Google Final

Google fa un po’ di chiarezza sul completamento automatico nelle ricerche

Leonardo Banchi

Negli ultimi giorni sono sono levate alcune accuse a Google, secondo le quali il motore di ricerca avrebbe nascosto alcuni suggerimenti nella funzionalità di completamento automatico, al fine di favorire Hillary Clinton nelle future elezioni americane.

In particolare, molti utenti hanno notato come non comparissero fra i risultati suggeriti, scrivendo il nome della candidata alla presidenza, parole come “crimes” (crimini), neanche arrivando perfino a digitare gran parte della stringa.

La rete non è certo nuova a questo tipo di sospetti, e forse anche per fare ulteriore chiarezza (nonostante le accuse non vengano esplicitamente menzionate) dopo aver smentito un proprio comportamento di parte, Google ha oggi pubblicato un post sul proprio blog ufficiale nel quale prova a far luce su come funziona il completamento automatico all’interno del motore di ricerca.

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La premessa che permea tutta l’analisi di Google è che il completamento automatico non è una scienza esatta: i suggerimenti sono infatti generati da un algoritmo che mette in rilievo le predizioni secondo un vasto numero di fattori, tenendo presente popolarità e giovinezza dei termini di ricerca. Proprio perché le attività degli utenti su Google variano, infatti, anche i risultati suggeriti cambiano piuttosto frequentemente.

Le persone su internet, però, raramente si dimostrano troppo cordiali, e proprio per questo motivo non era difficile, prima, trovare nomi di persone associate a termini offensivi o dispregiativi. Da un po’ di tempo, quindi, Google ha corretto l’algoritmo per evitare il completamento automatico di nomi di persone con parole di questo tipo. Il filtro, precisa la casa di Mountain View, si applica allo stesso modo chiunque, e proprio questo avrebbe impedito le ricerche sui “crimini” di Hillary Clinton.