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Tutto ciò che dovete sapere sull’Ebola

Lorenzo Fantoni

Primo morto di Ebola in America, primi casi in Europa, ma è veramente il caso di averne paura? E come si trasmette? Ecco alcune cose che dovete sapere sull’Ebola prima di farvi prendere dal panico e rinchiudervi in cantina.

Un buon motivo per non essere preoccupati dall’Ebola è che non si trasmette facilmente come vedete nei film. Non viaggia nell’aria come l’influenza, se per venire infettati dovete entrare in contato con i fluidi corporei di una persona già infetta, inoltre, se una persona non mostra evidenti segni di malattia, come febbre o nausea, non è contagiosa. Dunque, difficilmente vi ritroverete l’Ebola nel sangue perché un ignaro infetto ha tossito vicino a voi nel cinema.

 

Per capire meglio l’Ebola, ecco uno sguardo più da vicino al virus più chiacchierato del momento.

Trasmissione

Per quanto possa sembrare spaventoso a causa del fatto che è molto pericoloso, non ha cure e obbliga alla quarantena, l’Ebola, come già detto, non è un virus che salta facilmente da una persona all’altra.

L’Ebola non è assolutamente contagioso come la febbre o il morbillo, e molte altre malattie per le quali i genitori, a causa di credenze non verificate, non vaccinano più i figli. Di media, una persona infettata col morbillo lo passa a 18 persone, l’Ebola a 2.

Questo perché l’Ebola non è un virus in grado di diffondersi nell’aria e non è contagioso prima dell’arrivo dei sintomi. Il suo veicolo di contagio sono i fluidi corporei, come il sangue, il vomito, la saliva, lo sperma e le feci, che a loro volta devono entrare in contatto diretto con le mucose di una persona sana (ad esempio quelle di occhi, naso e bocca) o una ferita aperta, prima che si possa temere il contagio.

Ecco perché è molto improbabile che vi sia un’epidemia su larga scala in occidente. Gli ospedali sono perfettamente in grado di gestire e contenere questo tipo di malattie, e difficilmente una persona con febbre e vomito uscirà di casa a infettare gli altri.

Gli unici a rischiare seriamente sono i volontari che lavorano in Africa del Sud, visto che è difficile notare una piccola abrasione sulla pelle che potrebbe fare da potenziale “portale per i virus”, per non parlare della mancanza di strutture, mezzi ed educazione sanitaria in merito. Ecco dunque perché la situazione è così critica in Liberia, Guinea e Sierra Leone.

Infezione

Anche se la trasmissione è difficile l’Ebola (Zaire ebolavirus) è decisamente pericoloso, e spesso mortale. La percentuale di decessi si aggira intorno al 50%, ma in alcuni casi si è arrivati al 90% degli infetti. Non esiste un protocollo o un trattamento speciale per l’Ebola, e via via che il virus si diffonde, dà il via a una febbre emorragica che può sfociare in sintomi decisamente brutti come vomito o diarrea mista a sangue.

Una volta entrato in una cellula, il virus attiva una serie di funzioni che gli permettono di copiare il suo genoma, quindi costringe la cellula a fabbricare proteine virali che si trasformano a loro volta in nuove copie del virus, pronte a infettare le cellule vicine, e così via.

I primi sintomi dell’Ebola, come mal di testa, febbre alta, dolori e nausea non compaiono finché un numero sufficiente di cellule non è stato infettato, e questo può richiedere un po’ di tempo.

E, ribadiamo, le persone non sono infette fino alla comparsa dei sintomi, anche se gli scienziati non hanno ancora capito esattamente perché, si sa solo che prima della comparsa dei sintomi la carica virale si concentra nella milza e nei linfonodi, due cose con cui è molto difficile entrare in contatto.

Questo è il motivo per cui non si può venire contagiati dall’Ebola prendendo un aereo, o entrando in casa di qualcuno che non ha sintomi evidenti.

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Evoluzione della malattia e morte

Normalmente il periodo di incubazione della malattia varia tra i sette e i dieci giorni dopo l’esposizione, e anche se all’inizio può sembrare una normale influenza, dentro al paziente accadono cose completamente diverse. In questa fase il fegato subisce l’attacco maggiore, i suoi vasi sanguigni si rompono e inizia l’emorragia e il relativo dolore addominale.

Via via che gli organi cedono e il sangue fuoriesce dai vasi, la pressione sanguigna scende in picchiata, e di solito il paziente muore dopo poco per la combinazione di bassa pressione, collasso degli organi e scompenso degli elettroliti.

Nessuno sa esattamente quando a lungo Ebola può sopravvivere fuori da un ospite, ma studi del 2007 suggeriscono che le particelle virali possono resistere meno di sei ore in una stanza con temperatura sub-sahariana, e solo dentro il sangue. Ciò che è certo è che i morti sono pericolosi incubatori del virus, che può rimanere attivo per giorni, e infatti sono stati i riti funebri a rappresentare il principale veicolo di infezione dell’ultima epidemia africana.

Al momento ogni persona infetta in Africa contagia 1,5 persone di media, ma anche se prendere un aereo è ormai facile come prendere un auto, la possibilità che l’Ebola metta piede in pianta stabile fuori dai confini africani è molto difficile..