6.5

Recensione Bound

Bound – L’emozione non ha voce (recensione)

Giorgio Palmieri - Ecco la nostra recensione di Bound, l'ultima fatica di Plastic e Santa Monica.

Recensione Bound – Il cinema è arte. La musica è arte. La pittura e la scultura sono considerate delle forme d’arte. D’altro canto, i videogiochi, che possono essere visti come l’unione dei suddetti concetti artistici, non vengono categorizzati ancora come, appunto, arte, sebbene alcune sfumature del mezzo siano in effetti riconducibili a opere di incredibile talento.

Molti prodotti (tra cui anche il recente ABZU) hanno cercato di elevare questo tipo di intrattenimento a qualcosa di più signorile del semplice svago. Il gameplay dovrebbe essere la via primaria sulla quale il videogioco cerca di esprimere la sua forza, ma spesso i lavori dai toni più “artistici” puntano molto più sull’emozione scaturita dalla musica e dalle immagini, piuttosto che sull’interazione che il giocatore ha con le meccaniche. Bound mira a valorizzare al meglio il videogioco in quanto tale coniugando l’emozione con, appunto, il videogiocare: vediamolo nel dettaglio.

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Pensieri stupendi

Prodotto dalle fucine di Plastic, uno studio indipendente polacco, Bound narra le vicende di una donna incinta attraverso i suoi ricordi scaturiti da un diario. I disegni presenti tra le pagine del quadernetto creano nella mente della protagonista delle immagini metaforiche nelle quali il giocatore dovrà destreggiarsi tra pericoli di ogni sorta. In questi frangenti, si vestono i panni di una figura femminile che utilizza movimenti di danza moderna per superare gli ostacoli, e l’avventura si basa proprio sulla cura maniacale con cui gli sviluppatori hanno confezionato le animazioni di movimento.

Bound (2)

Scendendo più nello specifico, Bound si presenta, fondamentalmente, come un platform. Gran parte del tempo lo passerete scorrazzando nei lineari ambienti di gioco, ricreati secondo uno stile astratto e minimalista, saltando di piattaforma in piattaforma.

Qualunque minaccia potrà essere spazzata via con la modalità di danza, attivabile con l’apposito pulsante, cosa che tuttavia vi renderà molto più lenti. A giudicare dai trofei che alimentano la rigiocabilità, focalizzati sul terminare più velocemente possibile l’avventura, capiamo che il focus della produzione è quella appunto di completarla il più in fretta possibile, un concetto che fa un po’ a botte con l’indole di questo tipo di prodotti, sempre contraddistinti da una certa calma e tranquillità, dove l’esplorazione svolge un ruolo centrale. Non dovrete comunque preoccuparvi troppo, perché in Bound non si può perdere, e il tasso di sfida è pressoché nullo.

Insomma, il gioco è molto semplice, e il suo obiettivo è quello di raccontare i legami e i retroscena della protagonista tramite delle sfide allegoriche, le quali, in quanto a bellezza, sono inattaccabili. Purtroppo l’intero viaggio non è in grado di esprimere al meglio le sue reali potenzialità a causa di due problemi piuttosto importanti. Il primo, senza ombra di dubbio, è il gameplay: innanzitutto il calcolo delle collisioni e della distanza dei salti non è preciso né affidabile, con controlli calibrati con pressappochismo.

Bound (6)

Anche il level design fallisce nell’impresa di intrattenere e incuriosire, risultando elementare e persino inconsistente se non si considera la cornice estetica, che poteva essere sfruttata ancora di più per migliorare la varietà delle situazioni di gameplay. Si aggiunge poi una storia piuttosto frammentata, che nel nostro caso non è riuscita a coinvolgerci emotivamente, nonostante tocchi tematiche particolarmente sensibili. Lo sposalizio di queste due problematiche creano un senso di noia che un’esperienza del genere non dovrebbe dare, a maggior ragione se si considera la sua brevissima durata (circa due ore con la dovuta calma).

I pregi si concentrano perlopiù sull’impatto visivo delle ambientazioni, specie la prima volta che le si guardano. I luoghi sono costruiti con forme geometriche di dimensione variabile, che pulsano costantemente e creano sul fondale degli effetti splendidi da vedere. La varietà non fa gridare al miracolo ma, tutto sommato, l’aspetto artistico è ispirato ed è potenziato dalle elegantissime movenze dell’alter-ego del giocatore, e vedere tutto ciò sullo schermo è un piacere per gli occhi, e anche per le orecchie.

Bound (1)

L’audio infatti si difende bene per mezzo delle sue tracce atmosferiche, e aiutano a ricreare delle sensazioni oniriche durante il brevissimo viaggio. Vi informiamo, infine, che il titolo in questione viene venduto su PlayStation Store, in esclusiva per PS4, al prezzo di 19,99€.

6.5

Giudizio Finale

Recensione BoundGiudizio Finale – Le intenzioni e le intuizioni, quelle di Plastic e del suo Bound, sono nobili e geniali. L’immagine di una donna che affronta i fantasmi del passato nella sua mente attraverso la danza è a dir poco incantevole, ma nella pratica manca quel tocco particolare, quell’anima capace di connettere l’utente con il gioco, di materializzare della vera e propria empatia. Una visita, magari a prezzo scontato, nelle visionarie località disegnate dal team polacco potrebbe tuttavia valere il prezzo del biglietto.

PRO CONTRO
  • Originale, unico
  • Artisticamente evocativo
  • Le movenze della protagonista
  • Gameplay debole
  • Narrativa troppo frammentata
  • Ritmo altalenante

Recensione Bound – Trailer

Recensione Bound – Screenshot