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FlatOut 4: Total Insanity – Facciamo un po’ di casino (recensione)

Giorgio Palmieri Senza preoccuparci delle conseguenze

Recensione FlatOut 4: Total Insanity – Pochi hanno avuto la sfortuna di provare Flatout 3: Chaos & Destruction, tanto è vero che non se ne sente parlare mai, quasi a volerlo insabbiare. In fondo, quando decidi di affidare il terzo capitolo di una nota saga ad un team alle prime armi, almeno in ambito tripla A, e che non ha la benché minima idea di come gestire la situazione, il risultato non può che essere un disastro. Credevamo quindi che l’epopea di FlatOut, iniziata dai finlandesi Bugbear, fosse giunta al capolinea a causa di quel grosso passo falso, ma per fortuna non è così. Il destino del franchise, questa volta, è nelle mani Kylotonn Racing Games, i creatori di WRC 6. Siete pronti a scoprire di che pasta è fatto FlatOut 4: Total Insanity? Mettetevi comodi, e gustatevi la nostra recensione completa.

Editore Bigben Interactive
Sviluppatore Kylotonn Racing Games
Piattaforme PS4, XB1
Genere Corse
Modalità di gioco Singolo giocatore, multigiocatore

Video Recensione FlatOut 4: Total Insanity

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Senza cintura di sicurezza

FlatOut 4: Total Insanity non è l’approdo in pompa magna della blasonata serie sull’attuale generazione: infatti, sembra come se l’intenzione degli sviluppatori francesi fosse quella di ritrovare l’identità di FlatOut, mediante una missione di salvataggio attenta più all’omaggio che alla qualità.

Il segmento dedicato al giocatore singolo, in particolare, si divide principalmente in due rami: modalità Campagna e FlatOut. Nella prima bisognerà gareggiare contro gli avversari a bordo di rottami travestiti da auto, in un gameplay generalmente nitro-centrico: speronando gli avversari e distruggendo gli elementi dell’ambiente si potrà guadagnare turbo, da utilizzare a proprio piacimento per una spinta notevole alla velocità, o per attivare delle abilità speciali nella sola modalità Assalto, come onde d’urto o palle infuocate, da una rosa totale di quattro potenziamenti.

Il modello di guida quindi è arcade e le macchine sono pesanti, molto più che in passato, tant’è che non sempre si riesce ad avere il controllo della situazione, specie quando si utilizza il nitro: non a caso, nella fisica vigono regole piuttosto strane, che fanno a cazzotti con la prerogativa principale del gioco: ci spieghiamo meglio.

La conformazione del terreno e il posizionamento degli oggetti sulla pista sono le principali cause di perdita di controllo poiché un piccolo dosso o un qualsiasi altro elemento dello scenario, apparentemente innocuo, potrebbe scagliarvi fuori dalla pista.

Non è però un problema raggirabile con la conoscenza del tracciato: bisogna andare sempre con i piedi di piombo, dato che questi pericoli sono imprevedibili, aggravati dal fatto che se un avversario dovesse anche solo sfiorarvi in una curva, verrete probabilmente sbalzati via dal tracciato, cosa che crea picchi di difficoltà ingiustificati. La voglia di fare casino viene meno perché il gioco o, meglio, il rischio non vale la candela. Il tutto è farcito da una progressione rigida di torneo in torneo, caratterizzata da un guadagno di denaro erogato con una lentezza inspiegabile.

In contrapposizione alla poco ispirata modalità carriera, c’è la FlatOut, nella quale sono raccolti tutti gli eventi più strampalati di Total Insanity, racchiusi primariamente nella cosiddetta Acrobazia, una serie di minigiochi assurdi in cui sarà necessario lanciare il proprio pilota fuori dal veicolo per fare canestro in dei bicchieri, partecipare ad una sorta di salto in alto e molto altro ancora.

La qualità di queste attività si attesta su livelli decisamente altalenanti, con attese talvolta troppo lunghe tra un lancio e l’altro, ma almeno qui la verve della serie non si è persa (il gioco del “mini golf” è spassoso!). In totale franchezza, avremmo preferito che la FlatOut e la carriera fossero state accorpate in un’unica grande modalità, magari con progressione meno rigida, in maniera tale da permettere a qualsiasi persona di procedere liberamente, così da variare l’azione prima con una gara classica, per poi svagarsi in un minigioco ignorante, anche perché i tipi di gioco sono tanti, tra cui sbuca anche la modalità Arena, dove bisognerà sopravvivere in una bolgia di auto intente a speronarsi selvaggiamente.

Dal punto di vista dei contenuti quindi non ci si può lamentare troppo, ma qualche veicolo in più avrebbe sicuramente giovato alla varietà, sebbene le 27 auto disponibili siano leggermente personalizzabili. I 20 circuiti invece sono abbastanza vari, seppur non possano godere di particolari caratterizzazioni.

Tuttavia, possiamo assicurarvi la presenza del multiplayer online fino ad 8 giocatori, che funziona tutto sommato molto bene, a patto che riusciate a trovare giocatori sufficienti per avviare una partita. Ci siamo quindi rintanati nel multigiocatore locale, che purtroppo è limitato solo alla modalità Acrobazia, un giocatore per volta. Niente schermo condiviso, purtroppo: un vero peccato.

La realizzazione visiva vive di alti e bassi, in un binomio che comunque lascia l’amaro in bocca. L’aliasing a bordo pista e sugli scenari è tangibile, con tanto di effetti pop-up in lontananza: vedere un gioco tecnicamente così povero girare a trenta fotogrammi al secondo, nemmeno sempre costanti, fa un po’ storcere il naso. La modellazione poligonale e le texture svolgono il loro mestiere senza esagerare, anche se qualche volta riescono a regalare un paio di scorci interessanti.

Bello invece il senso della velocità, in particolar modo quando si utilizza il nitro. D’altro canto, l’intero comparto sonoro non ci ha sorpreso, lasciandoci piuttosto indifferenti, con tracce musicali sicuramente coerenti con l’atmosfera, ma poco adrenaliniche, a parte un paio di rare eccezioni.

6.0

Giudizio Finale

Recensione Flatout 4: Total Insanity  Giudizio Finale – Flatout 4: Total Insanity è un titolo che si preoccupa di non far perdere definitivamente il buon nome della saga, in un’operazione riuscita solo a metà. La buona offerta contenutistica non viaggia di pari passo con la qualità della parte giocata, vittima di problemi concreti e difficilmente sorpassabili anche da chi ama il franchise. Il prezzo pieno di sicuro non aiuta, ma non ci sentiamo di bocciare l’esperimento di Kylotonn, perché, quando ha i suoi momenti, riesce a rievocare lo spirito originale.

PRO CONTRO
  • Vario nelle modalità
  • Alcuni eventi FlatOut simpaticissimi
  • Sa essere adrenalinico di tanto in tanto
  • Progressione della carriera tediosa
  • Fisica bizzarra, da rivedere
  • Tecnicamente deficitario

Recensione Flatout 4: Total Insanity – Trailer

Recensione Flatout 4: Total Insanity – Screenshot