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Arduino: dissapori e poca chiarezza, ne comprometteranno il futuro?

Cosimo Alfredo Pina

Arduino è la scheda elettronica made in Italy che da anni offre agli smanettoni di tutto il mondo una piattaforma aperta su cui sviluppare progetti hardware di ogni tipo. Nato dalla collaborazione tra cinque appassionati, il progetto vive ora momenti di crisi a causa di una serie di incomprensioni interne.

La scheda di Ivrea viene infatti spesso associata al nome di Massimo Banzi, ma la nascita di questo progetto è da attribuire anche a David Cuartielles, Tom Igoe, David Mellis e Gianluca Martino. I problemi nascono quando i membri, ad esclusione di Martino che è proprietario dello stabilimento di produzione, spingono per portare il brand su una dimensione più globale.

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Per questo lo stesso Martino, all’insaputa degli altri soci, nomina come amministratore delegato della fabbrica di Ivrea, Federico Musto, una figura esterna al progetto. Qui nascono le grandi incomprensioni; secondo Banzi, Musto e Martino si sarebbero appropriati del marchio Arduino, non registrato per far fede alla natura open del progetto, per promuoversi come referenti della scheda.

In un’intervista a Repubblica, Banzi fa anche riferimento ad altre questioni legali e spiega come prima di sapere come la cosa evolverà si dovrà attendere le prossime mosse di Musto e Martino. In effetti, almeno da uno sguardo esterno, la situazione interna ad Arduino sembra piuttosto caotica che in un momento in cui l’avanzata dei rivali come Raspberry Pi, che ha recentemente presentato la sua nuova scheda, non giova certamente a questo progetto nato in Italia.

Via: WiredFonte: Repubblica
  • Lorenzo Zaccomer

    Spero che si risolva tutto per il meglio perché Arduino merita di andare avanti.