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I videogiochi fanno bene al cervello? Una nuova ricerca prova a rispondere

Cosimo Alfredo Pina -

La questione è complicata e anche piuttosto delicata. I videogiochi, ormai parte integrante della nostra vita digitale, non hanno infatti mai goduto di un’immagine troppo positiva agli occhi dei “non appassionati”, un po’ per la natura unica come forma di intrattenimento e per la loro capacità di tenere attaccate per ore le persone allo schermo.

Negli anni sono state molte le ricerche più o meno scientifiche che hanno cercato di provare o scovare un collegamento tra l’abitudine al videogioco e un certo tipo di comportamento o attitudine (solitamente quelle negative).

Un nuovo studio, pubblicato poco meno di un mese fa su Addiction Biology da un gruppo di studio voluto anche dal governo coreano, ha affrontato nuovamente l’argomento portando alla luce nuove interessanti considerazioni.

Secondo la ricerca infatti il cervello dei videogiocatori compulsivi avrebbe una struttura diversa dalle persone non giocanti; in particolare chi è abituato al “gaming vero” sembrerebbe avere una salience network molto sviluppata.

Proprio questa parte della mente sarebbe responsabile dell’approccio ai cambiamenti repentini, alle nuove informazioni, e al focalizzarsi sugli eventi importanti grazie anche alla coordinazione tra udito e vista.

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I videogiochi potrebbero comportare anche effetti negativi

Fin qui sembrerebbe che chi passa molte ore a giocare possa contare su un vantaggio non indifferente ma, sempre secondo lo studio, i videogiochi potrebbero celare anche diversi lati decisamente poco desiderabili.

Proprio per lo sviluppo di queste funzioni cerebrali, il gaming eccessivo indurrebbe effetti negativi come una difficoltà maggiore nel rimanere concentrati, aumentando la distraibilità in maniera simile a quanto accade in sindrome di down, autismo e schizofrenia.

Oltre questo i ricercatori hanno nuovamente evidenziato come i videogiochi potrebbero indurre l’Internet gaming disorder, una gravissima forma di dipendenza che spinge il soggetto al gioco compulsivo ai limiti in cui anche i bisogni più basilari vengono trascurati.

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Per il momento non ci sono risposte certe ma il gruppo di ricerca ha solo iniziato ad accorpare i primi dati e il passaggio successivo sarà quello di cercare di capire se il videogioco può in qualche modo interferire sullo sviluppo del cervello o se chi passa molte ore a giocare ha un qualche tipo di predisposizione.

Via: Tom's HardwareFonte: Addiction Biology