Lo stabilimento Sèleco di Pordenone riapre i battenti: sarà il rilancio delle TV made in Italy?

Edoardo Carlo Ceretti

Sulle pagine virtuali del nostro network di informazione sulla tecnologia siamo soliti focalizzarci sulla contemporaneità. Il valore aggiunto del mondo iperconnesso di oggi è proprio la capacità di raggiungere chiunque istantaneamente, per dare notizia quasi in tempo reale di ciò che accade nell’universo tecnologico. Questa corsa, che rasenta continuamente il confine fra presente e futuro, ci porta a parlare dei grandi marchi di oggi come Samsung, Sony e LG. Il passato, nel mondo della tecnologia, fa rima con obsolescenza e quindi spesso non è oggetto della nostra attenzione.

Ancora meno spesso ci capita di occuparci di marchi italiani legati alla tecnologia. Il made in Italy è rinomato in tutto il mondo, ma non certo per l’innovazione tecnologica, dove persino un marchio storico come Olivetti si è ormai perduto nei meandri del tempo, travolto dal progresso tecnologico e dalla globalizzazione economica.

C’era un tempo però in cui il mondo era più vasto di oggi, dove la nascente sete di tecnologia andava soddisfatta entro i confini nazionali poiché il resto del pianeta era troppo lontano, irraggiungibile. Erano gli anni Sessanta, gli anni d’oro della televisione italiana. Gli anni in cui il medium televisivo si stava davvero affermando come un fenomeno di massa, ragione per cui si sentiva la necessità di una diffusione più capillare degli apparecchi per trasmettere gli allora pochi canali della TV di Stato. Fra le aziende che contribuirono a sostenere il Miracolo Italiano, sia dal punto di vista imprenditoriale, sia alzando l’asticella del benessere delle famiglie, c’era la Zanussi Elettronica, storica azienda con sede a Pordenone, che nel 1965 iniziò a produrre televisori col marchio Sèleco.

Divenuta azienda autonoma nel 1984, conquistato lo scettro di maggiore produttore italiano di TV nel 1986 e affermatasi nel mondo come marchio sinonimo di cura e design, Sèleco aveva tuttavia già iniziato il suo declino. In quei vent’anni il mondo aveva inesorabilmente iniziato a prendere quell’inarrestabile direzione che ci ha portato fino ai giorni nostri. Incapace di contrastare i colossi globali della tecnologia, Sèleco fallì formalmente soltanto nel 2014, anche se la sua vera fine era giunta diversi anni prima.

Fino a qui sembra la più classica delle storie tristi, finita come peggio non si poteva. Invece la parola ‘fine’ è ancora lungi dall’essere scritta: infatti ve ne stiamo parlando proprio per un risvolto inaspettatamente positivo di cui abbiamo avuto recentemente notizia: a dicembre 2016 Twenty S.p.A. ha raggiunto l’accordo per l’acquisizione di Sèleco, con l’intento di rilanciare lo storico marchio.

Tuttavia non si tratta soltanto di un’operazione di marketing, volta a sfruttare un marchio conosciuto in un mercato storicamente portato alla fidelizzazione come quello italiano. C’è di più: Twenty, assieme al marchio, ha acquisito anche lo storico stabilimento Sèleco di Pordenone, che si era conservato in buone condizioni e che ha richiesto un investimento di 1,5 milioni di euro per l’ammodernamento delle strutture. La fabbrica riaprirà a giugno, permettendo l’assunzione di lavoratori sul suolo italiano, evento non frequente di questi tempi.

Maurizio Pannella, amministratore unico di Twenty, ha spiegato a Giuliana Ferraino del Corriere della Sera che la scelta, in assoluta controtendenza, di riaprire una fabbrica che si occuperà di tecnologia in Italia è motivata dalla volontà di far leva sul fascino che suscita nel mondo la ricercatezza estetica del made in Italy. L’obiettivo è di a produrre “400 mila Smart TV e UHD entro il 2019, da 24 a 65 pollici, nel segmento medio alto del mercato”, senza la pretesa di scontrarsi ad armi pari con colossi come Samsung e Sony, ma di ritagliarsi una propria fetta di mercato in Italia e in Europa. I televisori con marchio Sèleco non verranno prodotti completamente in Italia (d’altronde non siamo più negli anni Sessanta), ma per la maggior parte in Cina, da gruppo Tcl, e poi assemblati e rifiniti nello stabilimento di Pordenone.

La notizia non può che farci piacere e l’augurio è che possa inaugurare una inversione di tendenza per gli anni a venire. Di marchi da rilanciare ce ne sarebbero diversi, a partire (per rimanere nell’ambito dei televisori) dalla storica Mivar, azienda milanese ormai dismessa, ma che può contare su uno stabilimento all’avanguardia, progettato con l’idea di creare un ambiente lavorativo accogliente, confortevole e stimolante, in pieno stile Apple e Google. Insomma, forse il made in Italy ha ancora qualcosa da dire anche nell’ipercompetitivo mondo della tecnologia.

Via: Corriere.it
  • Mivar 🙂

  • Luca

    Ottima notizia, poi TCL è un’ottimo marchio, molto venduto negli USA, quindi ne può uscire qualcosa di davvero buono, aspettiamo e vediamo, Mivar la mia prima TV, che ricordi