Google Allo in versione web è in dirittura d’arrivo, ma non si sa ancora esattamente quando

Edoardo Carlo Ceretti

Per ora, Google Allo non è stato di certo un successo memorabile per il colosso di Mountain View. L’ennesimo servizio di messaggistica lanciato da Google quasi un anno fa, non ha convinto gli utenti, che l’hanno accusato di non aver portato nulla di innovativo nel settore, ma anzi di aver ereditato i difetti più criticati di WhatsApp – re della messaggistica istantanea – su tutti l’assenza di un vero client desktop.

Da tempo sappiamo che Google sia al lavoro sulla versione web di Allo, anche se potrebbe non essere come vorreste. Ciò che ancora non sappiamo è la data definitiva di rilascio. Verso maggio si era parlato di un arrivo a cavallo fra giugno e luglio, ormai siamo quasi giunti alla metà del mese di luglio e ancora nulla all’orizzonte. Per cui Amit Fulay, responsabile dello sviluppo di Allo e Duo, si è sentito in dovere di rispondere su Twitter alle domande degli utenti, senza chiarire troppo la situazione per la verità.

Infatti, alla domanda su quando verrà resa disponibile la versione web di Allo, Fulay si è limitato a rispondere ‘ci stiamo lavorando… ancora qualche settimana’. Non dovrebbe volerci ancora molto quindi, probabilmente entro la fine di questo mese potremmo assistere all’annuncio ufficiale di Google. Ma davvero qualcuno di voi è in così trepidante attesa per un servizio che, specialmente in Italia, ha attirato ben poche attenzioni?

Fonte: Amit Fulay (Twitter)
  • Gigi

    Se devono fare un finto client desktop come WhatsApp se lo possono tenere.

  • acca

    Ma dico, …zzo, ma chi cavolo dirige la baracca? Sundar, ma ci sei? Toc toc!!!

  • MaxCaruso

    Ma, secondo voi, se non interessasse a nessuno lo svilupperebbero?
    Non ci sono solo in bimbo-minkia o i maniaci cronici.
    L’Italia, per altro, non è nemmeno rappresentativa in queste cose.
    Prima di scrivere articoli, … se così li vogliamo chiamare…, fatte analisi, critica, ampliate le vedute.

    • Edoardo Carlo

      Perché per caso sarebbe la prima volta che Google sviluppa un servizio, anche pubblicizzandolo molto (ben più di Allo), per poi abbandonarlo poco dopo?
      I precedenti sono tanti, non c’è bisogno di analisi, critica e vedute ampliate. Il che non vuol dire che anche questa volta andrà per forza così, ma i dubbi sono più che leciti.
      Inoltre qui siamo in Italia, scriviamo in italiano per un pubblico in italiano. A chi dovremmo rivolgerci secondo te?

      • MaxCaruso

        ====Ci sono, tra le altre due categorie di realtà. Quelle che sviluppano per il solo fine di fare business e quelle che sviluppano per fare business e innovare.
        A questo ultimo gruppo di aziende fanno capo quelle aziende che, pur non dimenticando di far quadrare i bilanci, spendono parte delle loro attività per fare ricerca e innovazione. Immancabilmente per innovare bisogna sbagliare, migliorare, cambiare. Lasciare qualche cosa ferma, abbandonare alcuni prodotti per far crescere tecnologie e know-how.
        Un limite del bimbominkia é quello di pensare che ogni cosa debba per forza primeggiare, rimanere invariato o imprescindibile.
        Google, o meglio Alphabet, innova. Ecco perché talune volte fa passi indietro per farne altri in avanti.

        === Se vuoi fare il giornalista (o qualcosa del genere) o se solo vuoi essere indipendente e non fare la pecora ti consiglio invece di ampliarle le vedute, fare analisi e criticare costruttivamente.

        === Rivolgerti ad un pubblico italiano non significa doversi per forza regionalizzare. Le tue statistiche si basano sull’analisi di una serie limitata di rubriche di persone con innumerevoli punti in comune? Perché scientificamente l’analisi farebbe pietà.
        Se anche fosse assodato (come in realtà è) che Google Allo sia utilizzato in maniera meno ampia rispetto a WhatsApp (ad esempio), le analisi da fare sarebbero davvero tante e non é possibile ridurre così semplicisticamente.
        Prova a fare un’analisi per capire perché gli Italiani rispetto ad altre nazioni, sono così pecoroni e usano al 90% solo WhatsApp.
        Prova a chiederti, analizzando giornalisticamente, come mai un italiano medio non riesce a modificare le sue abitudine, applicando un paradigma differente se non quello appreso per primo.

        • Edoardo Carlo

          Cioè, tutto questo perché ho riportato una notizia, commentando che – dati alla mano – Allo è un servizio di scarso successo, allo stato attuale? Seriamente?
          Esiste una cosa chiamata contesto: ho riportato una notizia in un portale di informazioni tecnologiche. Non è assolutamente dovuto, anzi non va assolutamente fatto ciò che che detto tu, in questo contesto.
          Ogni tanto darsi per forza un tono, riempiendo commenti chilometrici di paroloni inutili, serve solo a disvelare una volontà di attenzione assolutamente fuori luogo.

          • MaxCaruso

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