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Uno sguardo all’hacking degli anni ’80

Lorenzo Fantoni

Nel mezzo degli anni ’80 i computer erano ancora qualcosa di strano, e mentre il Congresso USA stava già varando le leggi contro le frodi informatiche, i più giovani stavano cominciando a muovere i primi passi nel mondo dell’informatica, e quindi nel mondo dell’hacking, aiutati da riviste che cercavano sia di insegnare, sia di definire un mondo nuovo, i suoi eroi, le sue terminologie.

Maryl Alper della USC’ Annenberg School for Communication and Journalism ha scritto un interessante saggio su queste riviste, che vivevano in un’era in cui l’hacking e gli hacker non erano ancora visti come una minaccia, ma come un modo imparare qualcosa e scoprire un mondo.

L’analisi della Alper in particolare evidenzia come in molte di queste riviste ci si dia un gran da fare per capire cosa esattamente fosse un hacker, se era il termine giusto, e definendo un codice di condotta basato sulla curiosità, sulla scoperta, tralasciando in parte le questioni morali.

L’immagine che abbiamo degli hacker, geni del computer, ma anche lupi solitari contro il sistema, deriva in parte da queste riviste e da film come War Games, anche se i computer, e quelle riviste, all’epoca erano soprattutto un affare per ragazzini benestanti, visto che le riviste pubblicizzavano cose che solo le loro famiglie potevano permettersi.

 

Se avete voglia di fare un tuffo nel passato, attraverso grafiche assurde, storie strane e vecchi computer, vi consugliamo anche l’archivio delle pubblicazioni informatiche, in cui troverete molto più materiale di quanto il vostro tempo possa gestire. Un ottimo modo per capire il contesto culturale che in parte ha generato il mondo dei videogiochi e dei computer così come lo vediamo ora, e che sta piano piano svanendo, ora che l’informatica e internet sono ormai parte fondante della vita comune, e l’hacker è  qualcuno che cerca di rubarvi la carta di credito, o i segreti dell’NSA.