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La privacy in Europa potrebbe costare cara alle aziende

Cosimo Alfredo Pina -

L’Unione Europea dà un giro di vite alla tutela della privacy con nuove regole che potrebbe costare care alle aziende di tutto il mondo, sopratutto ai big dei servizi online.

Si tratta del nuovo General Data Protection Regulation (GDPR) e dell’ammodernamento del Safe Harbor, accordo risalente a 20 anni fa scaduto ad ottobre 2015, che adesso diventa EU-US Privacy Shield.

Il testo finale del GDPR, approvato dopo quattro anni di lunga trattativa, indica come le aziende dovranno gestire i dati dagli utenti con un vero e proprio ciclo vitale, mentre l’EU-US Privacy Shield è ancora in fase di revisione.

Tutte e due le nuove normative rappresentano però un vero proprio problema per l’industria dell’IT. Si stima infatti che il 52% delle aziende interessate non riusciranno ad adattare la propria gestione dei dati ai nuovi criteri europei, tanto più che la scadenza per l’adeguamento è prevista solo tra due anni.

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Il tutto potrebbe riflettersi in una riduzione dei ricavi del 4% e non solo sulle aziende con base in Europa, ma per tutte quelle che in un modo o in un altro hanno un bacino di utenza con cittadini nei 28 stati membri dell’Unione Europea.

Le cose si fanno complicate per social, cloud o comunque qualsiasi azienda che preveda la raccolta dei dati degli utenti finali che dal lato loro non possono che apprezzare una gestione più corretta di questo delicato aspetto, nella speranza che la cosa non si rifletta troppo su tutti i servizi cui ormai è difficile fare a meno e che, più o o meno allo scoperto, hanno basato il proprio successo sulle informazioni fornite da chi li utilizza.

Fonte: Venture Beat