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Carmageddon: Max Damage

Carmageddon: Max Damage – Nostalgia canaglia (recensione)

Giorgio Palmieri - È uscito il nuovo Carmageddon. Bene, ora non spargete troppo la voce. Non vorrete mica scatenare di nuovo un putiferio? Eccovi la nostra recensione.

Carmageddon: Max Damage – Che i videogiochi usino la violenza come strumento per veicolare divertimento è ormai cosa nota, eppure il suo utilizzo solitamente è contestualizzato e giustificato. Contesti bellici, mostruosità infernali, insomma, c’è spesso un motivo per far scorrere fiumi di sangue. Spesso, ma non sempre. L’eccezione si chiama Carmageddon: uscito nel 1997, fu uno dei primi videogiochi a ricevere pesanti critiche per l’estrema brutalità delle azioni che il giocatore doveva compiere per vincere le partite.

A distanza di quasi vent’anni, il titolo di Stainless Games (sviluppatori di Magic: The Gathering – Duels of the Planeswalkers) torna alla ribalta con un episodio per PlayStation 4, Xbox One e PC intitolato Carmageddon: Max Damage. Ci siamo dunque chiesti: la serie, privata dell’eco mediatico che il primo episodio ebbe alla sua uscita, riuscirà ancora a dire qualcosa?

Video recensione Carmageddon: Max Damage

Al solito, i concetti espressi nei paragrafi a seguire sono racchiusi nel video formato da scene di gameplay tratte dalle nostre sessioni di gioco su Xbox One.

Spacco bottiglia

In realtà, Carmageddon: Max Damage non è propriamente un videogioco nuovo. Nel 2014, infatti, Stainless Games pubblicò su Steam Carmageddon: Reincarnation sotto l’abusata etichetta dell’accesso anticipato.

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L’anno successivo, poi, il suddetto titolo venne lanciato ufficialmente su PC, ma l’esperimento di resurrezione si rivelò un mezzo fallimento a causa di evidenti problemi nell’ottimizzazione del codice. Questo Max Damage non fa altro che prendere quanto di buono era stato confezionato con Reincarnation al fine di migliorare e arricchire l’offerta.

Fatto questo preambolo, cerchiamo di delineare un quadro per descrivere al meglio Carmageddon. Il titolo in questione è un gioco di guida ambientato in tracciati ampi e visitabili a piacimento in cui l’obiettivo non è arrivare primi, o, almeno, non è l’unico. In alcune gare sarà indispensabile completare singoli compiti come raggiungere dei checkpoint generati casualmente nella mappa, mentre, in altre occasioni, le più frequenti nonché le più riuscite, il gioco lascerà l’utente in balia della decisione su come vincere la partita: completando la pista nella maniera tradizionale, distruggendo tutti gli avversari, oppure uccidendo quanti più pedoni possibili.

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Max Damage quindi è sì, una versione riveduta e corretta di Reincarnation, ma si preoccupa anche di riportare in auge, sulle console attuali, quel particolare stile di gioco che solo un titolo fuori di testa come Carmageddon può offrire. In effetti, se nessuno, o quasi, si è cimentato in un compito del genere, ci sarà un motivo.

Sogni infranti

I nobili intenti e le speranze, a malincuore, vanno in pezzi non appena ci si mette al volante. Il sistema di guida è estremamente legnoso ed esalta le sbandate alla minima svolta, cosa che rende il calcolo delle curve un’operazione a dir poco frustrante. È come se gli sviluppatori volessero espressamente un controllo anarchico dell’auto, caratterizzato poi da una fisica atroce e pesante che, in questo capitolo, doveva essere materia di rinnovamento.

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Il gioco punisce costantemente l’utente ad ogni speronamento, o anche soltanto sfiorando gli elementi dello sfondo, rallentando l’azione a causa dei goffi movimenti della macchina dettati dal classico effetto saponetta e, considerando che stiamo parlando di un titolo in cui tamponare è all’ordine del giorno, quello che ne rimane è un’esperienza caotica e artificiosa.

L’idea di Stainless Games è stata quindi quella di riproporre le stesse situazioni di caos dei predecessori, nelle quali ora vige un gameplay stantio e per nulla al passo con i tempi: motivo per cui, dopo un paio di eventi, volevamo mettere da parte il gamepad per la troppa noia, travolta poi da un’intelligenza artificiale dei rivali davvero ridicola, e che spesso li fa incastrare in punti della pista per tutta la durata della corsa, oppure si dedicherà a speronarvi in continuazione al fine di rubarvi punti, senza calcolare né gli altri giocatori, né la buona riuscita della partita, rischiando sempre di cadere in acqua o in burrone. Ad essere sinceri, pregavamo affinché tali momenti si palesassero per ammirare appunto le bizzarre reazioni degli avversari.

Siamo consapevoli del fatto che l’intero gioco sia basato sullo scherzo e sull’esagerazione, ma anche prendendolo da questo verso Carmageddon: Max Damage si rivela essere un prodotto ben al di sotto delle aspettative.

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Almeno l’offerta contenutistica non teme rivali e offre un ampio bacino di veicoli ben differenziati, mappe e modalità, tra le quali spiccano la campagna, il gioco libero e, soprattutto, il multigiocatore, la fetta più gustosa dell’intero pacchetto. Qui il difetto della scarsa intelligenza artificiale viene messo da parte, e vale davvero la pena provare la modalità online nel caso in cui vi sarà possibile condividere il caos con qualche conoscente (lo ripetiamo, solo online, l’opzione a schermo condiviso è assente).

Tuttavia, la durata degli eventi, che può anche toccare la mezz’ora di tempo singolarmente, è veramente troppo elevata, anche perché gran parte del tempo lo passerete ad raddrizzare la macchina dopo l’ennesimo schianto, o a vagare nelle enormi mappe nella speranza di trovare del movimento. Tutto ciò poi è alimentato da caricamenti pre-partita estenuanti, che necessitano di un intervento di risoluzione immediato.

Parlando dei pregi, dobbiamo assolutamente sottolineare il buon sistema dei danni, che riesce a offrire alcune belle soddisfazioni negli impatti, specie nei più coreografici.

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Inoltre, nei tracciati sarà possibile raccogliere svariati oggetti: alcuni doneranno, insieme alla realizzazione dei vari compiti (come investire i pedoni, i quali garantiranno anche tempo extra), dei crediti utili a riparare l’auto e a sbloccare ulteriori eventi della carriera; altri, invece, delle armi e dei potenziamenti dagli effetti devastanti, da congegni che fanno esplodere immediatamente tutte le persone nelle vicinanze, a dei fendenti pelvici che assicurano un piccolo turbo per beccare l’avversario proprio dove non batte il sole (citando il gioco). La personalità in fondo non si è persa, almeno in questo frangente.

A parte il carisma, anche aspetti di contorno come la personalizzazione dell’auto ci hanno fatto storcere il naso, in particolar modo lo sviluppo, legato a rari ingranaggi nascosti nei tracciati che poi è necessario investire per potenziare un singolo veicolo: perché non relegare questo compito ai semplici crediti ottenuti a fine gara? Capiamo il voler incentivare l’esplorazione, ma le mappe sono così poco ispirate, blande e vuote da non offrire abbastanza stimoli.

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Tra l’altro, anche dal punto di vista grafico Carmageddon: Max Damage lascia ampiamente a desiderare, con texture mediocri e il più delle volte slavate, colori spenti e una modellazione poligonale appartenente alla scorsa generazione. La telecamera, specie in retromarcia, si muove a scatti, provocando sonori mal di testa, un difetto che francamente non riusciamo a comprendere come mai non sia stato risolto in questa nuova edizione, venduta al prezzo di 39,99€.

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Non nascondiamo di aver fissato lo schermo per un po’ di tempo proprio dopo aver giocato per l’ultima volta il titolo in questione, prima di pubblicare questa recensione, con una questione che ci frullava nella mente. La domanda verteva sulla possibile assuefazione alla violenza sviluppata con tutti i titoli giocati nel tempo, e che, in questo caso, ha mostrato cosa è davvero Carmageddon: Max Damage: un titolo invecchiato male, che, all’epoca, ha fatto dello scalpore e della brutalità i suoi motivi primari d’esistenza e di successo, ma che, adesso, da soli, semplicemente non bastano.

5.0

Giudizio Finale

Validità dell’operazione nostalgia a parte, che potrebbe far felici i fan di vecchia data, questo Carmageddon: Max Damage pecca su molti fronti, soprattutto nei punti cardine del gameplay. I metodi di valutazione e le barriere di qualità di oggi sono diverse da quelle delle scorse generazioni, e l’ultimo titolo di Stainless Games ne esce sconfitto e incapace di offrire un prodotto perlomeno sufficiente. Da prendere in considerazione solo in caso di fenomeni di incontrollabile nostalgia: in tal caso, aspettare uno sconto è comunque una saggia scelta.

PRO CONTRO
  • L’unicità del concept
  • Buona offerta contenutistica
  • In multiplayer può appagare
  • Sistema di guida legnoso
  • Design del tracciati molto approssimativo
  • Fisica da rivedere
  • Intelligenza artificiale deficitaria
  • Tecnicamente arretrato

Recensione Carmageddon: Max Damage – Trailer

Recensione Carmageddon: Max Damage – Screenshot