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A volte ritornano: il vinile

Lorenzo Fantoni

Oltre otto milioni di dischi in vinile sono stati venduti nel 2014, il 49% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. I principali responsabili di questo ritorno sono gli ascoltatori più giovani, in particolare gli amanti del rock indipendente, attratti dalla qualità audio superio del vinile e dal rituale di un ascolto diverso.

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Ma mentre i vinile tornano di moda, lo stesso non si può dire del modo in cui vengono fatti. Attualmente il 90% di tutto il vinile grezzo disponibile nel settore viene rifornito da una sola azienda, il che porta i vari stampatori di dischi a subire periodici cali di scorte e ritardi.

Un altro problema è che, nonostante questo trend positivo, difficilmente i grandi investitori decidono di spendere soldi per finanziare un’industria che rappresenta il 2% del mercato musicale negli Stati Uniti. Il risultato è che l’acquisto di macchinari, anche se triplicato, è sempre più difficile. Per ovviare a questa mancanza, le ditte per star dietro agli ordini fanno lavorare le macchine 24 al giorno, il che aumenta il loro costi di manutenzione, e in ogni caso difficilmente si possono superare i 125 dischi stampati all’ora, il che fa gonfiare i tempi di attesa per i commercianti.

E come se non bastasse, la richiesta di vinili con plastiche sempre più strane e la rinnovata richiesta dei superstore rendono ancora più stretto il collo di bottiglia.

Non male per un settore che doveva essere morto anni fa!