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Recensione DOOM

DOOM: “Hurt me plenty” o “I’m too young to die”? (recensione – campagna single player)

Lorenzo Delli -

Recensione DOOM – DOOM è parte integrante della storia dei videogiochi. Di fatto non si tratta del primo sparatutto in prima persona, visto il suo illustre predecessore Wolfenstein 3D, ma viene comunque considerato l’FPS per antonomasia. Azzardare quindi una sorta di reboot che, a prescindere dallo stile grafico, getta le basi per una storia nuova di zecca, è alquanto rischioso per ragioni che non staremo neanche ad elencare.

Ciò nonostante id Software, con questo nuovo capitolo di DOOM, non solo riuscirà a non farvi sentire la mancanza dei precedenti titoli, oramai superati sotto diversi punti di vista, ma vi permetterà di sperimentare un’esperienza di gioco che difficilmente riuscirete a scordarvi negli anni a venire. Sì perché gli sforzi della software house si sono concentrati sul portare l’esperienza di gioco di DOOM, ben diversa da FPS con impronta tattica quali ad esempio Rainbow Six o anche Crysis, nell’era moderna, spingendo al massimo l’hardware delle console next-gen (che entro breve diventeranno, ahinoi, old-gen) e permettendo su PC di giocare con delle impostazioni grafiche impressionanti (vedere per credere).

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Come anticipato nel titolo di questa recensione, vogliamo innanzitutto concentrarci sul comparto single player di DOOM, ovvero sulla campagna, il cuore pulsante del nuovo titolo di id Software. Sì, il multiplayer è presente, a fianco della modalità Snap Map, e mira ad offrici un’esperienza di gioco pari a titoli quali Quake o Unreal Tournament. Proprio per questo motivo abbiamo pensato di analizzare separatamente tale sezione di gioco.

Prima di lanciarci nella nostra analisi della campagna single player di DOOM, vi rimandiamo direttamente alla nostra video recensione dove riassumiamo quanto detto nei prossimi paragrafi e dove vi mostriamo alcune scene di gioco tratte dai vari livelli che lo caratterizzano. Buona visione!

Video Recensione DOOM

Una breve introduzione “storica”

Stavolta id Software si è impegnata per creare un background storico molto più caratterizzato dei predecessori. Non assumiamo stavolta il ruolo del classico “Doomguy“, protagonista dei precedenti capitoli e impersonato da un marine della UAC (Union Aerospace Corporation) che si trova su Marte per “punizione” o per una classica missione di routine. Questa volta ci caleremo nei panni di un misterioso essere umano privo di ricordi, che si ritrova incatenato (letteralmente) in una base, sempre su Marte e sempre della UAC, invasa da demoni di vario genere. Saranno tre i principali personaggi con cui avremo a che fare: Samuel Hayden, il direttore del complesso marziano che a causa di un tumore inoperabile ha trasferito la sua coscienza in un androide, Vega, l’intelligenza artificiale che si interfaccerà con la nostra armatura Praetor, e Olivia Pierce, la ricercatrice capo della struttura che, svegliatasi dalla parte sbagliata del letto, decide di aprire un bel portale demoniaco utilizzando la torre Argent.

Doomguy? No, stavolta ci caleremo nei panni del Doom Marine. E cosa cambia? Tutto

Proprio l’Argent, una misteriosa forma di energia che Hayden è riuscito a ricavare direttamente dalle profondità infernali e che è riuscita a risolvere la crisi energetica terrestre, ruota altrettanto misteriosamente intorno al protagonista del nuovo DOOM. Chi è il Doom Marine, perché la base è invasa di demoni nonostante il portale non sia ancora stato aperto, e perché Hayden si affida completamente a noi per porre fine alla follia di Olivia Pierce? Stavolta DOOM non è soltanto scontri: c’è anche una trama, magari non così incredibilmente articolata, che però contribuisce ad arricchire la cornice di gioco già di per sé piuttosto caratteristica. Nei vari livelli è poi possibile scovare i codex, dei piccoli terminali che ci permettono di approfondire ulteriormente la storia e le caratteristiche dei demoni o degli oggetti che scoveremo lungo la campagna.

DOOM Screenshot - 20
Recensione DOOM – Un nido di sangue. Come suggerisce il nome, intorno a queste strutture demoniache troverete sangue, demoni e tanto, tantissimo…sangue.

Movimento = Vita

Una delle caratteristiche che più ci ha colpito di DOOM è la velocità con cui è possibile risolvere i conflitti a fuoco con i demoni. Grazie ad un level design d’eccezione e all’incredibile fluidità che è possibile ottenere su PC e che è già a disposizione dell’utenza Console (ne parleremo nel dettaglio in uno dei prossimi paragrafi), spostare il nostro personaggio lungo le ambientazioni che caratterizzano i livelli di DOOM è un piacere. Proprio i livelli si sviluppano sia in orizzontale che in verticale: non è raro vedere demoni che si arrampicano su colonne o che salgono su piattaforme in modo da avere una posizione avvantaggiata rispetto alla nostra, e allo stesso modo potremo muoverci saltando e arrampicandoci su sporgenze in modo da scaricare i caricatori delle varie armi sia dall’alto che da basso.

A proposito del level design, che ci sentiamo di lodare in particolar modo (ciò nonostante il mio odio va a chiunque abbia progettato e implementato la torre Argent, NdR), la struttura più ampia dei vari livelli e i combattimenti, caratterizzati anch’essi da un più ampio respiro, differenziano questo reboot da DOOM 3. Le sequenze all’esterno sono di maggior durata e nonostante buona parte del gioco sia ambientata all’interno di strutture su Marte, non avremo a che fare (solo) con corridoi ristretti e scarsamente illuminati. Visto che la chiave dietro i combattimenti è da ricercarsi proprio nel movimento continuo, questa caratteristica ha permesso ai designer dei vari livelli di sbizzarrirsi creando delle vere e proprie mini-arene, talvolta coadiuvate anche da piattaforme di salto, teletrasporti e quant’altro.

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Recensione DOOM – Che simpatici i Revenant! Oltre ad essere dotati di lanciarazzi, hanno anche un simpatico jetpack posteriore che gli permette di piovere morte dal cielo (e di scansare i vostri colpi).

Nell’introduzione abbiamo fatto cenno a sparatutto in prima persona più tattici, quali ad esempio Rainbow Six: anche in DOOM un minimo di strategia è essenziale, visto che è d’obbligo tenere sotto controllo il livello di proiettili e di vita e utilizzare sapientemente abilità aggiuntive quali granate o proiettori olografici. Sfruttare il terreno di gioco e tenersi costantemente in movimento vi permetterà di dominare, con qualche rara eccezione, ogni combattimento. O questo è almeno quello che vogliano farvi credere inizialmente: presto, molto presto, avrete a che fare con sfide che metteranno a dura prova riflessi e decisioni tattiche prese sul momento. Dopo tutto morire, in DOOM, è parte integrante dell’esperienza di gioco. Imparerete presto ad apprezzare i checkpoint! Insomma, in definitiva siamo di fronte ad un perfetto mix tra un FPS rapido e brutale ed uno sparatutto arcade realizzato con cognizione di causa in ogni suo minimo dettaglio.

Armi e bagagli

id Software fa ovviamente leva sui nostri sentimenti e ricordi inserendo anche nel nuovo capitolo demoni e armi già viste nei precedenti capitoli. Non mancheranno la fida doppietta, il lanciarazzi, il fucile al plasma e persino il buon vecchio BFG 9000, ma ci sono tante, anzi, tantissime novità. Per cominciare anche la motosega è presente, ma ha bisogno di carburante e sopratutto è utile a uccidere sul colpo la stragrande maggioranza dei demoni. La utilizzerete di rado quindi, sopratutto quando siete a corto di munizioni (usandola sui nemici vi ricompenserà con tante munizioni), ma la soddisfazione sarà tanta. I puristi di DOOM potrebbero storcere la bocca di fronte ad un tale cambiamento, ma a nostro giudizio è una scelta che ha un suo perché e che offre spunti per risolvere i combattimenti in modo creativo.

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Recensione DOOM – Ah, la fida doppietta! Un momento, ma quello è un Cacodemon! Nostalgia canaglia…

Non finisce qui: è anche possibile sbloccare due modifiche per ogni arma a vostra disposizione. Le modifiche, applicabili anche durante il combattimento e caratterizzate da una particolare animazione, vi permetteranno di usare una modalità di fuoco alternativo. Il fucile d’assalto ad esempio permetterà di sparare un salva di sei piccoli razzi; il cannone gauss vi permetterà di piantarvi letteralmente a terra e scaricare raggi penetranti; il lanciarazzi vi permetterà di agganciare un bersaglio e sparare tre colpi consecutivi e così via. Per sbloccare tali modifiche sarà necessario scovare dei simpatici droni svolazzanti che maltratteremo (poveri! NdR) per impossessarcene. Ne troveremo un numero limitato, sarà quindi bene scegliere oculatamente quale modifica selezionare via. Le modifiche potranno ulteriormente essere potenziate grazie a dei punti upgrade che potremo guadagnarci sterminando demoni.

Anche l’armatura stavolta è parte essenziale dell’esperienza di gioco. Tralasciando il fatto che una volta indossata sarete pervasi da strane visioni dell’inferno, l’armatura Praetor è anch’essa potenziabile con token che troverete sparsi per i livelli. Ci sono poi sfere di energia Argent per aumentare permanentemente vita, limite armatura e proiettili, collezionabili, sfide runiche per sbloccare ulteriori potenziamenti, e tanto altro. Tanta carne al fuoco quindi!

Un comparto tecnico…da spavento!

Se c’è una cosa, che persino su Console, riesce a stupire il giocatore, questo è senza dubbio il motore grafico e l’utilizzo che id Software ne ha fatto in questo nuovo capitolo. Stiamo parlando dell’id Tech 6, un motore grafico sviluppato dalla stessa id Software basato su API OpenGL/Vulkan che riesca a dare del suo meglio sia su PC che su Console. Ci soffermeremo più in particolare sulla versione dedicata a Console, quella da noi testata con mano (su PlayStation 4 per la precisione). La software house è riuscita ad offrire i canonici 60 FPS/ 1080p anche su PlayStation 4 e Xbox One, un traguardo che difficilmente altre software house riescono a raggiungere.

La risoluzione, grazie ad una caratteristica del motore grafico, scala automaticamente per mantenere alte le performance (e quindi i FPS) senza che il giocatore ne abbia il minimo sentore, e come se non bastasse durante il gameplay si possono notare animazioni incredibilmente fluide (specialmente nelle uccisioni epiche), effetti di motion blur di alta qualità (disattivabili dalle impostazioni grafiche), profondità di campo, giochi di luce, ombra e riflessi di altrettanto alta qualità e tanto altro. Dalle impostazioni è inoltre possibile regolare il FOV, ovvero il campo visivo a disposizione del nostro personaggio. Almeno su PlayStation 4 è possibile passare dai 90° canonici ad un massimo di 110°, senza nessun calo di prestazioni di alcun genere. DigitalFoundry, una fonte piuttosto autorevole in materia, ha inoltre analizzato le differenze tra le versioni dedicate a Xbox One e PlayStation 4, notando minor calo di frame rate sulla Console di casa Sony. L’esperienza di gioco comunque non ne risente, e qualsiasi tra le due Console abbiate a disposizione, DOOM merita a prescindere l’acquisto. Potreste comunque trovare piuttosto interessante il video a seguire.

Qualche parola anche sulla versione PC, che però non abbiamo avuto modo di testare. Grazie alle API Vulkan, DOOM permette su PC di utilizzare impostazioni grafiche ancora più avanzate. Ovvio direte voi: sta di fatto che con le schede grafiche di ultima generazione di casa NVIDIA, il gioco riesce addirittura a girare a 200 FPS, un valore sicuramente inutile e non percepibile dall’occhio umano, ma che fa intuire il distacco che possa esserci tra le due piattaforma. Abbiamo dedicato un articolo proprio ad alcune prove effettuate da id Software e da NVIDIA con schede grafiche TITAN X e GTX 1080. Lo trovate a questo link.

Come se non bastasse, anche il comparto sonoro è impeccabile. Le musiche sono a dir poco adrenaliniche: un mix di musica elettronica e sound metal che si sposa alla perfezione con le ambientazioni e con le sessioni di combattimento altrettanto adrenaliniche. Non ci credete? Ascoltate questa traccia e fateci sapere nei commenti. Non manca un doppiaggio da titolo tripla A, dedicato ovviamente ai pochi personaggi umani, sempre si possano definire tali, e alle varie intelligenze artificiali del complesso marziano, e tanti effetti sonori splatter e relativi ai demoni che incontreremo lungo il nostro cammino.

9.0

Recensione DOOM - Giudizio finale

Recensione DOOMGiudizio Finale – DOOM è un videogioco incredibile. In un settore invaso da early access, giochi afflitti da bug, talvolta clamorosi, che necessitano di decine e decine di GB di patch post-lancio e chi più ne ha più ne metta, il prodotto sfornato da id Software e Bethesda è ai limiti della perfezione. Qualcuno potrebbe criticarci il nostro volerci concentrare solo sul comparto single player: giudicare solo una sezione di un videogioco, considerato che quando viene acquistato le comprende entrambe, ha davvero senso? A nostro avviso sì: acquistare DOOM solo per il comparto multiplayer non è forse la scelta più saggia. La software house si è sforzata per offrire un’esperienza singolo giocatore più che appagante della durata di circa 16 ore (se siete particolarmente esploratori durerà molto di più), e la presenza dei vari livelli di difficoltà lo rende perfetto per ulteriori sessioni di gioco.

Brutale, adrenalinico, violento, dinamico, graficamente appagante: tutte caratteristiche che si paleseranno sui vostri schermi sin dai primissimi minuti di gioco. Una volta entrati nelle dinamiche difficilmente riuscirete a staccarvi dal controller o dalla combo mouse/tastiera (che rimane la migliore, NdR), e come se le dinamiche di gioco non fossero più che sufficienti a convincervi all’acquisto, finalmente DOOM ha una storia anche minimamente intrigante che vi spinge a farvi largo tra ondate demoniache sempre più violente per venire a capo della vicenda. Il titolo non punta certo al realismo, e la componente arcade è fortemente presente. Ciò nonostante, anche solo il fatto che ci sia una giustificazione del perché all’Inferno è possibile trovare proiettili e scorte di vario genere è un in più che difficilmente riuscirete a non gradire. Forse ci siamo dilungati fin troppo: a dirla tutta potrebbe esserci ancora molto da dire, ma se apprezzate il genere o anche se è la prima volta che vi approcciate ad un simile videogioco, DOOM saprà divertirvi come pochi altri titoli. Se volete qualche informazione sulle varie versioni disponibili all’acquisto, potete dare un’occhiata a questo articolo.

PRO CONTRO
  • Doom is back
  • Adrenalinico e dinamico
  • 60FPS/1080p anche su Console
  • L’id Tech 6 è una gioia per gli occhi
  • Level design encomiabile
  • Il download della versione digitale è eterno con ADSL modeste
  • La torre Argent è stata progettata da un demone