7.9

DJI Spark, la recensione del selfie drone che non si accontenta (foto e video)

Nicola Ligas -




Recensione DJI Spark

DJI Spark è il primo drone di una nuova generazione, quella ultracompatta ma comunque “professionale”. DJI Spark non rinuncia infatti a sensori e funzioni di classe superiore, ma vuole renderli alla portata di tutti. Vediamo quindi di capire se ci sia davvero riuscito, o se ancora ci sia qualcosa da rifinire.

LEGGI ANCHE: Recensione DJI Mavic Pro

8.5

Costruzione

DJI Spark sembra un mini Mavic Pro, ma la somiglianza tra i due è puramente estetica. I 4 bracci di Spark infatti non si piegano, sono rigidi e fissi. Le eliche sono invece ripiegabili, in modo da ridurre al minimo l’ingombro. La parte centrale è infatti anche più piccola di un moderno smartphone, ma i bracci hanno comunque il loro ingombro. Questo per dire che DJI Spark è sì molto compatto e molto leggero (300 grammi), ma la superficie che occupa non si riduce, come Mavic Pro. Se voleste riporlo nella sua custodia, avreste quindi bisogno di una borsa abbastanza spaziosa per portarlo con voi.

Lo Spark è realizzato in buona parte con materiali plastici, anche per contenerne il più possibile il peso. In linea di massima il suo corpo compatto restituisce una sensazione di solidità, ma ci sono due punti critici (anzi, 5). Il primo è il gimbal con la fotocamera, completamente esposto. Ci assicurano sia più robusto di quello del Mavic Pro, che però vantava anche una copertura in plastica, removibile, che volendo andava a proteggerlo. Il secondo è l’attacco dei motori ai quattro bracci. Questi ultimi si assottigliano infatti un po’ via via che si avvicinano alle quattro eliche, ed il punto di giunzione risulta quindi il più debole, anche perché vi è inserita una parte rigida, che ne aumenta il peso e ne diminuisce l’elasticità.

È consigliato perciò usare il più possibile i para-eliche (non inclusi nella versione base) per cercare di proteggere il drone, soprattutto nei primi tempi o volendolo utilizzare al chiuso. Nonostante il suo aspetto compatto e robusto, non aspettatevi che Spark possa sopravvivere facilmente a delle collisioni in volo.

Recensione DJI Spark: il drone (quasi) più piccolo di uno smartphone.

Sul retro del DJI Spark abbiamo il pulsante di accensione e quattro LED relativi alla batteria. Subito sopra, nascosti in uno sportellino col nome del drone, ci sono la porta micro USB per la ricarica e lo slot microSD (UHS-1 raccomandata). Nella parte inferiore ed anche su quella frontale sono presenti numerosi sensori che servono allo Spark per comprendere meglio l’ambiente circostante.

8.0

Caratteristiche

DJI Spark è piccolo, ma non va affatto confuso con i tanti mini-droni che potreste aver visto in passato. La sua velocità massima, in modalità sport, è infatti di 50 Km/h. Inoltre è dotato di una serie di sensori anti-collisione che ritroviamo anche su DJI Mavic Pro. Spark può arrivare a 2 Km di distanza dal pilota (limitati a 500 metri in Europa), con l’uso del telecomando. È inoltre il primo drone dell’azienda cinese pensato per decollare, ed atterrare, dal palmo della vostra mano. Ed è anche il primo che può essere controllato solo con una mano.

Tutto questo per dire che nel suo compatto corpo c’è un sacco di tecnologia, che solitamente troviamo in droni di classe superiore. Potremmo parafrasare il tutto dicendo che nelle botti piccole sta il vino buono, ma la realtà dei fatti è che DJI Spark non nasce affatto come drone di classe inferiore. Deve però scendere ad alcuni compromessi, a causa proprio del suo corpo piccolo e leggero. Ma di quelli parleremo tra poco.

Recensione DJI Spark: un primo piano con gimbal e sensori per il gesture mode.

La fotocamera ha un sensore da 12 megapixelf/2,6, campo visivo di 81,9°, e dimensioni di 1/2,3″. Sono caratteristiche simili a quelle che si trovano in molti smartphone. I video hanno risoluzione fissa, 1080p@30 fps, con bitrate massimo di 24 Mbps, e vengono salvati in MP4 con codec H.264. Riguardo le foto il discorso è più complesso.

La risoluzione massima per le foto è 12 megapixel (3.968 × 2.976), ma la potete ottenere solo scattando tramite smartphone/telecomando. Quando siete in gesture mode, ovvero se state controllando il drone con le mani, la risoluzione scende ad appena 1.440 × 1.080 pixel (1,5 megapixel!). Quest’ultima è anche la risoluzione di ShallowFocus, un effetto di sfocatura dello sfondo applicato elettronicamente, simile a quello della Fotocamera Google, tanto per continuare il parallelo con gli smartphone. Si tratta di limiti che dovrebbero essere eliminati da un futuro aggiornamento software.

7.5

Controlli a mano libera

I pro

I controlli a mano libera sono la vera rivoluzione di DJI Spark. Far decollare il drone (ed anche farlo atterrare) dal palmo della propria mano è sorprendentemente facile ed immediato. È sufficiente puntarlo verso di voi, fare un doppio clic sul retro, ed aspettare qualche secondo che venga riconosciuto il volto ed il drone inizi a tirare verso l’alto. Chiariamo che il tracciamento del volto non è una misura di sicurezza in senso stretto. Non potete ciò impostare il vostro viso in modo che lo Spark decolli solo dopo averlo riconosciuto. È una funzione che serve al drone solo per capire che chi lo impugna vuole effettivamente che decolli, e che non si è trattato di un doppio clic accidentale; tutto qui.

Una volta che il drone sarà in hovering davanti a voi, allungando la mano verso la sua parte frontale (meglio se con le dita serrate e non aperte), dovreste vedere i LED dello Spark diventare verdi. È il segnale che la vostra mano è stata riconosciuta. A quel punto, spostandola in alto o in basso, a destra o a sinistra, il drone si muoverà di conseguenza. Spostandovi verso di lui, allontanandovi, o muovendovi lateralmente, lo Spark continuerà a seguirvi. Attenzione però a non fare movimenti troppo rapidi perché potreste perdere il contatto col drone.

Viceversa, quando volete interrompere il controllo tramite gesture, portate rapidamente la mano al petto in modo da troncare di netto la connessione. Non allontanatela né abbassatela lentamente, altrimenti lo Spark potrebbe erroneamente interpretarlo come un comando. Ci sono poi altri due comandi interessanti. Salutando il drone questo si allontanerà un po’, elevando al contempo la sua altezza ed attivando l’active tracking su di voi. A questo punto non avrete più il controllo con la mano, ma lo Spark continuerà a seguirvi automaticamente se vi sposterete. Funziona abbastanza bene, a patto che non compiate scatti repentini e che ci sia campo libero. Quando in active tracking, unendo pollice e indice delle due mani in modo da formare una cornice lo Spark catturerà inoltre una foto. Salutandolo nuovamente, con entrambe le braccia, il drone tornerà da voi. Ed infine, mettendo semplicemente il palmo della mano sotto di lui, questo atterrerà automaticamente.

Recensione DJI Spark: i gesti con la mano sono belli ma perfezionabili.

I contro

Fin qui tutto bene, ma non è sempre tutto perfetto. Non tutti i comandi infatti, in particolare quello per allontanare e quello per far tornare il drone, vengono sempre recepiti ed interpretati correttamente. Immaginate di avere uno Spark a 5-6 metri di altezza e non sapere come raggiungerlo. Lo state immaginando? Ecco, non è un’esperienza ottimale (vedi video recensione). Inoltre, come già detto, le foto scattate in questa modalità sono a bassissima risoluzione, e soprattutto non c’è alcun modo di catturare video.

Si tratta di due limiti non indifferenti, perché al di là del divertimento di controllare DJI Spark con una mano, il senso è proprio quello di scattare foto e video in tempi rapidi, ma le prime hanno scarsa qualità ed i secondi ancora non ci sono. DJI ha affermato che il supporto ai video arriverà con futuri aggiornamenti software, pertanto restiamo fiduciosi che nel tempo la gesture mode possa diventare davvero completa.

Insomma, il voto di questo paragrafo poteva anche essere inferiore, ma si tratta comunque di una funzione unica e peculiare di DJI Spark. Al di là dei numeri però, è importante sapere quali sono i suoi limiti, dei quali abbiamo ampiamente discusso finora. Considerate comunque questa parte da rivedere in seguito a futuri aggiornamenti.

7.5

Controlli con lo smartphone

Per avere un maggiore controllo del drone, ci viene incontro l’app DJI GO 4, compatibile con Android ed iOS. Da un punto di vista di interfaccia e controlli, si tratta della stessa app che già conosciamo e che abbiamo apprezzato nell’utilizzo con gli altri droni DJI. Molto completa, semplice per quanto possibile, ed in grado di essere personalizzata quel tanto che basta. In passato, con i droni DJI recensiti, ci siamo avvalsi per lo più del telecomando e non abbiamo mai usato troppo l’app per il controllo del drone stesso, ma con Spark sono emersi tutti i suoi limiti.

In realtà c’è un solo, grave difetto: la portata. Già a 20 metri circa di distanza da voi, anche in aree prive di altre Wi-Fi, il segnale tra drone e smartphone si fa debole, sia su Android che su iOS. Ci è successo più di una volta di veder diventare grigia la schermata dell’app, invitandoci ad effettuare un return to home per recuperare il drone. Tenete poi conto che tra i QuickShot presenti ce ne sono alcuni pensati proprio per far allontanare il drone da voi automaticamente. Ed anche riuscendo a mantenere il controllo in linea di massima, sono possibili scatti nello streaming video, che rendono meno sicuro il volo.

Si tratta di una mancanza così palese che speriamo sia ovviabile tramite un aggiornamento software. Anche perché i valori dichiarati dall’azienda sono ben altri. 100 metri di distanza, 50 m di altezza, in campo aperto e senza interferenze. In pratica 4-5 volte tanto quanto rilevato da noi, e del resto la portata di una Wi-Fi non può essere così limitata come emerso dalle nostre prove.

Tralasciando l’aspetto del segnale, il controllo del drone tramite app è abbastanza buono; per quanto possa esserlo il controllo con due stick virtuali. Non potrete infatti effettuare grandi manovre di precisione, ma potrete comunque manovrare il drone a vista con relativa semplicità. Potrete inoltre catturare foto e video molto facilmente, regolando l’inclinazione della videocamera come volete. Attenzione però: per spostare l’angolazione della videocamera dovrete temporaneamente rinunciare a muovere il drone, perché non c’è abbastanza spazio a schermo per tutti i controlli contemporaneamente. Anche perché non vi basterebbero le dita per eseguirli tutti.

Ci sono inoltre alcuni QuickShot particolarmente cinematografici, che vi aiuteranno ad effettuare riprese d’effetto con semplicità.

  • Dronie: lo Spark si allontana da voi, in linea retta all’indietro, con un’inclinazione di circa 40°
  • Circle: lo Spark effettua un movimento circolare, ad altezza fissa, attorno al soggetto scelto
  • Helix: lo Spark effettua un movimento a spirale, allontanandosi via via sempre più dal soggetto scelto
  • Rocket: lo Spark va a posizionarsi sopra il soggetto scelto e poi sale di quota, filmando ciò che c’è sotto di lui. (La videocamera si inclina fino ad 85°.)

Per darvi una dimostrazione ideale di queste quattro modalità, potete dare un’occhiata al video qui sotto.

Nella realtà ci sono però un po’ di fattori da tenere in considerazione. Anzitutto lo Spark tende ad allontanarsi molto da voi (50 metri circa) in modalità dronie e rocket. Potete fermarlo quando volete, ma dovrete essere rapidi per non perdere il segnale. Infatti già saprete che non è bene farlo allontanare, se lo state controllando con lo smartphone. Inoltre c’è bisogno di spazio a sufficienza, in particolare per circle ed helix, dato che lo Spark compie ampi movimenti non sempre predicibili.

Siamo però rimasti piacevolmente stupiti dall’active tracking, che ci sembra abbia fatto passi in avanti anche rispetto a quanto provammo su Mavic Pro. Lo Spark riesce infatti ad inquadrare e seguire un soggetto, anche in movimento, con discreta facilità, regalandovi filmati d’effetto, con la minima fatica. Ovviamente facendo sempre attenzione che non ci siano ostacoli sulla strada del drone, che difficilmente li eviterebbe.

8.0

Il volo

DJI Spark è molto rapido nel reagire ai comandi. Il piccolo drone si rivela non solo molto veloce ma anche secco nelle virate, complice anche il suo peso leggero, che contribuisce a diminuire l’inerzia che altri droni più grandi e pesanti possono presentare. Il sistema anti-collisione frontale è inoltre molto efficace (non disponibile in modalità sport). Dovrete anzi tenerne di conto nelle manovre di precisione, in cui vorreste far passare il drone in mezzo a due oggetti abbastanza vicini. In modalità normale però, non aspettatevi virate, salite e discese troppo brusche.

L’immediatezza è la sua chiave di lettura. È il più piccolo drone DJI, ma non è solo un fatto di stazza. Anche rispetto ad un Mavic Pro, che una volta ripiegato non è troppo più ingombrante di uno Spark, quest’ultimo è subito pronto a volare. Non dovrete spiegarne le ali, dovrete solo puntarlo al vostro volto e sarà pronto a decollare. E questo a volte può fare la differenza, soprattutto quando tutto quello che volete è catturare qualche air selfie e poco più.

Photo credit

È insomma divertente e pratico, ma se da un lato le sue dimensioni e la sua stazza sono un vantaggio in condizioni ideali, dall’altro Spark accusa abbastanza la presenza del vento (che è un ostacolo a prescindere per ogni drone). Già con venti moderati, il drone fatica sensibilmente a mantenere una posizione ferma, e questo si ripercuote anche sui video. Attenzione quindi a non volare troppo vicino a degli ostacoli, perché per cercare di compensare i venti, o comunque a causa di questi, lo Spark potrebbe muoversi improvvisamente più del dovuto.

Purtroppo non abbiamo potuto provare la versione con telecomando, che per quanto emerso dalla nostra recensione di DJI SPark è un accessorio praticamente fondamentale per volare davvero con questo drone. Speriamo quindi di poter riprendere in mano Spark tra qualche tempo, sia per vedere se i problemi segnalati sono stati corretti, sia per analizzare anche il telecomando. Ovviamente aggiorneremo la recensione di DJI Spark di conseguenza.

Ricordate inoltre di leggere il nostro articolo, redatto in collaborazione con ENAC, per scoprire dove e come si possono usare i droni in Italia.

Nota: abbiamo provato sia la versione Fly More Combo che il major update ricevuto da DJI Spark a fine luglio. Il voto della recensione è stato quindi corretto di conseguenza, e qui sotto trovate le nostre impressioni ed una nuova video prova da aggiungere a quella presenta ad inizio recensione.

8.5

Fly More Combo

Abbiamo provato, come promesso inizialmente, anche la versione Fly More Combo di DJI Spark. Questa si differenzia da quella base per la presenza di due batterie aggiuntive, paraeliche, caricabatterie multiplo, e soprattutto del telecomando. Grazie a quest’ultimo, l’esperienza d’uso del drone è considerevolmente migliorata, come era prevedibile. I controlli sono precisi, ci sono un paio di tasti personalizzabili, e diventa finalmente facile muoversi e spostare la videocamera al contempo.

Manca il display presente nel telecomando del Mavic, che vi assicurava un buon colpo d’occhio, in ogni condizione di luce, sui parametri principali del drone. Resta la buona fattura del telecomando stesso e l’immediatezza dei controlli, ma ci sono anche un paio di limiti che rendono l’esperienza non ancora perfetta.

Anzitutto, il telecomando si collega allo Spark via Wi-Fi, non tramite sistemi proprietari, come in altri droni DJI. Questo di per sé non dovrebbe essere un problema, ma ancora una volta la portata del Wi-Fi viene ad essere troppo limitata. Non arriverete mai ai 500 metri promessi, perché già prima dei 100m ci saranno infatti problemi di streaming del segnale video. I controlli rimangono abbastanza reattivi, ma senza lo streaming attivo è anche difficile dirlo con certezza, ed in ogni caso non potrete mai perdere di vista il drone. Tutto ciò utilizzando un cavo OTG per connettere smartphone e telecomando, perché se i due sono connessi l’un l’altro via Wi-Fi, le distanze diminuiscono.

Altro lato negativo: accoppiando il telecomando allo Spark, quest’ultimo nasconde l’SSID della sua Wi-Fi, ovvero non potete più collegare smartphone e drone direttamente. Il telecomando deve sempre fare da ponte, e questo, oltre a limitare l’utilizzo del drone se doveste scordarvi a casa il telecomando (lo potete sempre disaccoppiare al volo, ma poi dovrete riaccoppiarlo in seguito), limita anche la velocità di download dei contenuti. Collegando smartphone e Spark scaricherete infatti foto e video a circa 3 MB/s, mentre passando per il telecomando la velocità cala a circa 800 Kb/s.

In ogni caso, è solo con il telecomando che l’esperienza d’uso di DJI Spark può dirsi a suo modo completa, e se siete interessati all’acquisto di questo drone, vi raccomandiamo di fare lo sforzo di arrivare alla versione Fly More Combo. A questo proposito, tenete d’occhio la nostra pagina delle offerte di GearBest per cercare di accaparrarvelo a buon prezzo.

7.5

Aggiornamento

Abbiamo provato DJI Spark dopo il major update di fine luglio, che finalmente ha introdotto delle gesture per registrare i video. Questa consiste nell’alzare lateralmente un braccio, con inclinazione di circa 45°, e tenerlo in posizione per qualche secondo, ad un paio di metri di distanza dal drone.

Alla prova dei fatti però, anche questa gesture non sempre viene riconosciuta in maniera corretta (come le altre), ed è spesso necessario più di un tentativo perché la registrazione video parta. Dovrete inoltre imparare bene il significato dei “lampeggii” dei LED dello Spark, che sono il solo modo per capire cosa il drone stia facendo e se le gesture sono state interpretate correttamente (vedi video qui sopra).

È stata inoltre elevata la risoluzione delle foto scattate in modalità gesture, ed introdotta una modalità panoramica. Entrambi utili e piacevoli aggiunte al comparo fotografico.

Peccato però che la ricezione da smartphone sia rimasta di bassa qualità, e già con 20-30 di distanza tra drone e telefono sia facile perdere il controllo del primo. La speranza è che i prossimi aggiornamenti possano risolvere anche questi problemi, rendendo di fatto DJI Spark quel drone immediato e “per le masse” che doveva essere fin dall’inizio.

Video (sample)

In rete è già facilissimo trovare decine e decine di sample video di DJI Spark, e del resto ce ne sono anche tanti nella nostra video recensione. Qui sotto vi proponiamo quindi un filmato simile ai nostri classici sample degli smartphone, che ormai conoscerete bene. L’idea è proprio di farvi vedere i familiari palazzi di fronte al nostro ufficio da una prospettiva diversa, in modo che possiate anche confrontare la qualità di queste riprese con quelle dei tanti smartphone che abbiamo recensito.

La stabilizzazione è a due assi (pitch e roll), e quindi tende ad esibire un certo ondeggiamento in senso orizzontale (vedi video recensione e sample qui sotto), nonostante la compensazione elettronica. Diciamo che se i video di un Mavic Pro sembrano quasi sempre registrati da un treppiede fermo in cielo, quelli dello Spark sembrano filmati da una videocamera stretta in mano. Non è una tragedia, ma a seconda delle condizioni si può notare. E può anche essere bello così.

In generale abbiamo apprezzato molto la resa cromatica, assai fedele all’originale, con colori non troppo sparati e nemmeno troppo spenti. La risoluzione è fissa a 1080p@30fps. Buona per riprese relativamente vicine, ma ovviamente si perde un po’ di dettaglio nelle panoramiche più ampie. Il frame rate però è adeguato al tipo di stabilizzazione. L’intervallo dinamico è quello che vi aspettereste da un sensore di queste dimensioni. Brucerete quindi un po’ il cielo se l’esposizione è regolata sulle parti più buie, o viceversa le ombre saranno molto scure se volete un cielo bello solare.

Foto (sample)

DJI Spark scatta al massimo a 12 megapixel, ed è su questo tipo di sample che vogliamo concentrarci. Confermiamo infatti le buone impressioni sui colori, già evidenziate nei video. Peccato per l’assenza di HDR. Le foto in diurna sono di buona qualità, piuttosto ben definite e con un buon bilanciamento generale, ma soffrono le aree a forte contrasto. Le foto in condizioni di poca luce alzano drasticamente i tempi di posa, ed è molto difficile che non risultino mosse. Quando al massimo della risoluzione ed in buone condizioni insomma, la fotocamera di DJI Spark è paragonabile a quella di un buono smartphone.

7.0

Autonomia

La batteria da 1.480 mAh di DJI Spark fa quel che può, ovvero un quarto d’ora in condizioni ideali. Ma nella pratica saranno sempre meno. Questo significa niente modalità sport e venti assenti. Se lo Spark deve fare anche la fatica di misurarsi contro le condizioni meteo, starete tra 10-12 minuti. E sia chiaro che mantenerlo in hovering non innalza particolarmente questi tempi. Consigliamo quindi di munirsi di una o più batterie di riserva, per voli prolungati.

7.5

Prezzo

DJI Spark costa 599€ nella versione base. Possono sembrare pochi per un drone di qualità, ed in effetti lo sono. A causa però dei limiti che abbiamo evidenziato, sia nei controlli a mano libera che con smartphone, il telecomando è quasi obbligatorio. Aggiungeteci anche un paio di batterie per volare un po’ più a lungo, eliche, paraeliche, borsa e base di ricarica, ed avrete la Fly More Combo, dal prezzo di 799€. Non sono più così tanto pochi.

Acquistando DJI Spark o altro drone dell’azienda, avrete in omaggio il corso DJI Educational in italiano, che vi consigliamo vivamente di seguire. Un drone è esattamente il tipo di dispositivo con cui non fare “gli spavaldi”.

Foto

Giudizio Finale

DJI Spark

7.9

DJI Spark

DJI Spark prova a portare i droni tra le masse, ed in parte ci riesce. Ma in parte no. Al lancio; i controlli a mano libera sono belli da vedere ma non sempre pratici da fare, e la portata dello smartphone insufficiente. Ciò nonostante Spark si fa amare per la sua immediatezza, per la prontezza e la propensione al volo e per le belle riprese che saprà comunque regalare a chiunque. La strada intrapresa è quella giusta, ma forse il vero "sdoganamento" toccherà alla prossima generazione, o ad un futuro aggiornamento software. Consigliatissima la versione Fly More Combo, per volare "meglio" e di più. Il solo rischio è che poi diventiate davvero appassionati di droni, e che vogliate qualcosa di più.

di Nicola Ligas
Pro
  • Controllo con gesture
  • Piccolo ed immediato
  • QuickShot cinematografici e semplici
  • Telecomando
Contro
  • Gesture migliorabili
  • Portata Wi-Fi da smartphone
  • Autonomia
  • Prezzo (fly more combo)
  • Pablo Galattico

    Ciao….con questa tua rece mi stai confermando la mia prima impressione e cioè che questo spark costa troppo per quello che offre e che il mavic pro per 300/400 euro in più (differenza tra le 2 versioni combo) conviene molto di più…..ma se mi permetti il vero best buy per rapporto qualità/prezzo rimane lo xiaomi mi drone 4k che completo di tutto costa circa 450 euro o meno e offre qualità foto/video, autonomia e diverse funzioni/modalità di volo praticamente uguali al mavic pro al netto di un app meno rifinita e credo giusto qualcosa in meno in termini di portata ma cmq supera i 3 km di distanza dalla radio!….Quindi che aspettate a recensire questo MI Drone 4k?

    • Non siamo ancora mai riusciti a procurarcelo, sennò l’avrei fatto volentieri. La differenza tra le versioni combo di Spark e mavic è comunque più alta: 400€ separano la combo dello Spark dalla base del mavic.
      Il drone di Xiaomi cmq non è né piccolo come lo Spark, né pieghevole come il mavic, e sono due elementi non da poco. In ogni caso, appena possibile, sarò ben lieto di provarlo.

      • Pablo Galattico

        si ma costa un terzo del mavic e con prestazioni simili, lo spark è un giocattolino che funziona così così, ha qualità foto/video nettamengte inferiori, autonomia inferiore e costa quasi il doppio del mi drone….per un prezzo così nettamente inferiore si può tranquillamente rinunciare alla portabilità estrema dei due dji (visto che mi drone è sì più grande ma cmq con piedini pieghevoli e quindi nemmeno poi così tanto difficile da portarsi dietro in una valigetta e tra l’altro è sicuramente più solido rispetto ai due dji)

        • Io i paragoni di prezzo li faccio sempre con i listini ufficiali, altrimenti il nuovo sarà sempre svantaggiato nei confronti del vecchio che si è svalutato. Inoltre non è proprio paritario fare un confronto tra l’acquisto dallo store ufficiale in Italia, e da uno di terze parti in Cina.
          Detto questo: sì, Spark non costa poco, soprattutto perché “devi” comprare la versione fly more combo. Nel paragone con Mavic infatti trovo che vinca quest’ultimo, come qualità prezzo, anche perché la fly more dello spark la puoi quasi paragonare alla base del mavic (che include il telecomando e che di suo ha un’autonomia doppia dello spark).

          Per quanto riguarda Xiaomi, vedrò cosa riusciremo ad ottenere in futuro. Nella mia esperienza,per avere una buona esperienza (scusa il gioco di parole) il drone da solo non basta: ci vogliono app (se necessaria), telecomando, e ci vuole una bona sinergia tra questi. Non sono del tutto sicuro che Xiaomi riesca a darmela, ma sarò ben lieto di ricredermi.

          • Pablo Galattico

            beh ho visto vari video sul tubo e al netto di un app non ancora ai livelli di quella dgi il drone di xiaomi sembra offrire un buona esperienza d’uso…in ogni caso aspetto anche una vostra recensione per avere un parere in più su questo MI Drone….reperirlo non credo rappresenti un grosso problema visto che lo vendono i soliti vari store cinesi come gearbest tomtop ed altri….basta volerlo e avere la possibilità di investire questi 450 euro o meno!

  • Burla Renato

    Infatti sempre piu convinto che lo spark è una cagata pazzesca

    • Ora non esageriamo. Ci sono tanti ottimi spunti, e rimango convinto che il firmware che provai durante l’anteprima fosse diverso. Forse al momento del lancio commerciale ne hanno messo uno più “prudente”, che di contro ha peggiorato alcuni aspetti, come le gesture e la portata del Wi-Fi, che non può essere così limitata. Confido in prossimi aggiornamenti risolutivi.

  • Col telecomando lo spark migliora molto, ma in base a quanto mi dicono (non l’ho provato personalmente) anche la portata del telecomando ha i suoi problemi, perché sempre basata sul Wi-Fi.
    P.S. la differenza tra spark combo e mavic base (che però ha già il telecomando) è del 50%. Non dico sia poco, ma non è il doppio.

  • TheAlabek

    Ma qualcuno si riuscirà mai ad informare su sti droni nei siti che li recensiscono?
    I limiti sono 70m in altezza e 200m in distanza
    Peso e massa se sotto i 25kg non importa a chi non ci lavora, non serve patentino, l’unica cosa è volare lontano da persone e luoghi vietati

    • Se ti riferisci a noi, abbiamo anche un articolo dedicato con tanto di approvazione dell’ENAC. Sinceramente non capisco il perché di questa polemica.
      http://www.smartworld.it/tecnologia/dove-come-pilotare-droni.html

      • TheAlabek

        Perché confondete gli APR con gli aereomodelli 🙂

        • Dove li avremmo confusi, scusa?

          • TheAlabek

            “Spark può arrivare a 2 Km di distanza dal pilota (limitati a 500 metri in Europa)”
            Lo avevo inteso come limite legale e non come limite di Dji (detto fra noi, che schifo) chiedo scusa

  • alfri

    una cosa è obbligatoria in questo drone,che con il radiocomando vada come il mavic.senno non ha senso.