The Pills sempre meglio che lavorare

The Pills – Sempre meglio che lavorare, il film che rende giustizia a 4 anni di YouTube

Emanuele Cisotti - La nostra "recensione" del film cinematografico dei The Pills.

Non abbiamo la cultura e le basi per improvvisarsi critici cinematografici, ma abbiamo la cultura e l’esperienza per parlarvi di un film cinematografico che fa di YouTube la sua base. I The Pills nascono 4 anni fa proprio sulla piattaforma video di Google e da lì di strada ne hanno fatta tanta. Qui vi abbiamo raccontato il loro percorso e come mettervi in pari su di loro.

The Pills – Sempre meglio che lavorare è uscito al cinema la scorsa settimana e parte del nostro team si è prestato come cavia per visionare la pellicola il primo giorno d’uscita, con molte speranze ma una timida paura nata qualche settimana prima dopo il disastro che è stato il loro show televisivo in Mediaset.

In questo articolo non ci sono spoiler, ma solo un accenno alla storia. La trama è semplice: una generazione di trentenni che non ha ancora trovato il proprio posto in questo mondo e che di lavorare proprio non ha nessuna voglia. Provare con il rischio poi di fallire? Col cazzo!

Il primo tempo strappa qualche sorriso, ma mostra qualche falla di un film che inizialmente è solo una raccolta di sketch poco correlati. Il secondo tempo è esattamente quello che ci aspetteremmo da un film realizzato dai tre ragazzi di Roma. Riprendiamo il filo: non siamo qui per giudicare il film nel complesso del cinema italiano e internazionale, ma per parlarvi di quello che è un film che nasce da YouTube.

Diciamocelo: il film che nasce sugli youtuber ha lo stesso “odore” del libro scritto dal calciatore famoso, nonostante lo youtuber nella vita sia comunque già attore e/o regista (è il caso di Luca Vecchi). E questo è un grosso problema, è un grosso stereotipo che sta nascendo proprio in questi anni, ampliato poi da film come Game Therapy (con Favij e altri youtuber). Sempre meglio che lavorare è lontano dall’essere perfetto o dall’essere un capolavoro, ma è proprio quello che ci si dovrebbe aspettare da chi nasce su YouTube e che su YouTube ha ottenuto un così grande successo, tanto da tenere il nome del proprio gruppo anche nella locandina del film.

Certo, il film ha un target ben preciso e che include un sottoinsieme ancora più stretto, quello di chi conosce i The Pills dai loro video su YouTube. Questo però non toglie che il film, nonostante una serie di debolezze, sia comunque perfettamente in linea con quello che i ragazzi fanno su internet, ma che per essere riadattato per il grande schermo e diluito per un’ora e mezzo ha bisogno di un ritmo diverso e di un filo conduttore. Spendendo i soldi del biglietto si sostiene l’idea che per far ridere non c’è bisogno di lavorare quasi gratis e di fornire contenuti da fruire solo gratuitamente.

Questo articolo è stato scritto con l’aiuto di Cosimo Alfredo Pina e Giuseppe Tripodi.

  • 1) lo sportivo famoso (sempre cor carcio, sveja, ve stanno altri sport, che siete vecchi come la buonanima de mi pa?) usa un ghostwriter e, al limite, sovrintende alla stesura finale (controlla che non vi siano errori)
    2) The Pirls sta al cinema come la defunta Madre Teresa di Calcutta stava al terrorismo di matrice religiosa.
    3) l’unico paragone azzeccato è con quel gran &%%&&&/%%%(%$% di Fabio Volo (tutto, a 360°)