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Microrganismi addestrati e sicuri, potranno aiutarci nelle produzioni industriali

Cosimo Alfredo Pina -

Quando si parla di esperimenti genetici su microorganismi la prima cosa che viene in mente è il classico scenario post-apocaliticco causato da qualche virus fuori controllo. La paura che questo possa accadere non è tendenzialmente un’esagerazione fantasiosa, ma non del tutto infondata.

Gli organismi pseudo-artificiali possono essere effettivamente potenzialmente dannosi sia per l’uomo sia per l’ambiente, in caso questi vadano ad invadere sistemi occupati da altri esseri, sconvolgendo magari un ecosistema.

Per questo un gruppo di scienziati ha ben pensato di creare dei ceppi di batterio in grado di sopravvivere soltanto se nutriti con un apposito composto totalmente artificiale. Nel caso questo organismo, nello specifico un particolare tipo di Escherichia Coli, venga a trovarsi senza questo amminoacido è destinato a morire nel giro di poco tempo.

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In effetti i batteri geneticamente modificati sono già utilizzati con successo in vari campi dell’industria, dalla farmaceutica all’alimentare, ma le problematiche legate alla loro diffusione ne hanno sempre limitato l’utilizzo massivo. Questo nuovo aprroccio potrebbe aprire nuove porte a questi laboriosi “robottini biologici”.

Lo studio portato avanti da un gruppo di ricercatori, guidato da George Church presso l’Harvard Medical School e Farren Isaacs della Yale School of Medicine, non vuole tuttavia limitarsi ai soli batteri. Lo scopo finale è quello di creare anche organismi più complicati come piante o addirittura animali, controllati con lo stesso metodo.

La complessità del codice genetico degli organismi superiori e la loro relativa lentezza nel crescere e svilupparsi pone dei limiti tecnici che ne renderanno lo studio decisamente meno facile, ma non impossibile, rispetto a batteri e microbi in generale.

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Come per molti studi e ricerche sulla genetica non mancano gli scetticismi, anche da parte della stessa comunità scientifica che, sebbene riconosca valido l’approccio illustrato, ritiene ancora difficile poterlo portare su piante e animali.

Forse non siamo ancora pronti ad un controllo assoluto su questi piccoli ma relativamente complessi organismi, ma non è da escludere che in un futuro neanche troppo remoto questi possano essere “addestrati” per facilitare alcune procedure industriali senza costituire alcun rischio.

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