Kickstarter non è uno shop online, questi numeri lo dimostrano

Cosimo Alfredo Pina

Se avete già visitato Kickstarter, la popolare piattaforma di crowdfounding, sarete stati certamente tentati, forse con successo, dai futuristici progetti lanciati dalle menti più creative della rete. In effetti la struttura molto simile a quella di uno store facilita non poco il finanziamento delle varie campagne.

Tuttavia dietro a quello che può sembrare un acquisto online si nasconde un meccanismo ben più complicato della normale compra vendita, non esente da brutte sorprese. La dimostrazione arriva anche dai numeri della ricerca pubblicata da Kickstarter stessa e condotta dal professor Ethan Mollick della University of Pennsylvania.

Stando ai numeri ricavati tramite dei sondaggi sottoposti ai cosidetti backers, coloro che hanno contribuito ad una o più campagne di crowdfounding, il 9% dei progetti su Kickstarter non mantiene le promesse, ovvero non “premia” i suoi partecipanti con i rewards messi a disposizione in fase di finanziamento.

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La percentuale non è di per sé molto alta ma in effetti la quantità di campagne che ogni settimana nascono sulla popolare piattaforma è notevole e a questo c’è da aggiungere il fatto che solo il 13% dei progetti falliti rimborsa i propri sostenitori.

Il quadro è piuttosto chiaro e i veterani della piattaforma di crowsourcing lo avranno già ben presente; prima di procedere nel finanziamento di una campagna è bene informarsi bene sui piani di chi è dietro al progetto e nonostante tutto, fintanto Kickstarter non imporrà regole un po’ più chiare per queste casistiche, ci sarà sempre un rischio, sebbene non così elevato, di vedere i propri soldi svanire nel nulla.

Via: Engadget