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La NASA studia l’ipersonno per il viaggio su Marte

Lorenzo Fantoni

Per rendere più agevoli i viaggi spaziali, come quello che nel futuro prossimo ci porterà su Marte, gli scienziati della NASA stanno studiando la possibilità di mettere gli astronauti in uno stato di sonno profondo chiamato “torpore”.

Normalmente il torpore viene utilizzato in medicina per pazienti che devono recuperare da traumi gravi, e per molti meno giorni dei 180 necessari per arrivare su Marte, per superare questi limiti la NASA ha stretto un accordo con la SpaceWorks Enterprises, che sta studiando vari tipi di stasi.

Per raggiungere e mantenere questo ipersonno gli astronauti dovrebbero avere un tubo nel naso dal quale passerebbe un fluido refrigerante che abbassi lentamente la temperatura fino a circa 31°, così da indurre il torpore. La soluzione nasale, per quanto invasiva, sarebbe preferibile a dei pannelli refrigeranti per evitare danni ai tessuti. Il risveglio può invece avvenire fermato il liquido refrigerante in combinata con pannelli riscaldanti per velocizzare il processo.

Per quanto riguarda il nutrimento, l’equipaggio può essere alimentato con sondini, mentre è in discussione la possibilità di una stanza a bassa gravità per ridurre la perdita muscolare durante la stasi. SpaceWorks Enterprises sta anche studiando l’idea di una rotazione dei turni che prevede 3 giorni di veglia e 14 giorni di ipersonno per non appesantire troppo l’organismo.

Ovviamente prima che l’ipersonno diventi realtà ci vorranno ancora molti mesi, se non anni, di ricerca, ma i primi test della NASA sono promettenti. Se il metodo dovesse rivelarsi funzionante, ridurrebbe quasi della metà l’ammontare di provviste necessarie per il viaggio, ed il relativo peso a bordo (da 400 a 220 tonnellate).