Facebook Executives Reveal New Features For Popular Social Networking Site

Ecco perché Facebook è pieno di gattini e bufale (e non solo)

Nicola Ligas Un'intervista a Tom Alison capo degli ingegneri che presidiano il newsfeed di Facebook, svela alcuni segreti del social network più famoso al mondo.

Tom Alison è l’uomo che decide perché le vostre home sono piene di gattini e di bufale internettiane. Per la precisione è l’ingegnere a capo del newsfeed di Facebook: un team di oltre 100 sviluppatori che creano ed aggiornano l’algoritmo che in pratica rende più o meno famoso ciascun post pubblicato sul social network, e che contribuiscono a loro modo a plasmare la realtà dipinta da Facebook al suo miliardo di utenti. Ma cos’è il newsfeed di Facebook?

Il newsfeed è il risultato dei post delle persone e pagine a cui sei connesso. Ogni newsfeed è unico e personalizzato. La cosa interessante è che se anche io e te abbiamo esattamente gli stessi amici e seguiamo le stesse pagine, comunque non vedremmo le storie nello stesso ordine. La prima cosa che guardiamo è quali sono gli amici e le pagine a cui sei connesso e quale interazione avete.  Se spendi un sacco di tempo sui contenuti di un certo amico è probabile che le sue storie finiscano spesso nel tuo newsfeed, e lo stesso funziona per le pagine. La speranza e l’obiettivo è che ogni utente possa incontrare il contenuto che davvero gli interessa.

Tom Alison

Detta così sembra quasi facile, ma ovviamente non lo è. In modo da offrire un newsfeed che sia davvero personalizzato e “su misura”, ogni azione intrapresa dall’utente su Facebook è importante. Ogni commento, ogni clic, ogni tag, ogni foto o video guardati: ciascuno di questi rappresenta una storia diversa per ciascun utente, e per Facebook raccoglierli è anche facile; il difficile semmai è dar loro il giusto peso; capire quali siano i più significativi per ciascun utente, attribuendo di conseguenza dei pesi diversi e facendo sì che, anche dopo anni di interazioni, queste possano ancora essere significative, in modo che il newsfeed dipinga i vostri interessi attuali, e non la media sugli anni passati.

Spiega ancora Alison:

Diamo a ognuno dei post possibili un punteggio dato dai criteri che abbiamo citato: quanti like, quanti commenti e condivisioni, e poi li mettiamo in un ordine di priorità e in un ordine cronologico. Quando apri Facebook, ogni volta, quello è il risultato in tempo reale.

Tom Alison

Ciò non significa che sia un sistema del tutto automatizzato, anche perché sarebbe difficile idearne uno davvero infallibile. Per questo motivo, da qualche mese, è possibile decidere manualmente se vogliamo vedere meno contenuti di un certo tipo. Basta cliccare in alto a destra sulle opzioni del post, e selezionare “nascondi post”, in modo da vederne meno di simili in futuro. Certo è che Facebook deve anche saper interpretare il contenuto della notizia stessa, nel senso che se anche interagiamo poco con un certo amico, magari vorremmo sapere se si sta per sposare o gli è nato un figlio.

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Per questo motivo ingegneri di Facebook, ogni martedì, studiano i feedback degli utenti e aggiornano di conseguenza l’algoritmo. Da qualche anno l’azienda paga infatti centinaia di utenti per votare il loro newsfeed, in modo da capirne meglio l’effettiva efficacia. E a chi pensi che dopo un po’ di tempo gli utenti su Facebook vivano un po’ “in una bolla”, con contenuti poco vari e molto limitati alla loro cerchia sociale, Alison replica:

Nei fatti le persone non sono in una bolla su Facebook. Se sei interessato alla politica vogliamo che tu possa seguire un giornale o un partito. Non vogliamo mostrarti cosa non ti interessa. Ma capita spesso che nei commenti, per esempio, un amico mostri il suo punto di vista: dipende davvero molto dalla tua rete di amici.

Tom Alison

Dipende da te insomma, non da noi – sembra voler dire Alison. Ma ovviamente tutto questo non è pensato solo per offrire un servizio migliore all’utente, ma anche per monetizzare meglio ciascuno di essi. Conoscere e interpretare i gusti della gente è alla base del modello di business di Facebook, che in quanto ad introiti pubblicitari è secondo solo a Google; ma questo è un altro discorso, e lo affronteremo un’altra volta.

Fonte: La Stampa