Samsung conduce (e non di poco) la gara della realtà virtuale con le vendite di Gear VR

Leonardo Banchi -

Dopo vari tentativi mai decollati del tutto, il 2017 potrebbe (o meno) essere l’anno della realtà virtuale, quello in cui i visori entreranno davvero in modo massivo nelle case del grande pubblico. Se succederà, però, sappiamo già chi condurrà questa marcia: sarà Samsung, che con le 782.000 unità vendute di Gear VR primeggia largamente su tutti i principali competitor.

Ad occupare il secondo posto nella classifica dei visori più venduti nel 2017 è il PlayStation VR di Sony, ampiamente staccato e fermo a 375.000 unità. Un po’ a sorpresa, soprattutto per le limitazioni geografiche della sua vendita, il Daydream View di Google, che ha raggiunto le 170.000 unità nonostante sia stato finora possibile aggiudicarselo soltanto negli Stati Uniti, Canada, Germania, Regno Unito e Australia.

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È tuttavia innegabile che a fare la fortuna di Samsung (e di questi avversari) sia stato però anche il prezzo ridotto dei visori, limitati nelle possibilità e nella scheda tecnica rispetto ad altre alternative ma decisamente più appetibili al grande pubblico. HTC Vive e Oculus Rift, i due principali competitor nella fascia alta, rimangono infatti fuori dal podio rispettivamente con 95.000 e 64.000 unità vendute.

Samsung Gear VR ha inoltre potuto contare sulla più che solida base degli smartphone Galaxy, che oltre a trainare la vendita dei visori con offerte speciali legate al loro acquisto senza dubbio hanno invogliato alcuni loro proprietari ad affacciarsi al mondo della realtà virtuale sfruttando il loro smartphone e una spesa contenuta.

E voi, possedete un visore VR? Il 2017 sarà davvero l’anno della realtà virtuale, e in caso affermativo… chi sarà a guidarne la diffusione?

Via: VRsource
  • Filippo Dardi

    Ha davvero senso confrontare i visori per smartphone con quelli relegati a PC/console? Sono due mercati differenti, con volumi differenti di vendite

    • Perché no? La realtà virtuale è comunque quella. Certo quelli collegati hanno una qualità superiore, ma non la flessibilità di uno non collegato.
      Secondo me confrontarli ha perfettamente senso, anche perché il mercato non ha ancora decretato quale delle due tecnologie deve predominare. E non è neanche una questione di prezzo, perché un Gear VR da 100€ deve poi anche avere sotto un telefono da 700€ sotto.

      • ActzeRaptor

        il gear vr a quanto ne so è solo un visore tipo google cardboard. non ha neppure un display lcd. è per questo che costa 60 euro. quindi è abbastanza corretto NON paragonarlo agli altri visori.

        • Gear VR da solo è un cardboard migliorato. Non ha uno schermo ma non è neanche un cardboard. Detto questo una volta che ci metti uno smartphone dentro è assolutamente paragonabile agli altri, visto che il costo è alto e il risultato è lo stesso.

      • Filippo Dardi

        Secondo me sono rivolti a due mercati differenti: Vive e Rift poggiano su infrastrutture ben consolidate, mentre GearVR trova spazio nel progetto di Samsung di rendere il cellulare il fulcro della vita tecnologica dell’utente (avete recensito da poco Dox, no? :D)

        • Quello sicuramente. Ma sono comunque due visori e come tali secondo me stanno bene nella stessa categoria e confrontati. Quello che si ottiene non è poi così diverso (con i rispettivi pro e contro). Poi se uno vuole può scindere le cose, ma non è obbligatorio.

        • Leonardo Banchi

          È vero, ma il confronto trova senso nel momento in cui avviene nella testa degli utenti… e oggettivamente, io credo che chi ha voglia di buttarsi nel mondo VR sicuramente mette a confronto Vive, Rift, GearVR e DayDream domandandosi, in base a spesa e esigenze, quale fa più al caso suo.

          In più è sicuramente una domanda che si faranno anche aziende e sviluppatori: volendo spingere sul VR, meglio puntare su prodotti/ecosistemi “selezionati” e di fascia alta o su prodotti più modulari e versatili?