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Class action da 150 milioni di dollari contro Spotify per diritti d’autore non pagati

Andrea Centorrino

Se Spotify è il servizio di streaming musicale più apprezzato dagli utenti (anche da voi), lo stesso non si può dire degli artisti: uno di questi, il musicista David Lowery, ha appena avviato una class action chiedendo danni per 150 milioni di dollari.

L’oggetto del contendere sarebbe la presenza su Spotify di brani “illegalmente duplicati” (forse cover non autorizzate – NdR) della sua band “Cracker”, e di oltre 100 membri che condividono la frustrazione dell’artista.

Spotify, dal canto suo, riconosce la presenza di contenuti che infrangono i diritti d’autore, e, a detta di Lowery, avrebbe un fondo che va dai 17 ai 25 milioni di dollari per compensare gli artisti danneggiati, però mai utilizzato.

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Non è la prima volta che Spotify viene trascinata in tribunale: nel 2013 lo aveva fatto l’etichetta discografica Ministry of Sound, a causa di alcune playlist degli utenti che ricalcavano le proprie compilation; la situazione è stata poi risolta con un accordo extragiudiziale.

Al momento Spotify è alle prese con lo NMPA (National Music Publishers Association), a causa di carenze nella gestione del pagamento delle royalties agli artisti (ammessi dalla stessa società in post sul suo blog la scorsa settimana). Se si dovesse raggiungere un accordo con lo NMPA, gli artisti potrebbero avere maggiore potere nel discutere i termini delle compensazioni, a patto di non ricorrere alle vie legali, indebolendo di conseguenza l’accusa di Lowery.

Via: The VergeFonte: Billboard