NGI FBI

NGI: l’incredibile sistema di riconoscimento facciale in dotazione all’FBI

Cosimo Alfredo Pina

L’ultimo ritrovato in termini di riconoscimento facciale è costato sei anni di sviluppo e oltre un milione di dollari. Il sistema, in dotazione esclusiva dell’FBI permetterà l’efficace scansione di milioni di persone, nell’intento di scovare latitanti da semplici foto.

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Il Next Generation Identification (NGI)  basa la sua efficacia su un algoritmo che è in grado di combinare, oltre ai dati sul volto, tratti particolari come tatuaggi, cicatrici o addirittura l’iride. Secondo le stime dell’agenzia, nell’arco di un anno saranno raccolti dati su 52 milioni di individui, incrociando le immagini catturate dalle videocamere di sicurezza con quelle di altre fonti, come ad esempio i profili dei centri d’impiego.

Il più grande limite del NGI è la scarsa risoluzione delle immagini disponibili, che potrebbero rendere impossibile riconoscere un volto. Tuttavia poche settimane fa il sistema si è già fatto valere catturando un ricercato in fuga da ben 14 anni, semplicemente perché aveva fatto richiesta per un visto in Nepal.

Con un sistema del genere è lecito chiedere quale sia il limite tra sicurezza e privacy; lo scontro di opinioni tra chi non ha niente da nascondere e chi mette la sicurezza dei dati personali al primo posto, sembra che dovrà andare avanti ancora a lungo.

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