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Primo caso di Ebola negli Stati Uniti

Lorenzo Fantoni

Il CDC, ovvero il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie negli Stati Uniti ha appena confermato che è stato diagnosticato il primo caso di Ebola negli USA. Il paziente era già stato messo in isolamento a causa dei sintomi e di un suo recente viaggio in Liberia prima della conferma avuta dopo due test.

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Questo è il primo paziente di Ebola con diagnosi positiva fuori dall’Africa relativo all’epidemia in atto, che si è concentrata in Liberia, Sierra Leone e Guinea, mietendo 3.091 vittime e infettando altre 6.754 persone.

Il paziente è arrivato negli USA per visitare la famiglia, rimanendo con loro per un certo periodo. Le persone che hanno condiviso il suo volo non sono a rischio, visto che la malattia non si diffonde fino al presentarsi dei sintomi, che si sono sviluppati quattro giorni dopo.

Due giorni dopo l’atterraggio, il 26, l’uomo ha chiesto aiuto in ospedale, ma è stato messo in isolamento solo due giorni dopo, perché i primi sintomi dell’Ebola sono comuni a molte malattie.

Al momento tutte le persone con cui è stato in contatto dal 20 settembre sono sotto il controllo delle autorità sanitarie, e lo saranno per 21 giorni, che è il tempo massimo per sviluppare i sintomi della malattia. Questo vuol dire che soltanto poche persone, incluso il suo nucleo familiare, hanno corso il rischio di essere esposte al virus.

Il paziente al momento non verrà trasferito in strutture speciali, visto che qualunque ospedale con attrezzature per l’isolamento può gestire la situazione, al momento non si conoscono le sue condizioni.

Questo non è il primo caso di Ebola negli Stati Uniti, né il primo caso di febbre emorragica diagnosticato sul suolo americano. Quattro pazienti con febbri simili sono stati curati nel 2007, solo che avevano il Marburg, un virus molto simile all’Ebola. La malattia può essere tenuta sotto controllo con lavaggi delle mani periodici e usando guanti o altre barriere che prevengono il contatto con fluidi corporei infetti. L’Ebola infatti non può diffondersi per via aerea, ci vuole un contatto diretto coi fluidi corporei di un paziente che mostri chiaramente i sintomi.