8.0

Dragon Quest Heroes II – Il miglior Dynasty Warriors? (recensione)

Giorgio Palmieri Di sicuro è tra i più vari

Recensione Dragon Quest Heroes II – Di prodotti a la Dynasty Warriors ne abbiamo visti a bizzeffe, e fatichiamo a credere che ci sia qualcuno che non ne conosca nemmeno uno, anche solo per sentito dire.

In genere si tratta di videogiochi d’azione appariscenti nei quali si impersona un eroe potentissimo, lanciato in un campo di battaglia abbastanza largo da ospitare una pletora di nemici letteralmente deficienti, della carne da macello messa apposta per essere falcidiata con le mosse più scenografiche di sempre. Questa tipologia di videogioco viene chiamata Musou, e all’interno troviamo più che altro i prodotti realizzati da Omega Force e Koei Tecmo, società specializzate proprio nello sviluppo e nella produzione di capitoli originali della serie Dynasty Warriors, e di spin-off legati ad altri marchi noti, specie cartoni animati.

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Una cosa è certa: le novità non sono i punti di forza di qualsiasi esponente del Musou, anche perché chi li ama, non cerca rivoluzioni, o comunque non le pretende. Con Dragon Quest Heroes II, però, il discorso cambia. Scoprite perché nella nostra recensione.

Editore Square Enix
Sviluppatore Omega Force, Koei Tecmo
Piattaforme PS4, PC, Switch (TBA)
Genere Musou, azione, gioco di ruolo
Modalità di gioco Singolo giocatore, multigiocatore

Video Recensione Dragon Quest Heroes II

I concetti esposti nei paragrafi a seguire li trovate anche nella videorecensione, accompagnati dai filmati tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Quattro contro centomila

Dragon Quest Heroes II è, sì, un Musou firmato Omega Force, realizzato con tutti i crismi del caso, ma è anche uno che azzarda: azzarda nella struttura, che ora segue una linea più simile ai giochi di ruolo giapponesi più aperti ed esplorativi, e osa nella varietà, la quale può contare su un buon numero di alternative nelle battaglie, tanto ché riesce a costruire sulle fondamenta del discreto predecessore, un castello pieno zeppo di divertimento.

La storia, svincolata dal predecessore, segue le vicende di Laasar e di sua cugina Theresa, nel loro disperato tentativo di capire la causa della guerra profetica tra i sette regni, una battaglia che, apparentemente, non ha senso di esistere: una trama semplice e funzionale, caratterizzata da una scrittura infantile che sfiora quella della saga principale. I due dovranno quindi mettersi in viaggio, insieme ad un manipolo di eroi provenienti dagli altri capitoli della saga, come Angelo e Jessica di Dragon Quest VIII. Diciamo pure che molti eventi narrativi vengono motivati in maniera poco credibile tanto da far sorridere per la loro banalità, ma in qualche modo la storia riesce a non far cadere l’interesse col passare del tempo.

Chiaramente il centro nevralgico di Dragon Quest Heroes II risiede nel gameplay, un minestrone di idee sorprendentemente ben combinate, che comincia da Acordia, la cittadina dalla quale potrete acquistare armi, armature, accessori, accettare missioni, incarichi extra, e molto altro: insomma, una vera e propria base, che funge da hub centrale, ma anche da punto di collegamento tra le varie aree.

A differenze del predecessore, infatti, Dragon Quest Heroes II è sezionato in macro zone, liberamente visitabili, piene zeppe di mostri diversi, tesori nascosti e risorse. Questi spazi vengono chiamati Aree Selvagge, ed è esattamente l’interpretazione dell’open world analizzato sotto gli occhi del Musou, con eventi, mini boss, segreti e persino gli Slime Grigi, le rarissime creaturine iconiche della saga che, una volta uccise, regalano una cospicua somma di esperienza.

Solitamente, quando si raggiunge la parte opposta di una determinata Area Selvaggia, si accede alle rispettive Zone di Guerra, le battaglie istanziate della campagna principale (e non solo). C’è molta più varietà rispetto al predecessore, visto che gli sviluppatori si sono divertiti nel proporre situazioni sempre diverse, pur rimanendo fedeli allo spirito a la Dynasty Warriors. Ciò significa che alle classiche battaglie su piccola, media e larga scala, si affiancano livelli in cui bisognerà risolvere enigmi, ad altri che accennano persino una fase furtiva o delle prove speciali. Abbiamo apprezzato la voglia di variare, un elemento che si evince anche nelle ambientazioni sempre differenti: tra pianure, deserti, e lande ghiacciate, ce n’è davvero per tutti. Tutto ciò incentiva l’esplorazione, proprio come un comune gioco di ruolo giapponese, ma la contaminazione ruolistica, almeno nella struttura, si ferma qui.

Come briciole tra le mani

Il sistema di combattimento, infatti, è ancora una volta legato alla spettacolarità, tanto chè abbandona qualsiasi tecnicismo a favore di una gratificazione proveniente dall’uccisione di decine e decine di mostri con una sola mossa. Aspettatevi però dei nemici più agguerriti, specie quelli più grandi, che potrebbero stendervi con un paio di colpi.

Per quanto riguarda la dotazione, potrete contare su attacchi leggeri e pesanti, e una rosa di abilità speciali: l’intero parco mosse cambia a seconda della classe e dell’arma impugnata, pertanto è possibile plasmare il proprio alter ego virtuale in base alle vostre preferenze. L’organizzazione del gruppo, composto da quattro elementi, riveste un ruolo chiave, anche perché ogni personaggio possiede abilità specifiche, e starà a voi capire le sinergie più fruttuose tra i vari eroi. Peccato per l’intelligenza artificiale, dato che i membri del team sono fin troppo timidi nel prendere l’iniziativa.

Inoltre, ritornano le Medaglie dei Mostri, dei gettoni speciali, lasciati dalle creature una volta sconfitte, che vi permettono di evocarle, in maniera tale da farle combattere per una giusta causa: avremmo preferito avere un minimo di controllo su queste, anche solo per farle spostare da un punto ad un altro della mappa. La grande novità però sta nella possibilità di trasformarsi in alcune di loro, con tanto di poteri unici da scatenare in battaglia: con ogni probabilità, questo è l’aspetto più grandioso dell’intera produzione.

Come ciliegina sulla torta, Omega Force ha introdotto una modalità multigiocatore cooperativa, nella quale ci si può avventurare insieme ad altri tre giocatori in sotterranei a difficoltà scalabile, per raccattare oggetti e esperienza aggiuntiva. I mostri sono sempre diversi, così come le condizioni, che vanno quindi a diversificare l’esperienza di partita in partita. Si tratta comunque di una modalità accessoria e complementare, visto che mancano delle vere e proprie meccaniche cooperative di spessore, ma di sicuro è una graditissima aggiunta, potenziata da ricompense giornaliere e da bonus quotidiani a seconda del giorno della settimana (come, ad esempio, una presenza maggiore di Slime Grigi il mercoledì). Potete anche affrontare le battaglie della storia con un vostro amico, o con uno sconosciuto, anche se il matchmaking sembra non funzionare correttamente in questo caso.

Tirando le somme, nonostante la monotonia di fondo, un aspetto che la saga si porta sul groppone ad ogni sua iterazione, il nostro contatore delle ore totali ne segna oltre quaranta, e non ne abbiamo ancora avuto abbastanza. Si sono fatti diversi passi avanti rispetto al suo predecessore, ed è difficile rimanere delusi dalle migliorie implementate.

L’unico aspetto per cui ci aspettavamo molta più cura risiede negli scenari, ancora troppo spogli e privi di acuti, ancorati alla passata generazione. Bisogna però sottolineare che Dragon Quest Heroes II non perde mai un colpo dal punto di vista della fluidità, con sessanta fotogrammi al secondo fissi anche con una grande quantità di nemici a schermo. Buono anche il comparto sonoro, forte di un doppiaggio in lingua inglese piacevolissimo, e tante tracce gradevoli a fare da contorno, seppur non memorabili. Niente invece da obiettare sul fronte artistico, dove in particolare spiccano dei mostri dalla caratterizzazione superba, ma che in larga parte sono stati ripescati dalle vecchie incarnazioni della serie.

8.0

Giudizio Finale

Recensione Dragon Quest Heroes II  Giudizio Finale – Dragon Quest Heroes II è in grado di coniugare i tratti tipici della saga originale con quelli del Musou, in un miscuglio capace persino di far cambiare idea anche a chi non ha apprezzato il primo, pur riconoscendone le potenzialità. Omega Force ha davvero centrato il bersaglio, con qualche riserva sul fronte ludico e narrativo, i quali mostrano visibili margini di miglioramento, che, chissà, vedremo concretizzarsi in un futuro seguito.

PRO CONTRO
  • Tra i Musou meglio riusciti di sempre
  • Le trasformazioni in mostro sono spettacolari
  • Una pletora di contenuti
  • Modalità cooperativa e bonus quotidiani graditissimi
  • Le evocazioni dei mostri possono essere approfondite
  • I.A. dei compagni migliorabile
  • Nonostante il tentativo di variare, la monotonia di fondo rimane

Recensione Dragon Quest Heroes II – Trailer

Recensione Dragon Quest Heroes II – Screenshot