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For Honor – L’onore è sopravvalutato (recensione)

Giorgio Palmieri - Tutti muoiono. Alcuni vivono per sempre

Recensione For Honor – Ci si lamenta spesso del poco azzardo che caratterizza l’industria videoludica odierna, inconsci del fatto che anche solo uno sbaglio, oggigiorno, può infliggere gravi danni a chi i videogiochi li produce e sviluppa. Ubisoft però ha scelto di differenziare il suo catalogo, soprattutto negli ultimi anni, per la gioia di coloro che sono alla ricerca di esperienze sempre diverse. In quest’ottica nasce For Honor, un prodotto che sa di nuovo non solo all’apparenza, ma soprattutto nella sostanza. Ecco la nostra recensione completa.

Publisher Ubisoft
Sviluppatore Ubisoft
Piattaforme PS4, XB1, PC
Genere Picchiaduro, azione
Modalità di gioco Singolo giocatore, multigiocatore

Video Recensione For Honor

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Il motivo dei loro scontri… perso nel tempo…

Checché se ne dica, a nostro modo di vedere, For Honor è esplicitamente un picchiaduro rivoluzionario, imbevuto in una struttura che lo fa assomigliare ad un comune videogioco d’azione, vista la possibilità di girovagare per gli ambienti, prima di poter ingaggiare un combattimento. L’occhio meno attento potrebbe trarre conclusioni frettolose e sbagliate dando un’occhiata distratta alle sequenze di gameplay, quindi cerchiamo di non lasciare nulla al caso, e iniziamo dal principio.

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Arte della Guerra è il nome col quale Ubisoft riassume il sistema di combattimento di For Honor. Nel dettaglio, i giocatori possono controllare la direzione e l’intensità degli attacchi durante gli scontri, scegliendo tre lati diversi: la posa assunta permette quindi di parare i colpi provenienti da sinistra, destra o dall’alto, in un’esperienza che cerca di ricreare magnificamente le emozioni di una battaglia reale. Oltre agli attacchi leggeri e pesanti, concatenabili a seconda del personaggio scelto, ciascun eroe dispone di tecniche specifiche per avere la meglio sui propri avversari, da schivate a prese, fino ad arrivare a spezza parate e super mosse impossibili da bloccare. Tutti questi elementi costituiscono un gameplay stratificato, che si dirama lungo un percorso che Ubisoft ha appositamente realizzato per guidare ciascun utente nell’apprendimento.

Si comincia con una campagna, giocabile in singolo o online con un amico, che illustra le origini del mondo di For Honor, dove cavalieri, vichinghi e samurai si scontrano gli uni contro gli altri, fomentati da Apollyon, l’incarnazione della guerra che cerca di spingerli in un conflitto eterno. Su questa premessa narrativa si erge una storia molto semplice e diretta, condita con delle sequenze d’intermezzo visivamente spettacolari, contraddistinte da paesaggi e scenografie a dir poco affascinanti.

La struttura delle missioni, suddivise in sei per fazione, è quasi sempre la stessa: si procede nel livello sconfiggendo nemici su nemici, in fasi che fungono da apripista ad un sistema di lotta che richiede tempo e dedizione per essere apprezzato fino in fondo, e che, appunto, la campagna si preoccupa di insegnare, almeno per quanto riguarda le basi. Sparsi per i livelli, inoltre, è possibile ritrovare i cosiddetti osservabili, punti di interesse che ci raccontano la storia del gioco in maniera più approfondita, e i distruggibili, al cui interno sono conservati alcuni oggetti di personalizzazione per il multigiocatore, come emblemi da applicare al vostro stemma accanto al nome, o una porzione di acciaio, la valuta principale dell’economia del gioco.

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Durante la parte dedicata al singolo giocatore, compare anche una timida progressione del personaggio, slegata dall’online, con cui si potranno sbloccare nuovi talenti per modificare il proprio approccio in battaglia. In realtà non è niente di particolarmente complesso, anche perché il livello di sfida, anche all’impostazione massima (facile, medio, difficile, realistico), non è poi così alto: complice un’intelligenza artificiale degli avversari volutamente non troppo impegnativa, che raggiunge vette pericolose solo alla difficoltà realistica, nella quale una parte dell’interfaccia, che aiuta il giocatore a capire la provenienza dei colpi, semplicemente sparisce, unita al fatto che i punti di controllo vengono meno.

Comunque sia, se presa senza troppe pretese, la campagna riesce nell’intento di introdurre il giocatore nel mondo di For Honor, senza sacrificare il divertimento e la gratificazione, che Ubisoft ha farcito con alcune meccaniche molto interessanti, purtroppo non presenti nel multigiocatore, le quali, seppur sviluppate superficialmente, si dimostrano dei piccoli veicoli di spasso. Certo, si poteva osare di più in termini di varietà e longevità, anche perché il tutto dura circa cinque ore, ma se la si contestualizza al genere, e alla sua natura improntata primariamente sul multigiocatore, la modalità singleplayer risulta sì essere complementare all’offerta, ma anche molto piacevole.

Mazzate in compagnia

La sensazione che abbiamo avuto inizialmente, quella che vede la casa francese vegliare sul giocatore, per poi accompagnarlo per mano senza lasciarlo mai, la si evince in particolar modo nel lato competitivo, dove ognuna delle cinque modalità disponibili può essere affrontata contro il computer, con dei bot abbastanza soddisfacenti, a dimostrazione del fatto che è possibile costruire un’esperienza nuova e complessa spiegandola in maniera chiara e cristallina a qualsiasi tipo di utente che prende in mano il controller.

Possiamo quindi dividere il multigiocatore in due filoni: il primo è rivolto alle battaglie su larga scala, e comprende le modalità Eliminazione, Schermaglia e Dominio. Partiamo da Eliminazione: si tratta di duelli 4 contro 4, con rientro disabilitato, in cui le mappe sono costellate da potenziamenti che i giocatori possono raccogliere per ottenere dei bonus alle statistiche.

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Allo stesso modo, Schermaglia è sempre incentrata sugli scontri, in una variante che spinge i giocatori ad eliminare le unità controllate dal computer, e avversari umani, per accumulare punti e mandare in rotta la squadra avversaria, così da bloccare di rientro in partita ad ogni singolo rivale. Le regole sono più o meno le stesse anche in Dominio, ma fanno la loro comparsa dei punti specifici che andranno conquistati per raggranellare punteggio aggiuntivo e, in particolare, per incrementare la barra del rispetto, con la quale si passerà di livello per ottenere delle abilità da usare in quella specifica partita, proprio come nei più comuni MOBA. Questi tre modi di giocare, chi in misura maggiore, chi con meno risalto, sono stati costruiti per coloro che cercano un’azione più caotica, che ricorda appunto le battaglie campali, dove il lato tecnico del sistema di combattimento viene leggermente messo da parte per dare più spazio all’intrattenimento più spensierato e meno pressante.

Il cuore del gameplay risiede però nella seconda branca, in cui troviamo la modalità Duello e Mischia, rispettivamente scontri 1 contro 1 e 2 contro 2 nei quali ha la meglio semplicemente il più abile e riflessivo, e soprattutto colui che riesce a delineare lo stile e i punti deboli del proprio rivale. Tra l’altro, l’ingaggio in For Honor è focalizzato su un singolo bersaglio, ma c’è comunque la possibilità di cambiare obiettivo al volo, e di parare gli attacchi degli avversari assenti dal campo visivo, ed entrambe le opzioni funzionano molto bene, anche se difficilmente riuscirete a cavarvela nel caso in cui verrete circondati. In vostro soccorso sbuca l’indicatore Vendetta che, una volta caricato, principalmente a suon di parate e colpi incassati, permette di ottenere dei bonus per divorare anche più di un avversario alla volta. Sono tecniche che imparerete a comprendere col tempo, insieme alla spinta, abilità con cui spesso si viene sconfitti con ben poco onore, proprio perché spingere gli avversari nei burroni non è poi così difficile, se presi ovviamente alla sprovvista.

Inoltre, in tutte le modalità, i giocatori possono rianimarsi vicendevolmente, cosa che alimenta il gioco di squadra in modo considerevole, anche se avremmo preferito che il ritorno in campo, in questa maniera, fosse in qualche modo penalizzante per l’utente appena resuscitato, visto che ci si rialza con i punti vita al massimo.

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Non abbiamo poi ancora parlato dei personaggi, che sono dodici: ciascuno appartiene ad una delle quattro classi disponibili, avanguardia, pesante, assassino e ibrido, ma in realtà ogni eroe è completamente diverso l’uno dall’altro, anche se appartenenti, appunto, alla stessa classe. Chiaramente vanno giocate tutte, sia per capire quale fa al caso vostro, sia per comprendere tutti i vari punti positivi e negativi, in maniera tale da sfruttare questi ultimi contro gli avversari.

Completando qualsiasi match, tra l’altro, si ottiene esperienza per l’eroe specifico che si è usato in quella determinata partita, così da sbloccare nuove personalizzazioni e nuove abilità per modificare ulteriormente il proprio beniamino. In più, si guadagna equipaggiamento e anche acciaio, spendibile nell’apposito negozio per sbloccare casse, contenenti a loro volta armi e armature. Il loro ruolo non è limitato al solo valore estetico, perché ogni pezzo porta con sé contemporaneamente bonus e malus: per aumentare una statistica ne dovrete sacrificare un’altra, in una formula che cerca di non tradire il bilanciamento, ma di venire incontro a chi vuole creare la personale strategia in ogni, singolo dettaglio. Le modifiche ai parametri, tuttavia, valgono solo ed esclusivamente nelle modalità 4 contro 4, quindi l’abilità del giocatore rimane sempre al centro del sistema di combattimento.

Tutto sommato, quindi, l’acquisizione del bottino è stimolante anche se casuale, aiutata da missioni giornaliere che donano cospicue somme di acciaio: una giostra che purtroppo deve sopportare la sgradita presenza di microtransazioni di cui potevamo fare volentieri a meno. Infatti, è possibile spendere denaro per avere più acciaio, ma almeno l’ottenimento è legato al livello complessivo del giocatore, quindi non aspettatevi di avere oggetti rari spendendo un centinaio di euro senza aver giocato nemmeno una partita. Chiamare quindi For Honor un pay-2-win è sbagliato, fermo restando che gli acquisti in-app potevano essere ridimensionati proprio perché c’è anche un Season Pass, al fronte di un’offerta contenutistica attuale sicuramente molto buona, ma che deve essere costantemente seguita e rinfrescata dal team per poter durare a lungo.

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Le dodici mappe disponibili offrono una discreta dose di varietà, alimentata dalla Guerra delle Fazioni, dove si schierano le proprie truppe virtuali collezionate a seconda dell’andamento in partita, in un conflitto globale che coinvolge tutti i giocatori: infatti, in base ai territori conquistati da una o dall’altra fazione in un lasso di tempo che va da ore a giorni, i livelli cambieranno estetica.

D’altro canto, il problema principale di For Honor dimora nella scelta di adottare il sistema peer-to-peer a discapito di server dedicati per quanto riguarda il gioco online: di conseguenza, quelli che ospitano la partita sono i giocatori stessi, e non un server centrale a cui tutti si collegano. Qualora un partecipante si dovesse disconnettere, il gioco dovrà metabolizzare l’azione e rielaborare la connessione, provocando blocchi improvvisi davvero fastidiosi. C’è da aggiungere che qualche volta siamo incappati in un paio di crash ingiustificati e insensati: niente di insormontabile, sia chiaro, anche perché nelle decine e decine di ore di gioco che gli abbiamo dedicato queste situazioni sono state rare, se non rarissime, ma è un sintomo che testimonia un lavoro nell’infrastruttura non ancora perfetto, e certamente migliorabile in futuro, o almeno lo si spera.

Chiude la nostra analisi il comparto audiovisivo: pur ancorato ai classici trenta fotogrammi al secondo, dal punto di vista grafico For Honor è un mostro di pregevole fattura. La resa visiva è magnifica con una quantità di dettagli a schermo mozzafiato, e animazioni a dir poco splendide, che trasmettono la fisicità e la fatica necessaria per sollevare le armi. Ci sarebbe piaciuto vedere un po’ più di varietà estetica nelle truppe e di interazione con l’ambiente, specialmente nella campagna, ma sono davvero le uniche cose di cui ci possiamo lamentare sul lato tecnico. Anche l’audio si difende piuttosto bene, caratterizzato da un buon lavoro svolto nel doppiaggio in italiano, con al suo fianco un’ottima campionatura di effetti credibili e musiche create su misura per esaltare l’adrenalina in corpo.

8.5

Giudizio Finale

Recensione For Honor  Giudizio Finale – For Honor è un nuovo tipo di esperienza, un’evoluzione del picchiaduro dal sistema di combattimento gratificante e stratificato che si adatta, e fa molto per farsi piacere, in un contesto che, tuttavia, esprime le sue reali potenzialità solo se sviscerato a fondo, e solo se gli dedicherete molto tempo. Come Ubisoft lo supporterà è ancora un mistero, ma per ora abbiamo tra le mani un gran prodotto, tra i migliori in assoluto nel panorama multigiocatore, vittima di un’infrastruttura online talvolta claudicante e ampiamente discutibile.

PRO CONTRO
  • Esperienza multigiocatore appagante e accessibile…
  • L’evoluzione del picchiaduro
  • Sistema di combattimento viscerale, stratificato
  • Tecnicamente maestoso, animazioni superbe
  • Modalità e classi per (quasi) tutti i palati
  • … peccato per l’infrastruttura online non sempre adeguata
  • Microtransazioni e Season Pass

Recensione For Honor – Trailer

Recensione For Honor – Screenshot