Netflix punta tutto sulle serie TV: niente sport e VR, e qualche rimpianto per House of Cards

Lorenzo Delli

Con il classico evento annuale, che si è tenuto questa volta alla Cité du Cinema di Parigi, Netflix ha annunciato i nuovi contenuti e le tecnologie previste per questo 2016 e per il futuro della società. L’evento ha anche fornito ai giornalisti presenti un pretesto per piazzare qualche domanda di rilievo al CEO di Netflix, Reed Hasting, a riguardo ad esempio di House of Cards e della sua distribuzione in Italia, del numero di utenti e del nuovo possibile rivale costituito dalla collaborazione Mediaset – Vivendi.

Partiamo subito da House of Cards: la situazione che coinvolge la celebre serie a marchio Netflix interpretata da Kevin Spacey è, a detta dello stesso CEO, uno dei suoi più grossi rammarichi. Nonostante il cast composto da pezzi da novanta, nessuno, forse anche un po’ ingenuamente, pensava che House of Cards sarebbe divenuto uno dei cavalli di battaglia del celebre servizio di streaming. Il CEO, che è comunque felice di aver riportato “a casaOrange is The New Black (anche se non in esclusiva), è comunque convinto che la presenza della serie di Beau Willimon su Sky sia una sorta di cavallo di Troia: “È vero che la trasmettono loro, ma è anche vero che tutti sanno che è di Netflix e vengono da noi a cercare altre serie di qualità”.

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Hastings commenta anche la creazione del nuovo polo europeo Mediaset – Vivendi, che ha tra gli obiettivi la creazione di un servizio di streaming per contrastare l’espansione di Netflix in Europa, dicendosi assolutamente non preoccupato della cosa: “In America da anni stiamo vivendo questa situazione. Ci sono HBO, Comcast, Hulu, Youtube e molte altre piattaforme concorrenti, crescono tutte e molti utenti sono abbonati a più di una piattaforma”; anzi, è parso piuttosto divertito in relazione alle dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi secondo il quale il debutto in Italia di Netflix non ha fatto faville: “Sono contento che ci sia chi perde tempo per parlare di noi. Mentre gli altri parlano noi investiamo in Italia, abbiamo iniziato e continueremo a farlo”. Il CEO non commenta però il numero di abbonati a Netflix in Italia, che secondo le ultime indiscrezioni dovrebbero ammontare a circa 200.000.

Netflix e le serie TV

Come anticipato nel titolo, Netflix preferisce concentrarsi sui contenuti originali, specialmente sulle serie TV, che richiedono un budget più basso, sono più semplici da produrre e che vantano una durata per episodio inferiore a quella dei film. Quest’ultima caratteristica permette agli utenti sparsi in tutto il mondo di ritagliarsi anche brevi momenti di intrattenimento, e come saprete bene se ne siete appassionati, la dipendenza creata dalle serie TV trasforma piccoli ritagli di tempo in maratone della durata di ore.

A tal proposito, tra le serie in arrivo quest’anno su Netflix si annoverano The Crown, serie in cui l’attrice Claire Foy interpreta una giovane regina Elisabetta II che sarà distribuita anche in 4K a partire dal 4 novembre; Marseille, serie TV francese con Gérard Depardieu ambientata nell’omonima città; e la seconda stagione di Marco Polo, che arriverà in 4K e in HDR a partire dal 1 luglio. Non sono comunque questi gli unici contenuti originali in arrivo sul catalogo del servizio: Voltron, Marvel’s Luke Cage e anche film quali The Do-Over sono infatti attesi già dai prossimi mesi.

Sport e Realtà Virtuale?

Si è avuto occasione durante l’evento di parlare anche di sport e realtà virtuale. Secondo i vertici di Netflix, la realtà virtuale per i prossimi anni rimarrà strettamente legata al mondo del gaming. Netflix ha effettivamente sviluppato un’app per GearVR (che per la cronaca funziona davvero bene NdR), ma nel futuro prossimo la società non ha intenzione di investire nella creazione di contenuti originali in VR. Neanche gli eventi sportivi interessano al momento la società: Netflix non vuole puntare su eventi “live“, come appunto quelli sportivi, ma solo su contenuti on demand.

Contenuti offline e nuove tecnologie

I contenuti offline sono una tra le funzionalità più richieste dai 75 milioni di utenti abbonati a Netflix, e questo Hasting e Ted Sarandos, Chief Content Officer di Netflix, lo sanno bene. Pare infatti che l’aggiunta di tale funzionalità sia al centro di alcune valutazioni interne, ma al momento non ci sono altri dettagli in merito.

Per quanto riguarda le nuove tecnologie Netflix svela che il segreto sono gli utenti stessi. Sono infatti i 75 milioni di abbonati che contribuiscono ogni giorno al miglioramento del servizio: Netflix è una piattaforma che è in un permanente stato di test, ed è altamente possibile che utenti, anche vicini, vedano interfacce diverse e nuove funzionalità (accade spesso anche in redazione NdR). Un esempio semplice e pratico? Con il lancio di Sword of Destiny, Netflix aveva realizzato sei immagini promozionali. Quella che ha raggiunto il maggior numero di clic è diventata la copertina ufficiale del contenuto. Può sembrare una cosa di poco conto, ma la società ha dichiarato che usare l’immagine giusta aumenta del 400% le visualizzazioni del contenuto. Vengono spesso anche utilizzati diversi algoritmi di suggerimento dei contenuti. Quello che funziona meglio tra quelli in fase di test, ovvero quello che soddisfa maggiormente l’utenza, verrà poi scelto come algoritmo di base.

Sempre a proposito del così detto “motore di raccomandazione“, secondo i vertici di Netflix “non servono milioni di titoli a catalogo, serve solo un sistema che sia in grado di mostrare all’utente quello che lui vuole vedere“, dichiarazione che potrebbe non trovare il consenso di molti, ma lasciamo a voi il compito di commentarla nell’apposita sezione. A tal proposito però Netflix ha svelato un interessante segreto: tale motore non funziona solo grazie ad un algoritmo, ma anche grazie alla forza lavoro, sempre si possa definire tale, dell’uomo. Esiste infatti una divisione di membri definiti “tagger” che guardano ogni contenuto prima che esca sul catalogo, il cui compito è sopratutto quello di catalogare ogni serie e film secondo una serie di chiavi fisse e variabili. Ecco quindi come nascono le particolari categorie nascoste di Netflix come ad esempio Super Eroi Marvel o Film Drammatici Francesi.

Il genere non esiste (e il cucchiaio?)

Secondo Netflix i generi di appartenenza non esistono più. O meglio, esistono migliaia di sotto generi che meglio di adattano ai gusti dei singoli utenti, un po’ grazie al tagging a cui facevamo cenno primo, un po’ grazie anche alla creazione di categorie definite sui gusti dell’utente stesso. Netflix sfrutta infatti la cronologia di visione dell’utente (quella che, per inciso, può essere cancellata) per trovare persone che hanno visionato contenuti simili, sfruttando i dati congiunti per suggerire nuovi contenuti a persone diverse. Capirete anche da soli che con un bacino di utenza che ammonta a 75 milioni di abbonati, tale sistema permette di fornire suggerimenti particolarmente precisi.

Fonte: DDay