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Una protesi robotica italiana, ridona l’uso della mano (video)

Cosimo Alfredo Pina

In questi giorni, più precisamente dal 26 al 28 marzo, si terrà la MECSPE, la fiera internazionale delle tecnologie per l’innovazione. Tra i protagonisti dell’esposizione, che si tiene alla Fiera di Parma, si trova anche Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna con un prototipo di protesi robotica.

Il sistema è stato realizzato nell’ambito del progetto di ricerca europeo WAY e si tratta di una protesi pensata per coloro che non hanno perso fisicamente l’arto, ma non riescono comunque ad utilizzarlo a causa di problemi funzionali, dovuti a danni neurologici come ictus, lesioni del midollo o dei nervi.

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L’indossabile robotico è denominato HX ed è un esoscheletro da portare come un guanto alimentato da una batteria esterna, per il momento integrabile in una sedia a rotelle, e gestibile sia con una pulsantiera sia con segnali elettroencefalografici.

Il progetto, coordinato dal prof. Christian Cipriani, getta le basi per i futuri sistemi che potrebbero aiutare davvero molte persone affette da questo tipo di condizione, che ogni anno conta 7.500 nuovi casi solo in Europa.


Milano, 26 marzo 2015 – Dal 26 al 28 marzo 2015, presso Fiere di Parma, si terrà la 14esima edizione di MECSPE, la fiera internazionale delle tecnologie per l’innovazione, organizzata da Senaf. Tra le tante novità presenti quest’anno, all’interno della Piazza della Robotica & degli Umanoidi saranno visibili gli ultimi progetti rivolti al mondo della riabilitazione e al miglioramento della deambulazione per le persone con mobilità e indipendenza ridotta.

In particolare, l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, nell’ambito del progetto di ricerca WAY (Wearable interfaces for hAnd function recoverY), dopo gli studi effettuati con successo sulla protesi di mano bionica nel 2008 e nel 2014, rivolta solo a pazienti amputati, presenterà in anteprima a MECSPE un prototipo robotico indossabile, che possa essere usato da chi ancora possiede l’arto, ma non riesce più a utilizzarlo a causa di danni neurologici (ictus, lesioni del midollo spinale o del plesso brachiale), in modo da raggiungere una più grande porzione della popolazione bisognosa di queste tecnologie di assistenza.

Si chiama HX, l’esoscheletro volto al recupero della funzionalità della mano post trauma con assistenza funzionale alla presa degli oggetti. Un sistema indossabile attorno alla mano del paziente, che apre le porte a milioni di persone, consentendogli di affrontare la quotidianità e i suoi numerosi ostacoli con dignità.

Dopo lo sviluppo di protesi facilmente indossabili che permettono di riacquistare l’uso e la sensazione della mano a chi l’ha perduta (mano bionica), con HX si affacciano anche soluzioni indossabili per coloro che hanno perso la capacità di controllarlo, facendo diventare realtà quanto fino a poco tempo fa accadeva solo nelle pellicole di fantascienza, e fornendo un aiuto concreto, in attesa della fattibilità della rigenerazione diretta dei tratti nervosi danneggiati.

Un problema che in Europa ogni anno conta 7.500 nuovi casi, e che tramite l’esoscheletro consente al paziente di riacquistare la funzionalità degli arti superiori e delle mani ed il controllo dei movimenti tramite sistemi a pulsantiera (il tutto includibile in una carrozzella, e alimentato a batterie) e segnali elettroencefalografici.

L’attività di ricerca di WAY, coordinato dal prof. Christian Cipriani, Ordinario di Bioingegneria e Vice-Direttore dell’Istituto di BioRobotica, si è concentrata principalmente sulla definizione di un’interfaccia uomo-macchina per permettere al soggetto un controllo intuitivo di questi dispositivi tecnologicamente avanzati, in particolare sull’utilizzo di segnali EEG e su un sistema di feedback vibro-tattile. Studi di fattibilità e di usabilità, esperimenti di validazione e test in ambiente reale hanno coinvolto medici e fisioterapisti, ricercatori delle varie università, oltre che gli stessi utilizzatori finali (amputati e soggetti spino-lesi).