Siamo rimasti davvero stupiti da Detroit: Become Human (prova MGW 2017)

Lorenzo Delli -

Prova Detroit: Become Human – Le aspettative riguardanti Detroit: Become Human, nuovo titolo della software house francese Quantic Dream, erano già piuttosto alte per svariati motivi. Un po’ per via dei trascorsi della stessa software house, autrice di Heavy Rain, Fahrenheit e Beyond: Due Anime (quest’ultimo per la verità non troppo apprezzato da critica e giocatori), un po’ anche per via dei temi trattati, per certi versi sempre più attuali visto il diffondersi di intelligenze artificiali, unità di calcolo neurali e quant’altro.

A fianco delle alte aspettative c’erano però anche i timori di trovarsi di fronte ad un qualcosa come Beyond: Due Anime, caratterizzato da un gameplay forse non troppo incisivo, o almeno non incisivo quanto la trama. E invece durante i minuti che abbiamo passato in sua compagnia siamo rimasti stupiti proprio dal gameplay e dalle conseguenze che ogni minima azione del giocatore possa comportare a quello che succede sullo schermo.

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Durante la nostra prova siamo riusciti a testare con mano tutta la scena che avevamo già visto in azione all’E3 2016 (sì, è in sviluppo da un bel po’ di anni), ovviamente ampliata da tutti quei momenti di gioco tagliati per ovvie ragioni dal trailer. Prima però un rapidissimo excursus sul gioco: ci troviamo di fronte ad un’avventura con un sistema di scelte multiple simile ai precedenti titoli Quantic Dream, caratterizzata di conseguenza da finali multipli e sviluppi della trama differenti tra loro. Alla base della trama c’è la fuga di Kara, un’androide fuggita dopo la sua costruzione dotata di coscienza artificiale, in grado però di provare emozioni umane. Kara si trova in una Detroit futuristica dove gli androidi vivono da tempo a stretto contatto con gli esseri umani, utilizzati però alla stregua di schiavi o comunque di oggetti. Nel corso della trama ci troveremo ad interpretare anche altri personaggi, come l’Androide “Deviant Hunter” Connor, protagonista del trailer che abbiamo citato poco fa e della stessa demo che abbiamo provato.

Kara e Connor non sono gli unici protagonisti: c’è anche Marcus, interpretato dall’attore Jesse Williams.

Sin dall’inizio della scena saremo chiamati a scegliere se soffermarci su alcuni dettagli sul luogo del crimine, come una semplice foto o un foro di proiettile, sentendo però la pressione dello scorrere del tempo. Ogni azione potrebbe infatti togliere secondi preziosi agli eventi che occorreranno subito dopo, con conseguenze imprevedibili sul proseguo della trama. È soprattutto la componente investigativa ad averci colpito: l’androide, grazie alle sue abilità, non riesce solo ad analizzare le varie ambientazioni con dovizia di particolari, ma persino a ricostruire le scene passate per scovare nuovi indizi. Potremo quindi analizzarle in una sorta di ricostruzione virtuale da riavvolgere per scovare dettagli inizialmente sfuggiti. Non mancano poi le interazioni con altri personaggi, che ovviamente si riveleranno scontrosi o malfidati nei confronti degli androidi.

Ogni singola azione, che sia un dialogo, l’analizzare una prova o semplicemente guardarsi intorno per troppo tempo, aumenterà o diminuirà la probabilità di successo delle vostre azioni future. Nella scena affrontata dobbiamo salvare una bambina tenuta in ostaggio dall’androide di casa, che così come quella che dovrebbe essere la protagonista del gioco ha improvvisamente preso coscienza di sé, rendendosi conto di come l’umanità li sfrutti come oggetti privi di anima.

Riuscirete a salvare la bambina? Non è detto.

I dialoghi, durante la trattativa, risultano serrati, pieni di tensione, e persino durante le stesse scene di parlato avremo una certa libertà di movimento o di azione che ovviamente, come tutto il resto, avrà delle conseguenze. Ad esempio abbiamo scelto di avvicinarci lentamente all’androide, facendo leva su temi che riguardavano appunto la loro stessa esistenza e il loro scopo, e nello stesso tempo assecondando alcune delle sue richieste per calmarlo. Tranquillizzarlo ci ha dato il tempo per avvicinarci sufficientemente da mettere in salvo la bambina a scapito però della “vita” dei due androidi. Il tutto è confezionato con un motore grafico che riesce a sorprendere, e non poco. I modelli dei personaggi sono incredibili, così come i movimenti che animano i loro volti. Per non parlare del doppiaggio professionale, al momento testato in lingua inglese, realizzato dagli stessi attori che hanno prestato i volti al gioco.

Insomma, un’esperienza ben più ricca di quella vista in Beyond: Due Anime, che ci ha affascinato e rapito anche se per pochi, intensi minuti. Rimane quindi da capire quanto profonda sarà la trama, quanto incisivi sapranno essere gli altri personaggi e quali altre variazioni nel gameplay si potranno apprezzare utilizzando appunto protagonisti che non avranno a disposizione le stesse doti investigative di Connor. Probabilmente in occasione della prossima PlayStation Experience ne sapremo di più, i presupposti per un piccolo capolavoro comunque ci sono tutti.

Prova Detroit: Become Human – Video