In Everything sei un orso. Poi un insetto. E poi… una galassia (recensione)

Giorgio Palmieri - Lontana lontana

Recensione EverythingAd una prima, disattenta occhiata, Everything sembra una barzelletta, uno di quei prodotti confezionati apposta per gli Youtuber, per farsi quattro risate insomma, come l’ormai iconico Goat Simulator. Che sia chiaro: non vogliamo suonare denigratori contro il fenomeno, anzi, tutt’altro. Alla fine è solo un bene che ci sia sempre più diversità all’interno dell’industria ma, semplicemente, Everything non fa proprio parte del cosiddetto genere demenziale. Diciamo pure che non ha proprio nulla da spartire con le prese in giro. Scopritelo nella nostra recensione.

Editore Sony, Double Fine Productions
Sviluppatore David OReilly
Piattaforme PS4, PC (21 aprile)
Genere Simulazione
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione Everything

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Lezioni di filosofia

Allora, Everything: anche solo pronunciare il suo nome diffonde grandezza. Iniziamo col dire che il titolo in questione è realizzato da David OReilly, lo stesso sviluppatore del simulatore di montagna Mountain, di cui vi parlammo tempo fa su AndroidWorld. Sulla falsa riga del suo precedente ed eccentrico lavoro, infatti, si erge l’ennesima esperienza interattiva dalle tinte filosofiche nella quale potrete vestire i panni di tutto ciò che vi circonda: un sasso, una zebra, una formica, ma anche una molecola, o un intero pianeta.

Il meccanismo, attraverso cui sarà possibile ascendere e discendere di elemento in elemento semplicemente tramite la pressione di un tasto, consente di esplorare il mondo da una moltitudine di punti di vista, in quello che non fatichiamo a definire come una sorta di documentario procedurale, che sarete voi a creare, senza preoccuparvi dello scorrere del tempo.

Si comincia da una semplice particella, per poi trovarsi nei panni di un animale, che sarà diverso da giocatore a giocatore: a noi è capitato un simpatico leone della savana, circondato però una gran quantità di erbivori di notevoli dimensioni, da giraffe a rinoceronti.

Nel gioco non vigono vere e proprie regole fisiche, motivo per il quale ogni personaggio, che sia un coccodrillo o un pino, si muove in una maniera alquanto singolare: gli alberi si spostano scomparendo da un punto e apparendo in un altro, mentre gli animali ruotano su se stessi. Il tutto è nelle mani dello spettatore, fermo restando che, nei movimenti, i vari elementi si somigliano moltissimo: non aspettatevi dunque una simulazione realistica delle varie specie, quanto piuttosto una metafora videoludica che cerca di farvi interessare all’universo e alle sue connessioni. Perciò, ogni oggetto ha un pensiero, una constatazione, un dialogo che spazia da esortazioni filosofiche sull’essere a frasi ironiche, ma comunque non prive di significato.

L’esperienza è accompagnata dai pensieri del filosofo novecentesco Alan Watts, che sembra quasi svolgere il mestiere del grande Piero Angela della situazione. In realtà ci spinge a farci domande sull’idea e sugli scopi dell’individualità, sulla vita, sulla morte, concetti ripresi più volte su piani diversi, in un viaggio che semplicemente è magico per il modo in cui riesce a trasmettere la sua grandezza con i continui cambi di prospettiva, e soprattutto per le sorprese che riesce a creare genuinamente.

Alla scoperta dell’universo

Everything non lascia il giocatore del tutto in balia del caso, e accenna sotto la scocca una piccola progressione, con la quale è possibile sbloccare varie abilità, oltre alle già citate discesa e ascesa, una per calarvi in oggetti più piccoli, l’altra in quelli più grandi: c’è il canto per richiamare altri organismi e spingerli a seguirvi, o la danza, che non è altro che l’allegoria del concepimento. Forse è meglio finirla qui, dato che gran parte della bellezza del titolo sta proprio nella scoperta.

Tra l’altro, se preso come videogioco tradizionale, l’opera di David OReilly non ha molto da offrire: un vero e proprio scopo non c’è, a parte quello di categorizzare qualsiasi elemento presente nel gioco, che potreste affidare anche al gioco automatico, visto che è presente una discreta gamma di opzioni in grado di trasformare il titolo in un viaggio da fruire in maniera passiva.

Nonostante la larghezza del catalogo, però, la durata dell’esperienza è incalcolabile, poiché tutto dipende dalla vostra curiosità nei confronti del suo universo. Certo è che il fascino delle dinamiche di ascendere e discendere potrebbe esaurirsi dopo poco tempo, aiutato dall’assenza (quasi) totale di animazioni, ed è forse questo l’aspetto meno riuscito della produzione.

Fa un po’ strano vedere una sinfonia che esalta la magnificenza dell’universo, vittima di un profilo artistico deficitario, i cui movimenti degli animali fanno persino ridere in contrapposizione alla serietà delle tematiche affrontatate. Il gioco comunque cerca in tutti i modi di farvi sentire in simbiosi con il suo mondo, e si rimane affascinanti da alcuni scenari, dallo scorrere del tempo diverso a seconda della prospettiva, dai giochi di colori, dal senso di grandezza, coadiuvato da una colonna sonora ambientale davvero rilassante.

Giudizio Finale

Recensione Everything Giudizio Finale – Everything non è il gioco che ci sentiremmo di consigliare senza farci scrupoli, ma è di sicuro quel gioco che ci piacerebbe che tutti provassero, per vedere le reazioni di ognuno di voi. C’è chi lo riterrà pretenzioso, e c’è chi invece ne rimarrà affascinato, anche solo per un paio di ore. Questo è ciò che si avvicina di più al concetto di videogioco artistico, che tralascia e trascura alcuni aspetti importanti per ambire a qualcosa di più grande. Il resto può essere raccontato solo provandolo.

PRO CONTRO
  • Si può impersonare qualsiasi cosa
  • Esperienza unica, curiosa ed ambiziosa
  • Le riflessioni di Alan Watts sono un piacere da ascoltare
  • È in grado di generare scene procedurali d’impatto…
  • … ma le animazioni ridicole fanno a cazzotti con la poetica del titolo
  • Potrebbe esaurire la sua magia in poco tempo
  • Stimoli minimi se preso come videogioco in senso stretto

Recensione Everything – Trailer

Recensione Everything – Screenshot