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Il fallimento sfolgorante di Greenpeace a Nazca

Lorenzo Fantoni -

In questi giorni a Lima, Peru, si è tenuto un summit sul clima. Nel tentativo di portare l’attenzione dei delegati sul tema delle energie rinnovabili, alcuni attivisti di Greenpeace  hanno pensato bene di mettere una gigantesca scritta accanto al più famoso degli enormi disegni di Nazca, un sito archeologico vecchio di 1500 anni.

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Peccato che per farlo hanno danneggiato per sempre il sito, camminando su un suolo normalmente inaccessibile persino ai capito di Stato, dove si può camminare soltanto con scarpe speciali.

Ovviamente il governo peruviano l’ha presa benissimo, e ha deciso di incriminare gli attivisti e portarli in tribunale.

“Se cammini su quel suolo, le tue impronte rimarranno là per centinaia di anni – spiega alla BBC Luis Jaime Castillo, che lavora al ministero peruviano per i beni culturali – e la linea che hanno distrutto è una delle più visibili e riconoscibili”.

Greenpeace ha ovviamente cercato di scusarsi in ogni modo possibile per questo sfolgorante fallimento, aggravato dal fatto dell’aver danneggiato l’opera con un messaggio che non è neppure diretto al popolo di cui fa parte, visto che è in inglese. L’associazione ambientalista ha dichiarato che non userà le immagini degli attivisti (e ci mancherebbe) e che invierà il suo direttore esecutivo Kumi Naidoo a Lima per portare le scuse al governo peruviano. Scuse che probabilmente non basteranno.