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Xiaomi soffre la concorrenza? Il suo valore crolla di 40 miliardi in 18 mesi

Cosimo Alfredo Pina

Il vociferato evento Xiaomi di domani 25 agosto è stato confermato. L’immagine teaser ci indica quello che praticamente già sapevamo, ovvero che sul palco ci saranno molto probabilmente Redmi 4 e Redmi Note 4 e forse anche l’atteso primo smartwatch dell’azienda.

Continua quindi l’espansione dell’azienda su ogni fronte del mercato consumer del colosso cinese; giusto ieri, per fare un esempio eclatante, vi abbiamo parlato di una caraffa filtrante arrivata sul suo crowdfunding.

Ma dietro a questa esplosione di prodotti si cela davvero una realtà sana? Le cifre sugli ultimi 18 mesi di Xiaomi non sarebbero delle più confortanti, visto che il suo valore stimato sarebbe crollato di 40 miliardi di dollari. Se a fine 2014 l’azienda, dopo l’ennesimo round di finanziamenti, veniva valutata 45 miliardi di dollari, le ultime analisi vedrebbero questa cifra scesa a meno di 4 miliardi di dollari.

xiaomi teaser 25 agosto

Un tuffo incredibile per la startup pechinese e per coloro che ci hanno creduto. Ad affondare il suo valore ci sarebbero diversi fattori. IDC indica nelle ultime analisi di mercato che in Cina le vendite di smartphone Xiaomi sono calate del 40% nel secondo trimestre del 2016, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a differenza di Huawei, Oppo e Vivo che hanno registrato numeri positivi.

Inoltre tutti i dispositivi smart che l’azienda lancia con cadenza regolare – si va dalla lampadina, alla videocamera di sorveglianza, passando addirittura per un cuociriso – non sarebbero inoltre in grado di generare sufficienti introiti. Questi dati sono solo la manifestazione del fatto che dalla valutazione di 40 miliardi, Xiaomi ha mancato per due volte gli obiettivi sulle vendite di smartphone.

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Gli analisti, ed in effetti è difficile dissentire, hanno spiegato che il boom iniziale di Xiaomi, dato dal fatto che offriva smartphone top gamma a prezzi incredibilmente concorrenziali, è stato bruscamente frenato quando si sono inseriti altri rivali che al rapporto qualità prezzo hanno affiancato anche feature hardware (es. vetri curvi o ricarica rapida) e software esclusive.

La principale accusa fatta dagli esperti è quindi che Xiaomi non abbia sfruttato il fatto che il mercato cinese, dopotutto, sia disposto anche a spendere un po’ di più per quelle feature aggiuntive. A complicare le cose per Xiaomi c’è poi il fatto che la sua l’espansione fuori dalla Cina è complicata.

Mancano i brevetti e i rischi per cause e blocchi delle vendite sono alti; considerate che l’azienda ha riscontrato difficoltà anche in India, dove le vendite sono state fermate per aver infranto un brevetto di Ericsson. Cosa implica quindi questa analisi, indubbiamente non positiva?

Il futuro di Xiaomi probabilmente non è immediatamente a rischio, anche se tra gli analisti c’è chi “non vede possibilità di recupero”. Lo vedremo nei prossimi anni, per i quali l’azienda ha ancora qualche carta da giocare, ad esempio con i PC o gli “hoverboard” di Ninebot, ma lo dovrà fare bene perché il settore smartphone che genera la maggior parte dei suoi profitti (l’85%) è quello che più soffre.

Via: FoneArenaFonte: IBTimes