C’era una volta Goldrake: un compendio dedicato al robot giapponese e all’influenza sulla TV e la cultura italiane

Lorenzo Delli -

4 aprile 1978, ore 19.00: una data e un orario per certi versi storici. Su Rete Due veniva infatti trasmessa un’innovativa serie animata giapponese intitolata in Italia Atlas Ufo Robot. Per tutti però divenne quasi da subito Goldrake, dal nome del suo protagonista, il portentoso robot che a colpi di alabarda spaziale difende la Terra e i suoi abitanti dai vegani (non quelli attuali).

Come dite? Non vi sembra un evento “storico“? I bambini all’epoca impazzirono per Goldrake, e persino i negozi vennero letteralmente invasi da giocattoli a lui dedicati. Pensate che il suo arrivo portò anche dei cambiamenti legislativi in materia di trasmissioni via etere a causa dell’incremento di emittenti private che cercavano di riempire letteralmente i loro palinsesti di cartoni animati giapponesi. Mazinga, Jeeg Robot e tantissimi altri succederanno a Goldrake, ma è proprio grazie a quest’ultimo se parte della cultura giapponese si è radicata anche in quella italiana.

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E qui entra in gioco C’era una volta Goldrake, un vero e proprio compendio di 664 pagine che ricostruisce tutta la vera storia di Goldrake intraprendendo un viaggio che ci porta dagli Stati Uniti al Giappone, per arrivare in Francia e infine anche in Italia. L’autore, Massimo Nicora, non è nuovo a questo genere di approfondimenti: nel 2016 pubblica C’era una volta prima di Mazinga e Goldrake. Storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni Settanta, ancora reperibile su Amazon.

Se con quanto detto finora abbiamo stuzzicato la vostra curiosità, potete leggere la sinossi del libro qui di seguito o valutare l’acquisto del libro tramite l’editore Società Editrice La Torre. E voi che ricordi avete legati a Goldrake? Qual è il primo “robottone” giapponese che è riuscito a fare breccia nel vostro cuore durante l’infanzia?

Il viaggio inizia negli Stati Uniti degli anni Cinquanta. Siamo nell’epoca d’oro dei film di fantascienza che si alimentano delle suggestioni della Guerra Fredda e che sono caratterizzati da due elementi fondamentali, alieni e ufo, che avranno una profonda influenza sulle successive produzioni giapponesi riconducibili a quella che viene comunemente definita space opera. Una miscela di idee in parte mutuate dalle pellicole americane e in parte originali che a loro volta rappresentano l’humus di cui si alimentano le produzioni robotiche firmate da Gō Nagai, il creatore di Mazinger z (che in Italia diventerà Mazinga z, 1972), Great Mazinger (Il Grande Mazinger, 1974) e ufo Robot Grendizer (Atlas Ufo Robot, 1975)

Partendo dalla nascita di Mazinger z, si ripercorre la parabola di Nagai raccontandone i debiti, le novità e le suggestioni, sottolineando di volta in volta gli aspetti più interessanti e peculiari che lo hanno portato a definire la sua poetica robotica fino alla creazione di ufo Robot Grendizer. Si passa quindi a illustrare come il boom degli ufo nel Giappone degli anni Settanta abbia rappresentato la spinta, la molla per creare una nuova serie animata il cui protagonista e i cui avversari fossero gli Ufo Robot. Prima di arrivare a ufo Robot Grendizer, però, il percorso è stato lungo e articolato. Dalla creazione di un film cinematografico da cui la serie trae ispirazione, fino alla definizione di tutti i personaggi, Nagai è riuscito a creare un prodotto atipico in cui alla classica battaglia tra robot giganti si affiancano toni da tragedia shakespeariana, introspezione, psicologia dei personaggi.

Un mix di elementi dai risultati controversi in Giappone, ma che desta l’attenzione di un giovane francese che si trova a Tōkyō per affari a metà degli anni Settanta. Da questo momento inizia un’avvincente avventura fatta di colpi di scena e di tante curiosità, una sorta di romanzo corale con molti protagonisti (da Bruno René-Huchez a Jacques Canestrier, da Maurice Ulrich a Jacqueline Joubert, da Guy Maxence a Michel Gatineau) di cui, per la prima volta, sono chiariti ruoli e responsabilità grazie a interviste e documenti che sono stati analizzati e confrontati al fine di stabilire la verità storica degli eventi.
ufo Robot Grendizer diventa così Goldorak conquistando milioni di bambini francesi e destando la perplessità degli adulti che si trovano a fronteggiare quella che viene definita, in maniera appropriata, la folie Goldorak.

Dalla Francia all’Italia, passando per l’anonimo padiglione di una mostra dedicata a film e a telefilm presso la Fiera di Milano, Goldorak si trasforma in Goldrake e la serie assume il titolo di Atlas Ufo Robot. Merito dell’intuito di una funzionaria rai, Nicoletta Artom, che resta così affascinata da questo cartone animato da proporlo per l’acquisto ai suoi dirigenti. Gli eventi che vanno temporalmente dal momento in cui Nicoletta Artom visiona alcuni episodi della serie a quando essa viene trasmessa su Rete Due vengono qui svelati attraverso la stessa voce dei protagonisti di questa straordinaria avventura: i dirigenti e funzionari rai e sacis del tempo (da Massimiliano Gusberti a Paola De Benedetti, da Sabatino Gargano a Ernesto Quintano) che, dopo quasi quarant’anni, hanno raccontato dell’arrivo di Goldrake sulla televisione pubblica italiana con uno sguardo dall’interno che ha permesso di fare luce su molte delle questioni che finora non avevano trovato ancora risposta. Come mai il robot in Italia viene chiamato Goldrake? Perché il titolo della serie nel nostro paese diventa Atlas Ufo Robot? Che cosa sarebbe questo fantomatico “Atlas” su cui sono state fatte le ipotesi più disparate? È la brochure descrittiva o l’invenzione di qualcuno?
Senza quei dirigenti e senza la caparbietà dell’allora direttore di Rete Due, Massimo Fichera, che osò superare i rigidi schemi imposti della televisione pubblica italiana, Goldrake non sarebbe mai stato trasmesso.

Risultano quindi comprensibili, se non addirittura prevedibili, le reazioni di genitori, giornalisti, psicologi, pedagogisti, insegnanti e politici di fronte a una serie animata considerata pericolosa e violenta che vengono raccontate riferendosi a una grande mole di articoli dell’epoca tratti da quotidiani, settimanali, mensili nonché filmati e registrazioni radiofoniche delle Teche rai, indispensabili per descrivere l’atmosfera di quegli anni e il portato rivoluzionario di una serie come Goldrake che nulla ha in comune con quanto proposto dalla televisione pubblica italiana fino a quel momento in programmi come Gli Eroi di Cartone (1970-1973), Mille e una sera (1970-1972), Drops (1976) e Gulp! (1972).

Da Goldoni a Corvisieri, da Bevilacqua a Fo, da Del Buono a Ferrarotti, da Cardini a Rodari, è un susseguirsi di posizioni pro e contro che alimenta un dibattito che dura diversi anni e il cui apice è rappresentato dalla cosiddetta Crociata di Imola contro i cartoni animati giapponesi che porta alla ribalta mediatica una querelle che infiamma le pagine dei giornali fino ad approdare in televisione nella celebre trasmissione L’altra campana (1980) di Enzo Tortora.

Questa è la “vera” storia di Goldrake, dei suoi protagonisti, dei suoi sostenitori e dei suoi detrattori. E anche di tantissimi bambini che, affascinati dal gigante d’acciaio, non hanno esitato a prendere carta e penna per difendere a spada tratta il loro eroe arricchendo così le rubriche dei giornali di intereventi  a volte ingenui, a volte profondi, ma che hanno il merito di restituirci senza filtri lo spirito di un’epoca straordinaria e irripetibile per la televisione italiana.