Logan: la fine che Wolverine (forse) non meritava

Nicola Ligas - Se non avete visto il film, state alla larga!

Uscito ormai da quasi due mesi, Logan – The Wolverine è l’ultimo film dedicato all’omonimo X-Men, il più popolare, probabilmente, tra gli allevi della scuola Xavier. Ultimo con Hugh Jackman almeno, che finora ne è stato il volto cinematografico, ma non è escluso che in futuro ci possa essere un reboot di qualche tipo. In ogni caso, Logan rappresenta il finale di una serie iniziata con il nuovo millennio, alla quale quest’ultima pellicola si collega solo in minima parte.

C’è stato infatti un bel salto temporale. Siamo nel futuro, 2029, e cosa ne sia stato degli altri X-Men non ci è dato saperlo. Ma del resto questo non è un film sugli X-Men, come hanno osservato in molti. Non è un film sui supereroi, ma su un uomo, Logan appunto, anche se forse sarebbe stato più giusto chiamarlo James Howlett, con il suo vero nome, dato che è proprio il suo canto del cigno che viene narrato. Ed è qui che, secondo me, Logan fallisce: nel tentativo di essere una pellicola intima, introspettiva, che ti faccia vivere il dolore dell’uomo James prima ancora che dell’X-Men Wolverine.

Logan vuole essere un film sull’uomo, che diventa invece solo il finale di Wolverine

Tralasciando certi aspetti della trama, come il fatto che Logan vorrebbe vivere nell’anonimato, “lontano dai radar”, ma venga invece rintracciato da chiunque, anche da una semplice infermiera, nemmeno avesse un neon sulla schiena, o come l’immancabile famigliola che accoglie i protagonisti, cui tutti gli spettatori urlavano “fuggite, sciocchi!”, ciò che manca davvero a Logan è proprio James Howlett. Attenzione: non Wolverine, ma l’uomo dietro la maschera, che in quest’ultima pellicola è solo un vecchio stanco e debilitato (si intuisce a malapena il perché), che trova uno scopo nel difendere la giovane Laura, la “figlia” che non ha mai avuto, almeno in questa linea cinematografica.

La cosa ironica è che la pellicola si rifarebbe ad Old Man Logan, una serie ambientata in un universo alternativo, nella quale James ha davvero una sua famiglia, e la cui trama è così profondamente diversa da quanto qui narrato, da farmi dubitare che ci sia una qualsivoglia parentela tra i due. Peccato poi che, se di serie alternative doveva trattarsi, quella da cui trarre ispirazione era Wolverine: The End (lettura consigliatissima – NdR), nella quale si parla proprio delle origini di James Howlett, di com’era prima di essere Wolverine, e di cosa ne è stato della sua vera famiglia, oltre che della sua morte.

Il problema dei personaggi Marvel cinematografici è in fondo sempre stato un po’ questo: da una parte fanno appello ai fan dei fumetti, ma dall’altra non sono pensati per i fan dei fumetti, ma per il grande pubblico. Ecco perché il protagonista di Logan è “Logan” e non “Howlett”. In generale la cosa può anche avere un senso: al cinema non hai tempo e modo di approfondire quanto hanno fatto i fumetti in tanti anni di cicli e ricicli, ma nel caso di Wolverine penso sia stata anche un’occasione mancata. Il cinema ha infatti la possibilità di riscrivere ciò che sono stati i fumetti, di portare qualcosa di nuovo, di raccoglierne in un certo senso l’eredità e di trasmetterla ad un pubblico più vasto, ma non è ciò che ho visto in questa pellicola.

Un personaggio così complesso, così pieno di spunti anche psicologici, si presta benissimo a fare un film più profondo del classico blockbuster sui supereroi, ma allora, che il film è in fondo abbastanza a sé stante rispetto a tutto quanto narrato in precedenza, perché non spingersi più in là? Perché non parlare davvero di Logan, e non solo della sua morte, che giunge anche scontata e prevedibile, oltre che un po’ fine a sé stessa? Se questa è la fine cinematografica di Wolverine, e per ora lo è, sinceramente mi lascia un po’ di amaro in bocca.

Wolverine: The End, continua ad essere il miglior finale di questo personaggio

Wolverine muore, ma di Logan continuiamo a saperne tanto quanto prima, rendendo quasi paradossale il finale di un film che Wolverine non lo voleva nemmeno nominare. E tutto ciò senza soffermarsi appunto sui perché e percome della sua morte, dei quali potremmo discutere a lungo.

Peccato perché le premesse c’erano e le intenzioni probabilmente erano anche buone. Bene lasciare da parte i cameo di Stan Lee, bene lasciare da parte i finali aperti con dei post titoli di coda che il pubblico attende con più bramosia del finale stesso, ma peccato perché questo è solo un finale, ma non una chiusura. Consolatevi comunque, perché infatti c’è già chi ha pensato ad un finale alternativo, anche se nemmeno questo è quello che avremmo voluto. Ve lo lasciamo qui sotto

Foto: Getty Image