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Siamo dipendenti dallo zucchero

Lorenzo Fantoni -

Lo zucchero può essere visto come una droga vera e propria? Forse sì, di sicuro i sintomi dell’astinenza sono molto simili.
Nelle neuroscienze il cibo viene definito un premio naturale. Cibo, sesso e prendersi cura degli altri devono essere azioni piacevoli, altrimenti la nostra specie sparirebbe in poco tempo. Il cervello dev’essere spinto a ripetere l’azione più volte, grazie al piacere stesso di farla.

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Grazie all’evoluzione abbiamo sviluppato la Via Mesolimbica, attraverso cui la dopamina viene rilasciata in determinate zone del cervello. Quando ci imbattiamo in qualcosa di piacevole un gruppo di neuroni del l’area tegmentale ventrale segnala la cosa ad un’altra parte chiamata nucleus accumbens usando la dopamina. Il collegamento tra il nucleus accumbens e la corteccia prefrontale regola il nostro movimento, sia esso prendere un’altra forchettata di spaghetti, baciare o accarezzare un gattino. Nella corteccia prefrontale immagazziniamo anche il fatto che l’azione appena compiuta è stata piacevole, e ce lo ricorderemo per il futuro.

Questo sistema è strettamente legato alle dipendenze, ma si basa anche sul nostro gusto personale.
Non tutti i cibi ci danno lo stesso piacere, di solito preferiamo quelli dolci perché la Via Mesolimbica rinforza le sensazioni positive dello zucchero in quanto fonte di energia e carboidrati per il corpo. Inoltre in passato il sapore dolce voleva dire che il cibo non era avariato o velenoso.

Tuttavia, se una volta prendevamo lo zucchero dalla frutta, oggi è praticamente impossibile mangiare cibo che non contiene zuccheri aggiunti, che vengono impiegati per la conservazione e il sapore.

Col tempo, questo bombardamento di zuccheri “occultati” ci ha reso dipendenti a un livello molto simile a quello sperimentato in caso di droghe, con tanto di crisi di astinenza.
La dipendenza ha quattro componenti fondamentali: il consumo smodato, i sintomi da astinenza, il bisogno e la sensibilizzazione incrociata (ovvero l’idea che la dipendenza da una sostanza predisponga alla dipendenza da un’altra sostanza). Tutte queste componenti sono state osservate con successo in test sulla dipendenza svolti sugli animali che riguardavano l’abuso di zucchero o altre sostanze.

Col tempo, il consumo continuo di zucchero porta a una modificazione delle vie della dopamina e di come la sensazione di soddisfazione arriva al nostro cervello. Più zucchero consumiamo, più ne abbiamo bisogno per ottenere le stesse sensazioni, perché il nostro cervello diventa tollerante alla sostanza.

Anche i sintomi dell’astinenza sono molto simili. In un esperimento fatto nel 2002 dalla Princeton University, alcuni topi dipendenti dallo zucchero sono stati sottoposti a una terapia di riabilitazione basata sulla privazione di cibo e sull’uso di Naloxone, una sostanza usata nelle dipendenze da oppiacei. In entrambi i casi ci sono stati problemi fisici come tremori alle zampe, battere dei denti e scuotimenti della testa. Col Naloxone sono stati anche registrati livelli più elevati di ansia.

Altri studi legano l’astinenza da zucchero a comportamenti compulsivi. Inizialmente ai topi è stato insegnato che potevano ottenere dell’acqua premendo una leva. Poi sono state messe loro a disposizione due soluzioni: una con lo zucchero e una senza. Dopo 30 giorni i ratti che avevano avuto accesso alla soluzione zuccherosa premevano la leva molte più volte rispetto a quelli che avevano avuto solo acqua.
Ovviamente questi studi portano le condizioni all’estremo, ma rendono comunque l’idea di ciò che lo zucchero può fare al nostro cervello. E nonostante questo, nonostante centinaia di libri sulle diete e sui comportamenti ossessivi che riguardano il cibo, il concetto di dipendenza dallo zucchero è ancora un tabù.

Al momento non sappiamo quanto e come potrebbe star male chi decidesse di mollare del tutto lo zucchero, perché non esistono studi sull’essere umano e ognuno reagisce in maniera diversa. Tuttavia è molto probabile che dopo 30 o più giorni di dieta controllata la vostra prima caramella vi sembrerà troppo dolce.

Fonte: Mashable