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Topi super intelligenti grazie all’impianto di cellule cerebrali umane

Leonardo Banchi -

Lo studio delle cellule cerebrali umane può portare verso destinazioni decisamente impreviste: un gruppo di scienziati, al lavoro per identificare il reale funzionamento e utilizzo degli astrociti, un particolare tipo di cellule gliali, ha infatti finito per ritrovarsi con un gruppo di topi da laboratorio decisamente più intelligenti dei loro comuni compagni.

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Gli astrociti, fino ad adesso, erano infatti ritenuti cellule di supporto, in grado di fornire energia biochimica alle cellule che formano la barriera emato-encefalica, nutrienti al tessuto nervoso e controllo della trasmissione di impulsi elettrici nel cervello. Un recente studio, però, pare conferire loro anche attività che vanno ben oltre il supporto.

Per avviare questa scoperta, gli scienziati hanno impiantato astrociti umani all’interno del cervello di giovani cavie da laboratorio. Tali cellule si sono espanse, fino a coprire l’intero cervello dei topi, apportando effetti facilmente osservabili al loro comportamento. Prima di tutto, infatti, i segnali cerebrali si espandevano in modo estremamente più efficiente di quanto normalmente accade nelle cavie, avvicinandosi alla normale attività cerebrale degli umani. In secondo luogo, il tempo durante il quale i neuroni sono sensibili alle stimolazioni elettriche, importante per l’apprendimento e la memoria, era aumentato in modo sensibile.

Dato che per i primo studio erano stati utilizzati astrociti maturi, che come tutte le cellule cresciute presentano limitazioni, il team di ricerca ha dunque deciso di spingersi oltre, impiantando in un nuovo gruppo di giovani cavie cellule estratte da feti di esseri umani. Esse, a differenza degli astrociti maturi, hanno la capacità di dividersi e moltiplicarsi, che le ha portate ad espandersi completamente in tutto il cervello dell’ospite, incrementando il loro numero da 300.000 a 12 milioni nel giro di un anno.

Le cavie hanno saputo quindi mostrare, nei test di laboratorio, tutto il beneficio ottenuto da tale operazione: sono state, ad esempio, educate a riconoscere un suono che fungesse da precursore a un piccolo shock elettrico. I topi nei quali erano state impiantate le cellule hanno mostrato la loro capacità di memorizzare la cosa, bloccandosi in posizione all’avvertimento del suono, per un tempo quattro volte superiore a quello dei loro “colleghi” normali, suggerendo così che la loro memoria fosse altrettanto più lunga rispetto a quanto sarebbe stata senza l’impianto.

Gli scienziati hanno voluto comunque rassicurare i più timorosi, cancellando dall’immaginazione il prossimo arrivo di ratti super-intelligenti: “Il processo, infatti, non è in grado di fornire agli animali capacità addizionali che possano essere descritte o percepite come specificatamente umane”, hanno dichiarato. “Piuttosto, le cellule umane hanno semplicemente migliorato l’efficienza della rete neurale dei topi, che rimangono comunque sempre dei topi.”

VIA: C|Net