Come i funghi aprono la mente

Gli scienziati hanno finalmente scoperto come i funghi allucinogeni aprono la mente

Leonardo Banchi

Che i funghi allucinogeni siano in grado di “aprire la mente” non è una novità: spesso infatti si sente parlare degli effetti in grado di mettere la mente in uno stato simile a quello del sogno. Altra cosa, però, è dimostrare che ciò avvenga veramente, ed è ciò che hanno fatto dei ricercatori con uno studio pubblicato su Human Brain Mapping.

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Per il loro esperimento, gli scienziati hanno iniettato una dose di psilocibina, la sostanza che conferisce ai funghi il loro potere, ad un gruppo di 15 partecipanti. Un altro gruppo, usato come confronto, non ha ricevuto l’iniezione. Poi, utilizzando una tecnologia di controllo dell’attività del cervello, i ricercatori hanno monitorato le aree che entravano in funzione in entrambi i gruppi. Ne è risultato che i soggetti a cui era stata iniettata la psilocibina avevano avuto un incremento di attività nelle regioni del cervello che entrano generalmente in funzione durante i sogni, quando dormiamo. Oltre ad esse, era aumentata l’attività anche in aree generalmente associate ad emozioni e memoria. Secondo i ricercatori, tutti effetti che si verificano anche quando sogniamo.

Dato che, spesso, le persone che fanno uso di allucinogeni spesso descrivono l’esperienza come qualcosa di “simile a un sogno”, questi risultati potrebbero non sorprendere i più e non sono destinati a stravolgere l’immaginario collettivo. Oltre a questo, però, bisogno considerare che la psilocibina non ha solo sbloccato le emozioni, ma anche diminuito l’attività in parti del cervello generalmente associate all’autostima e al senso del proprio ego. Questa strana combinazione sembra permettere agli utilizzatori di prendere in considerazione le proprie emozioni da un punto di vista differenze, più ampio e spesso più positivo. È  anche grazie a questi effetti, secondo un articolo pubblicato da Carhart-Harris per The Conversation, che gli allucinogeni sono stati a lungo considerati utili facilitatori di alcune forme di psicoterapia.

Le scoperte sono comunque “completamente nuove, e la loro validità deve essere ulteriormente testata”, ha scritto Carhart-Harris. Se i risultati li confermeranno, comunque, potrebbero finalmente portarci a una base biologica per la comprensione dell’ “espansione di coscienza che è uno dei tratti distintivi di un’esperienza psichedelica“.

 

VIA: TheVerge