pianeta abitabile

Il primo pianeta abitabile scoperto potrebbe non esistere (foto e video)

Leonardo Banchi -

Dall’annuncio della scoperta di Gliese 581, una stella attorno alla quale ruota un pianeta con caratteristiche molto simili alla terra, le fantascientifiche speranze riguardo a una spedizione che potesse gettare le basi per un futuro esodo dell’umanità sono state incessanti. Purtroppo, la conclusione rischia di essere una delle più deludenti: tale pianeta, infatti, potrebbe non esistere.

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Nel 2007 gli astronomi osservarono quattro pianeti orbitanti attorno alla stella, due dei quali all’interno della cosiddetta “zona abitabile”: non troppo vicini, nè troppo lontani, così da possedere una temperatura tale da permettere lo sviluppo della vita: uno di essi fu chiamato Gliese 581d. Dopo pochi anni, alla lista vennero aggiunti altri due pianeti, fra i quali anche Gliese 581g, che pareva avere speranze per la vita ancora migliori. Il problema è che, nonostante le artistiche rappresentazioni che vengono fatte di questi pianeti, gli scienziati stanno ancora guardando “scarabocchi su di un grafico”.

Queste parole, apparentemente scherzose, vengono però da Paul Robertson, scienziato a capo di una nuova ricerca che ha scoperto che le misurazioni utilizzate per scoprire pianeti di questo tipo potrebbero essere falsate da cose come le macchie solari, portando a ottenere prove sbagliate riguardo ai due pianeti elencati sopra.

Il team che aveva scoperto questi pianeti aveva utilizzato letture ottenute dagli spettrografi, che pongono l’attenzione su specifiche trame di luce emesse dalla stella. Ci sono voluti anni di interpretazioni per intuire l’esistenza dei pianeti, ma le osservazioni della squadra guidata da Robertson presso la Pennsylvania State University hanno visto alcuni segnali scomparire, mentre quelli degli altri pianeti diventavano più forti, segno di interferenze nella loro raccolta.

Le speranze di trovare un nuovo pianeta abitabile stanno dunque svanendo? Per fortuna no: potrebbe essere andata male in questo caso, ma secondo le parole dello stesso Robertson “Scopriremo più pianeti di quanti ne perdiamo”, osservando il “rumore” prodotto dalle stelle “.

 

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Fonte: Engadget