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Android e elettrodi cerebrali potranno aiutare le persone paralizzate

Cosimo Alfredo Pina -

Incidenti stradali, malattie congenite e sindromi neurodegenerative sono solo alcune delle cause di paralisi, che nei casi più gravi vanno anche ad invalidare le basilari capacità di interazione con il mondo esterno.

Ad oggi esistono vari mezzi che permettono alle persone affette di tornare a comunicare con il mondo esterno, ma sono costosi, ingombranti e più in generale non alla portata di tutti. Il Dr. Paul Nuyujukian vuole rivoluzionare questo aspetto con un sistema basato su dei sensori relativamente compatti e Android.

Infatti quello che il Dr. Nuyujukian ha notato durante i suoi studi e che le interfacce attualmente in uso sfruttano il concetto di movimento, assimilabile a quello di un mouse per PC, gestibile con la direzione dello sguardo o elettrodi che riescono a percepire il segnale neurale.

Secondo Nuyujukian il movimento più facile e familiare e facile da replicare dai segnali cerebrali sarebbe invece quello tap su un touchscreen. Ispirato da questa nozione il team di ricerca ha sviluppato un sistema di elettrodi cerebrali connesso ad un comune dispositivo Android: nei primi test è stato usato un Nexus 9.

Nei test di BrainGate, questo il nome del sistema, è stato possibile rendere delle persone paralizzate dal collo in giù capaci di interagire con la normale interfaccia Android, ad esempio effettuando una ricerca su Google, o esplorando il Play Store.

Il tutto è in fase sperimentale ma il team diretto dal Dr. Nuyujukian auspica di poter espandere il programma di test e, in futuro, di rendere la propria interfaccia, anche grazie alla flessibilità di Android, una realtà relativamente facile da adottare.

Via: Singularity Hub