi compra questi pacchetti sono spiccioli visto che di solito son multinazionali che ti vogliono vendere roba….

  • nereus

    un bel porco dio è d’obbligo e anche una bella denuncia

  • Zen

    sapevo che non dovevo firmare quella petizione per cambiare il nome di keper 22-b in Namek