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Ecco cosa permette di fare la “patente per droni” americana

Lorenzo Fantoni -

Dopo aver nicchiato per un bel po’ di tempo, la Federal Aviation Administration (FAA) degli Stati Uniti ha ufficialmente annunciato la sua proposta di regolamentazione per droni più piccoli.

Da una prima analisi, queste regole sembrano essere un po’ meno rigide di quanto prospettato dagli analisti, anche se è chiaro come rappresentino un grande NO all’idea di Amazon di utilizzare i droni come fattorini.

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Queste dunque le regole che verranno applicate ai droni che pesano meno di 25 kg:

I piloti devono superare un test conoscitivi (ma non pratico) per ottenere una licenza di pilota di droni, che verrà attentamente scrutinata dal TSA (Transportation Security Administration). Questo test dev’essere ripetuto ogni due anni e può essere fatto solo da chi ha compiuto almeno 17 anni.
Ai piloti è concesso di volare solo di giorno e devono essere in grado di individuare il drone in ogni momento, anche se possono utilizzare un assistente come osservatore.
La licenza è valida per tutti i droni di piccole dimensioni.

Questo per fortuna smentisce una delle congetture che circolavano settimana fa, secondo la quale i piloti avrebbero dovuto prendere una patente di volo come i piloti di aerei e che gli eventuali assistenti avrebbero dovuto sostenere un esame medico.

I droni che rientrano tra quelli pilotabili con questa patente devono volare ad altezze inferiori ai 150 metri e velocità sotto i 160 km/h. Non si può volare sopra alle persone e la visibilità dev’essere di almeno 4,5 km. I drone può volare in maniera autonoma, ma tutte le altre norme devono essere applicate e si deve poterlo controllare manualmente in ogni momento.

La FAA sta anche considerando l’idea di creare una seconda categoria per i droni molto piccoli, ovvero sotto i 2 kg, che potrebbero sorvolare le persone.

Strano a dirlo, queste regole non si applicano agli aeroplani modello o a chi usa droni per divertimento.

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Secondo l’amministratore della FAA, Michael Huerta “Si è cercato di essere flessibili, per mantenere gli attuali livelli di sicurezza senza far pesare troppo le nuove regole su un mercato emergente”.

Il punto più spinoso di queste nuove regole sembra essere l’obbligo di mantenere un costante contatto visivo col drone, senza l’uso di binocolo. Questo restringe gli eventuali usi commerciali, tagliando fuori la consegna con i droni pensata da Amazon, e limitando alcuni usi fotografici, l’ispezione di edifici e cavi dell’elettricità, la ricerca di superstiti in situazioni critiche e il monitoraggio dei raccolti.

La reazione di Amazon

Il colosso dello shopping online non è rimasto in silenzio di fronte a questa proposta. Il Vicepresidente della Global Public Policy di Amazon Paul Misener ha inviato una email a Techcrunch dicendo che “La proposta dell’FAA forse sarà recepita entro uno o due anni e non permetteranno a Prime Air di operare negli Stati Uniti. L’FAA deve iniziare e completare velocemente una procedura indirizzata verso i bisogni del nostro business e dei nostri clienti. Noi siamo assolutamente focalizzati sulla realizzazione di Prime Air e siamo pronti a operare dove la legge ce lo consente”.

Dunque, il servizio Prime Air potrebbe debuttare fuori dai confini degli Stati Uniti, magari in Europa.

Misener tuttavia fa anche notare che questo è solo il primo passo, in futuro potrebbero spuntare fuori tecnologie che permetteranno ai droni di uscire dal campo visivo del pilota che potrebbero rappresentare eccezioni alla regola.

Passerà ancora molto tempo prima che questo corpus di norme diventi realtà, e potrebbero avvenire cambiamenti anche drastici al testo. Fino a quel momento tutti gli operatori commerciali dovranno chiedere permessi speciali alla FAA.