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Internet.org inizia la sua sfida per portare internet a tutto il mondo

Leonardo Banchi

Internet.org, il progetto fortemente voluto Mark Zuckerberg per portare internet a tutto il mondo, inizia a muovere i primi passi concreti per la propria missione: a un anno dall’annuncio, alcuni servizi iniziano ad essere disponibili in Zambia.

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Il fondatore di Facebook, dopo la rivelazione del progetto, non ha infatti perso occasione per ricordare come la connessione ad internet debba oramai essere considerata un diritto umano, e come l’accessibilità di tale servizio possa contribuire a migliorare la vita delle persone anche in paese dove esistono problemi decisamente più prioritari.

Il paese africano da cui il progetto prende il via, ad esempio, è caratterizzato da una estrema povertà ed una aspettativa di vita media che non supera i 40 anni. Proprio per questo, grazie a internet.org sarà garantito l’accesso a informazioni sulla salute (MAMA, portale dedicato alla salute delle madri, e Zambia uReport , focalizzato sull’Aids), sull’impiego (Go Zambia Jobs), ed a servizi locali (eZeLibrary).

Alcune critiche sono state sollevate, naturalmente, per la presenza nella lista completa dei servizi di Facebook, il famoso social network, e dell’applicazione per la sua chat, Messenger. Assieme ad essi, però, sono presenti anche AccuWeather per le previsioni del tempo, Google Search per le ricerche e Wikipedia.

Tali servizi saranno offerti gratuitamente per tutti gli utenti in possesso di un cellulare dell’operatore Airtel, che conta nel paese circa 5 milioni di abbonati, ma Zuckerberg e l’associazione programmano di aumentarne la diffusione a nuovi utenti e ad altri paesi, permettendo di scaricare l’applicazione dal Google Play Store, per terminali Android, dal sito Internet.org o dall’applicazione di Facebook.

Riuscirà questa iniziativa a migliorare realmente le condizioni di vita degli abitanti dei paesi in stato di povertà? La scommessa è più che aperta, e anche se molti e più grandi problemi continueranno nell’immediato a coesistere, non potrà che essere positivo questo ulteriore passo verso la globalizzazione, la diffusione di una cultura sempre più libera e un’apertura verso informazioni che possano essere di supporto per affrontare situazioni di emergenza.

Fonte: Repubblica.it